Nell’anno del settantesimo anniversario della nascita di Andrea Pazienza, il TEN ne ritrova in scena le parole, le figure e l’irrequietezza creativa. Prima di diventare attore, Andrea Santonastaso voleva fare fumetti. È da quella passione, e dal confronto con un talento capace di cambiare il modo di raccontare per immagini, che nasce «Mi chiamo Andrea, faccio fumetti», in scena al TEN Teatro Eliseo venerdì 16 ottobre alle 20.30 e sabato 17 ottobre alle 10.30. Al centro – come riporta una nota del Ten -c’è Andrea Pazienza, ma anche la storia di chi ha riconosciuto nei suoi disegni una possibilità espressiva e una vocazione.

Di seguito il comunicato stampa.
Nato a San Benedetto del Tronto il 23 maggio 1956 e morto a Montepulciano il 16 giugno 1988, Pazienza è stato uno degli autori che hanno rinnovato il fumetto italiano. Esordì nel 1977 su «Alter Alter» con «Le straordinarie avventure di Pentothal», legate al clima politico e culturale della Bologna di quegli anni. La sua originalità sta nell’intreccio tra autobiografia e racconto sociale, nella libertà del disegno e in una lingua che mescola registri, ironia e invenzione. Con personaggi come Zanardi e Pompeo ha raccontato desideri e contraddizioni di una generazione, facendo del fumetto uno spazio di sperimentazione narrativa.

Scritto da Christian Poli e prodotto dal Teatro dell’Argine, lo spettacolo ha la forma di un monologo disegnato. Santonastaso racconta e, insieme, traccia dal vivo le figure dell’universo di Pazienza. La parola incontra il segno: la biografia del fumettista si intreccia al percorso personale dell’interprete, che ha studiato disegno con Igort, Iori e Cavazzano prima di scegliere la recitazione.

Il racconto attraversa Pentothal, Zanardi e Pertini e si addentra soprattutto in «Gli ultimi giorni di Pompeo». Personaggi e pagine diventano il tramite per avvicinare una scrittura grafica nella quale invenzione, ironia e inquietudine convivono. Dietro le storie affiorano i fermenti degli anni Settanta e il rapporto tra la libertà della creazione e una vita segnata dalla dipendenza.

L’ammirazione non cancella lo smarrimento davanti alla dispersione di quel talento. Nel testo convivono la gratitudine del lettore, il senso di inadeguatezza di chi prova a misurarsi con un maestro e la rabbia per una vicenda interrotta. Disegnare in scena diventa così un modo per ritrovare l’artista attraverso il suo lavoro, lasciando che siano le figure e le parole a restituirne la presenza.

Le due recite aprono il programma dei cinque spettacoli in abbonamento del TEN, a cura di Sardegna Teatro. Il calendario proseguirà con Roberto Mercadini in «Noi siamo il suolo, noi siamo la terra», Sergi Casero in «No pares (sigue, sigue)», «Su toccu pasau» di Marco Spiga e «La città dei vivi», dal romanzo di Nicola Lagioia, con la regia di Ivonne Capece.

Gli abbonamenti sono disponibili fino al 16 ottobre; dal 15 ottobre si aprono le vendite dei biglietti singoli. Sono previste riduzioni per le persone over 65 e i titolari di DCN Passport, oltre al cashback del 30% in Sardex sui biglietti.


Informazioni e prenotazioni: TEN Teatro Eliseo Nuoro, via Roma 73

340 6036671 | [email protected]. Abbonamenti su Vivaticket e presso il teatro.