31 Luglio 2026
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Pubblichiamo l’intervento di Antonio Fronteddu.
Di recente, Orizzonti Urbani ha lanciato un’importante sfida: abbattere i muri per liberare il verde, con riferimento alle barriere che circondano l’Ex Artiglieria e l’Ospedale Zonchello.
Noi nuoresi alle barriere ci siamo abituati. Quei muri, all’apparenza così alti e minacciosi, sono diventati con gli anni parte del nostro paesaggio urbano. Passeggiare lungo viale Sardegna accanto a quel lungo perimetro è un gesto ormai naturale, dato per scontato da tutti noi, ancor di più per me, classe ’97, nato dopo la costruzione di quella barriera. Lo stesso si potrebbe dire – forse ancor di più – per il perimetro che circonda l’Ospedale Zonchello. Quell’alto muro in pietra sembra proteggerci dall’oscurità di una folta macchia di bosco che, per decenni, è apparsa separata dalla nostra città. Quelle barriere hanno svolto la funzione per cui erano state costruite e, con il passare degli anni, sono entrate a far parte della nostra quotidianità.
All’Ex Artiglieria, quei sei ettari ricchi di conifere ed eucalipti sono stati per decenni inaccessibili ai cittadini. Quelle recinzioni così alte, unite alla presenza di un unico ingresso con un cancello cieco altrettanto imponente, hanno per anni impedito persino la più remota sbirciatina. E noi ce lo siamo fatti andare bene. Allo Zonchello, che ha visto barriere molto più basse fino agli anni Cinquanta circa, motivazioni sanitarie proprie di un’altra epoca – forse legate alla fragilità dei pazienti ricoverati – ci hanno privato della fruizione di un bellissimo parco, innalzando le recinzioni in modo drastico. Lo Zonchello custodisce un’oasi verdissima che, con questo caldo, potrebbe diventare un rifugio facilmente accessibile, anche come luogo di socialità per tanti soggetti fragili. La ricca macchia verde di questo parco è infatti – per mia esperienza – ancora più fresca della pineta di Ugolio, quest’ultima sì, senza recinzioni. Vi immaginate se anche Ugolio fosse circondata da chilometri di muri alti diversi metri?
Ecco, qui si inserisce la proposta di Orizzonti Urbani: e se (ri)aprissimo questi spazi? Abbassare le barriere, magari conservando i muri originali – pezzi della nostra storia – per rendere questi luoghi più visibili e percepibili? Aumentare gli ingressi? O, addirittura, rimuovere completamente le recinzioni, seguendo l’esempio di Ugolio? Le idee sono tante. E non si tratta soltanto di una suggestione. La ricerca urbanistica mostra chiaramente come rendere le aree verdi più accessibili attraverso l’eliminazione delle barriere fisiche e l’aumento degli accessi ne favorisca l’utilizzo, grazie a una maggiore percezione della facilità di accesso, sia dal punto di vista fisico sia psicologico. In altre parole, uno spazio verde che si vede, che si attraversa facilmente e che appare parte integrante della città è uno spazio che le persone tendono a vivere di più.
Certamente, la proposta fa discutere, ed è giusto che sia così. «Lassae su mundu comente l’azes connotu» è uno dei commenti che mi è rimasto più impresso. In tanti, nei commenti che ho letto, sostengono che Nuoro abbia ben altri problemi. Ed è vero. Ma una cosa non esclude l’altra. Altri, invece, temono che l’abbattimento delle barriere favorisca l’incuria e il vandalismo, ricordando come molte aree della nostra città siano già carenti di manutenzione e in stato di degrado. Cari concittadini, questa è una preoccupazione legittima. Ma siamo noi a scrivere la storia della nostra città. Aprire nuovi spazi significa anche responsabilizzare la comunità. Dobbiamo prenderci cura dei luoghi che frequentiamo e, soprattutto, pretendere di più dalla nostra classe politica locale e dalle tasse che paghiamo puntualmente.
Infine, c’è chi sostiene che modificare o abbattere queste barriere significhi cancellare la storia. È un punto di vista che rispetto. La storia, però, può essere conservata anche in altri modi: mantenere i muri originali allo Zonchello, ad esempio, sostituendone parte con un’inferriata e aumentando gli ingressi al parco permetterebbe di conciliare memoria storica e apertura alla città, facendo evolvere il paesaggio secondo nuove prospettive, più in linea con i bisogni attuali.
Diverso è, a mio avviso, il caso dell’Ex Artiglieria. In questo caso, per troppo tempo quel muro ci ha impedito di usufruire di un vasto pezzo di città. Con l’abbattimento di quelle barriere potremmo restituire ai cittadini uno spazio che, per decenni, è rimasto loro precluso. Anche questa è storia. Anzi, è la storia di un nuovo capitolo che possiamo scegliere di scrivere insieme.
Forse, allora, la domanda non è se abbattere un muro, ma quale orizzonte vogliamo aprire per la Nuoro di domani.
Chi è. Antonio Fronteddu, nuorese classe 1997, è attualmente impegnato in un percorso di ricerca dedicato ai temi della sostenibilità ambientale e della giusta transizione energetica, con particolare attenzione ai casi della Sardegna e della Scozia.
