30 Maggio 2026
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Ad oltre un anno di distanza dall’entrata in vigore del decreto Abodi su “sicurezza, salute e benessere degli atleti, dei cavalli atleti e del pubblico, nelle manifestazioni pubbliche o aperte al pubblico con impiego di equidi che si svolgono al di fuori degli impianti o dei percorsi autorizzati”, il dibattito nei paesi protagonisti di manifestazioni a cavallo, continua a essere infuocato.
Le opinioni restano contrastanti anche nel nostro territorio. Da una parte il Prefetto Alessandra Nigro che, anche da queste colonne, ha spiegato: «Il mondo va avanti, si evolve e lo fa nella tutela della vita umana». Dall’altra la preoccupazione che accomuna quanti vivono le manifestazioni paesane, ovvero che vengano snaturate. Ci si oppone a limitazioni, controllo forzato, compromissione degli usi e costumi denunciando uno stravolgimento non necessario della tradizione.
Non nasconde il proprio disappunto verso tale disposizione il primo cittadino di Sedilo, paese che ogni anno con la sua Ardia di Sant’Antinu raccoglie decine di migliaia di visitatori che accorrono da tutta l’Isola – e non solo – per assistere all’emozionante discesa.
A differenza di sfilate, pariglie, pentolacce e simili, l’Ardia essendo un atto di fede, è un fenomeno più complesso da affrontare e a cui dettare imposizioni. Anche banalmente imporre un determinato abbigliamento ai fantini, che liberamente devono poter decidere di presentarsi al cospetto di San Costantino come desiderano, diventa discutibile. Ed è proprio il carattere originario mantenuto nel succedersi degli anni a non far scadere la festa in mero folklore viziato dal contesto turistico. «L’Ardia è un patrimonio culturale immateriale che appartiene a tutti coloro che credono nei suoi valori – spiega il sindaco Salvatore Pes –. Per noi San Costantino è un padre, per questo abbiamo una forma di rispetto talmente grande da impegnarci a conservare ciò che i nostri nonni ci hanno tramandato. Non tutti vanno a cavallo, ognuno cerca di sciogliere il proprio voto come può, che sia correndo l’Ardia a piedi o con altre forme di rendere grazie al nostro Santo. Nella mia mente, e parlo anche a nome dei miei compaesani, non vive la paura. Poter partecipare è un onore immenso e pur conoscendone i rischi, si corre con serenità. Ogni cavaliere si sente protetto dalla croce e dal motto “In hoc signo vinces” (Sotto questo segno vincerai) e spinto dal credo affronta la discesa con lo stesso coraggio con cui Costantino fece fronte alla battaglia di ponte Milvio e tornò trionfante».

«Ho assunto il mio ruolo – prosegue – consapevole che rappresentare la mia comunità costituisca serie responsabilità nel momento in cui si organizza una manifestazione come l’Ardia. La partecipazione è libera in tutte le sue forme e tale deve rimanere. L’inaspettato può accadere anche durante una processione a piedi, ognuno è responsabile della propria vita e far firmare una liberatoria o selezionare i partecipanti sarebbe scorretto. Nonostante ricopra la massima autorità del paese, non sono nessuno per privare o meno di praticare il culto liberamente. Nessuna figura istituzionale può condizionare come il prossimo decide di professare la propria religione».
Sono tante le manifestazioni identitarie in Sardegna oggetto del decreto Abodi: «Per me – afferma ancora il sindaco di Sedilo – basta partire dal presupposto che sia stato firmato del Ministro dello Sport. Non serve molto per comprendere che tra le sue competenze non rientrano manifestazioni identitarie, della tradizione popolare o religiose».
«Sono convinto che anche quest’anno sarà dura ma andremo avanti per la nostra strada poiché convinti di essere nel giusto. Ognuno deve assumersi le proprie responsabilità e chi la pensa diversamente e intende bloccare la manifestazione può farlo se questo rientra nelle sue competenze, noi siamo disposti a difenderci legalmente se necessario. È fondamentale precisare che da parte nostra non esiste un atto di forza sconsiderata ma una vera e propria tutela per cavalli e cavalieri. Solo essendo profondi conoscitori dell’Ardia si può comprendere quanto le misure che vengono prescritte siano in realtà più rischiose delle condizioni attuali. Solo prendendo in considerazione il fondo, è folle pensare di creare una pista di sabbia che porterebbe i cavalli a correre sfrenati verso l’arco nel quale tenterebbero di passare in un numero inconcepibile. Il terreno roccioso, al contrario, offre un freno naturale agli animali, che superano il punto più critico pochi alla volta. Stesso discorso per le transenne che sarebbero deleterie in caso di urto creando una caduta a catena e sbarrando la strada al cavallo in caso necessiti una via di fuga. Non siamo contrari alla sicurezza, anzi, negli anni sono state tante le modifiche apportate – come il rivestimento dell’arco -, ma dobbiamo essere noi a poter decidere cosa sia necessario. Credo fermamente – conclude Pes –, che da parte di chi amministra debba esserci un atto di responsabilità e che sia urgente una norma regionale a tutela di questo tipo di manifestazioni».
