3 Ottobre 2026
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Angelo Corda, nuorese di 65 anni, ha appreso il mestiere di calzolaio nella cantina della sua abitazione di viale Repubblica dove il padre Mario, fin da piccolo, gli aveva insegnato a maneggiare gli attrezzi della professione. Mario, dischente anche del compianto tziu Jubanne Busincu, Mastru de iscarpas di via Chironi, aveva a sua volta accolto e formato tanti giovani apprendisti nella sua bottega di via Piemonte.
Angelo, assolto il servizio militare di leva nel Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco, decise di avviare in proprio una calzoleria in viale Repubblica per poi trasferirla a Lollobeddu, attuale via Antonio Mereu, mentre nel 1994 troverà la sede definitiva a su contone nel rione di Santu Predu.
Nel frattempo ha conosciuto Anna sua futura moglie, una presenza costante e premurosa sempre al suo fianco.
Negli anni ha dotato la calzoleria di accessori per la calzatura, pelletterie e benessere per la scarpa e quando signor Igino Falanga Campedelli ha cessato l’attività di piazza Crispi, ha pensato bene di rilevarne l’intera fornitura di pellami e accessori.
«Mi sento molto gratificato da questo lavoro – confessa -. È un mestiere che mi appassiona e mi rende libero. Mi ha permesso di laureare due figli, vivere con onestà e conoscere tante persone.
Da giovane – racconta -, andavo per fiere a Bologna e Milano visitando esposizioni di pellame, attrezzature e materie prime. Per acquisire maggiori competenze prendevo appunti, avevo acquistato un voluminoso manuale sulla tecnica calzaturiera e dedicavo gran parte del mio tempo libero allo studio.
Per essere al passo coi tempi, oggi le scarpe sono per lo più vulcanizzate, ho frequentato numerosi corsi di formazione sulla risuolatura delle scarpe da trekking, arrampicata, caccia, lavoro, trial e motocross, tenuti da docenti specializzati nel settore e da artigiani molto preparati che mi hanno insegnato tutti i segreti del calzolaio.
Nel 2019 in Germania ho rappresentato la Vibram, azienda internazionale all’altezza di ogni sfida, dove mi sottoponevano a delle prove sulla riparazione delle calzature».
Che tipo di clientela ha?
«Una clientela che proviene da tutta l’Isola, di ogni età e ceto sociale, dal professionista al pastore, dal disoccupato al manager. Eseguo riparazioni di calzature, borse e articoli in pelle in generale e posso dire che il lavoro non mi è mai mancato».
Il sorriso e la gentilezza sono il suo biglietto da visita. Qual è il suo rapporto con i clienti?
«Ho sempre privilegiato la persona al cliente. Con la scomparsa di tanti artigiani, corniciai, falegnami, tappezzieri, sarti, ceramisti, fornai, lattai e vari negozietti di quartiere, a Nuoro è venuta meno la nostra identità. Anche cortes apertas a cui ho preso parte soltanto per i primi due anni, ha perso lo spirito di un tempo. Oggi non sono più la stessa cosa».
Qualche rimpianto?
«Non essere ancora riuscito a realizzare un mio progetto, quello di dare vita a una scuola-lavoro per calzolai con la creazione di laboratori didattici con la figura di un tutor qualificato per formare i giovani che, poco inclini allo studio, intendessero apprendere questo mestiere umile e nobile allo stesso tempo. Più volte ho chiesto alle autorità competenti di dotarmi di un locale dove mettere a disposizione la mia attrezzatura e le mie competenze. Tutto è rimasto confinato nel campo delle promesse. Tuttavia non demordo perché abbiamo bisogno di artigiani e la figura del calzolaio si sta estinguendo in tutta Italia. Fra due anni chiuderò l’attività per motivi di salute ma continuerò a battermi per dare gambe alla mia proposta, se necessario sottoporrò il mio progetto anche ai paesi limitrofi».
Cosa intende fare una volta in pensione?
«Cessata l’attività, dopo aver fatto l’avviamento a chi subentra, io e mia moglie andremo a vivere in zona mare».
Un sogno?
«Realizzare il museo della scarpa tradizionale sarda».
Cosa direbbe ad un giovane che vorrebbe intraprendere il suo mestiere?
«La verità. Se lo si ama è un mestiere bellissimo ma poiché niente è facile e nessuno regala niente, li metterei in guardia dalla burocrazia e dal fisco per non essere facile preda del sistema come tanti lavoratori onesti».
