Il miracolo della disponibilità
Commenti al Vangelo di domenica 2 agosto 2026 - XVIII Domenica del Tempo Ordinario - Anno A
di Alessandro Sale
Tadeusz Kuntze, Moltiplicazione dei pani e dei pesci (1777), Castello Reale di Varsavia
4' di lettura
2 Agosto 2026

Il racconto della moltiplicazione dei pani e dei pesci occupa un posto centrale nei Vangeli: è l’unico miracolo, oltre alla risurrezione, narrato da tutti e quattro gli evangelisti. Matteo lo colloca in un momento particolarmente significativo. Gesù ha appena ricevuto la notizia della morte di Giovanni Battista. È un momento di dolore e di ritiro. Egli cerca un luogo appartato, ma le folle lo precedono e lo attendono. Di fronte a quella moltitudine, Gesù non si lascia vincere dalla stanchezza o dalla tristezza: «vide una grande folla, sentì compassione per loro e guarì i loro malati». La compassione è il primo volto del Regno. Gesù non rimane chiuso nel proprio dolore, ma continua a prendersi cura dell’uomo.

Quando si fa sera, i discepoli propongono una soluzione ragionevole: congedare la folla perché possa procurarsi il cibo. È la logica del buon senso, che prende atto dei limiti umani. Ma Gesù sorprende tutti con una richiesta inattesa: «Non occorre che vadano; voi stessi date loro da mangiare». È una delle parole più impegnative del Vangelo. Gesù coinvolge i discepoli nella sua missione e li invita a non fermarsi davanti all’insufficienza dei mezzi. Essi vedono soltanto cinque pani e due pesci; Gesù vede la possibilità di un dono che, nelle mani di Dio, può diventare sovrabbondanza.

La risposta dei discepoli riflette la nostra esperienza. Quante volte ci sentiamo inadeguati davanti alle necessità della famiglia, della comunità, della società! Anche noi ripetiamo: «Non abbiamo che cinque pani e due pesci». Il Vangelo, però, non chiede di possedere grandi risorse, ma di mettere nelle mani del Signore ciò che siamo e ciò che abbiamo. Il miracolo nasce proprio da questo gesto di fiducia. Dio non parte dall’abbondanza, ma dalla disponibilità del cuore.

Gesù prende i pani e i pesci, alza gli occhi al cielo, pronuncia la benedizione, spezza i pani e li consegna ai discepoli perché li distribuiscano alla folla. I verbi utilizzati da Matteo richiamano chiaramente quelli dell’Ultima Cena: prendere, benedire, spezzare, dare. Il miracolo, dunque, non è soltanto un gesto di condivisione materiale, ma anticipa il mistero dell’Eucaristia. Nel pane spezzato la Chiesa riconosce il segno di Cristo che continua a donare se stesso come nutrimento per la vita del mondo.

Il particolare dell’erba, sul quale la folla si siede, richiama l’immagine del buon pastore che conduce il gregge ai pascoli. Gesù appare come il nuovo Mosè che sfama il popolo nel deserto, ma al tempo stesso si rivela come il Pastore promesso dai profeti, capace di radunare il suo popolo e di prendersene cura. Il deserto, luogo della mancanza, diventa il luogo dell’abbondanza, perché là dove è presente Cristo nulla manca veramente.

Il racconto si conclude con un dato sorprendente: «Tutti mangiarono a sazietà» e avanzarono dodici ceste piene di pezzi. Il numero dodici richiama le tribù d’Israele e, successivamente, gli apostoli. È il segno della pienezza della salvezza destinata a tutto il popolo di Dio. L’abbondanza del pane manifesta che i doni di Dio non si esauriscono mai. Dove l’uomo vede scarsità, il Signore apre orizzonti di speranza.

Questo Vangelo interpella profondamente anche la nostra vita. Viviamo spesso nella cultura della scarsità, convinti che ciò che possediamo non basti mai. Per questo accumuliamo, difendiamo, tratteniamo. Gesù ci propone una logica diversa: quella del dono. Il poco condiviso diventa molto; il pane trattenuto si consuma, il pane spezzato genera vita. Il miracolo della moltiplicazione continua ogni volta che il cristiano sceglie di mettere a disposizione degli altri tempo, capacità, ascolto, misericordia e beni materiali.

La domanda di Gesù rimane attuale: «Voi stessi date loro da mangiare». È il mandato affidato alla Chiesa di ogni tempo. Non possiamo limitarci a constatare le povertà del mondo; siamo chiamati a farci strumenti della compassione di Dio. Ogni Eucaristia ci educa proprio a questo: ricevere il Pane della vita per diventare, a nostra volta, pane spezzato per i fratelli. Solo una comunità che condivide ciò che ha potrà testimoniare credibilmente che il Regno di Dio è già presente in mezzo agli uomini.

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