27 Maggio 2025
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Un viaggio cinematografico nelle geografie e nei paesaggi tra la Sardegna e la Palestina, sulle tracce di un immaginario Abele, incarnazione del pastore e dell’archetipo del conflitto, in una società assediata da guerre e cambiamenti epocali. Dal Mediterraneo al Medio Oriente, comunità itineranti di beduini e pastori solitari dell’entroterra sardovivono seguendo il corso degli astri e delle stagioni, testimoni contemporanei di quotidianità in conflitto. Le loro storie, geograficamente distanti, si intrecciano in un racconto corale che unisce osservazione e creazionenel documentario dal titolo Abele (2025, 77’) del cineasta sassarese Fabian Volti, scritto insieme a Stefania Muresu e prodotto da Roda Film in collaborazione con Caucaso, con il sostegno di Regione Autonoma della Sardegna, Fondazione Sardegna Film Commission, Fondazione di Sardegna e Ministero della Cultura.
Il film sarà presentato in anteprima il 29 maggio alle ore 21.00 nell’auditorium G. Lilliu, a Nuoro, durante la IX edizione di IsReal Festival di Cinema del Reale organizzato dall’Isre dove si trova in concorso nella sezione internazionale. Girato in digitale e in 16 mm, con una voce fuori campo in arabo e in sardo (quest’ultima, del poeta Alberto Masala) che, a tratti si sostituisce ai dialoghi, Abele racconta quattro storie emblematiche del mondo agropastorale, alternando riprese del reale e rari filmati d’epoca, provenienti dal fondo Fiorenzo Serra e dagli archivi visivi e sonori delle agenzie AP e British Pathé.
Tre storie e tre ritratti, ambientati in Sardegna, sono il frutto di anni di ricerche e interviste sul campo. «Come documentarista, e prima di tutto come essere umano nato in Sardegna, ho sempre avuto un forte interesse per i contesti rurali dell’isola», dichiara Fabian Volti. «Volevo indagare cosa restasse del pastoralismo come forma atavica di sussistenza che, come sappiamo, da anni attraversa una forte trasformazione in cui il pastore ha perso il suo ruolo di punto di riferimento per le comunità, ricoperto fino a qualche decennio fa. Mi interessava osservare come quel mondo si rapportasse con i cambiamenti e le contraddizioni della società attuale. La Palestina, come la Sardegna, è una delle terre in cui nasce il pastoralismo. Quando ho iniziato a lavorare al film, mi è sembrato quindi urgente e necessario visitarla. Volevo raccontare un conflitto tra un mondo di uomini resistenti e pacifici e la distruzione e la morte provocata dalle guerre».
Nel corso delle riprese sono state realizzate interviste ad alcuni capovillaggi tra Gerico e Betlemme, e grazie a loro Abele contiene anche un messaggio indirizzato dalle comunità beduine alla comunità internazionale. «Quando ci accompagnavano a filmare nel deserto – racconta il regista – erano spesso terrorizzati da possibili rappresaglie dell’esercito israeliano, però volevano che la loro storia fosse conosciuta nel resto del mondo».
