Le Case di Comunità sono state concepite con l’obiettivo condivisibile di alleggerire il carico di lavoro degli ospedali e supplire alle carenze della rete sanitaria. Offrono servizi quali la Guardia Medica, l’ASCoT (Ambulatori straordinari di comunità territoriali per i cittadini privi di medico di base) e diverse branche specialistiche ambulatoriali. Nel caso delle Case di Comunità “Hub” come quella di Siniscola tra i servizi offerti rientrano il Punto unico di accesso, l’Assistenza domiciliare integrata, i Servizi diagnostici di base, il Cup. Come abbiamo visto nello scorso numero del settimanale, però, pur trattandosi di un modello teoricamente valido, la sua applicazione pratica sta riscontrando notevoli criticità operative.

Il nodo centrale – nel caso di Siniscola – è rappresentato dall’organizzazione del personale medico, infermieristico e Oss. Infermieri e operatori socio-sanitari si trovano a svolgere turni festivi, domenicali e H24 per garantire l’apertura sette giorni su sette (come previsto per gli “hub”). Questa impostazione penalizza le attività ordinarie: se un infermiere o un Oss viene impiegato durante un giorno festivo, la sua assenza si ripercuote inevitabilmente sulla copertura dei turni specialistici del mattino o del pomeriggio nei giorni feriali. Emblematico è il caso di un’operatrice socio-sanitaria trovatasi a gestire contemporaneamente ben tre ambulatori durante la stessa mattinata.

L’aspetto più critico riguarda la reale presenza dei medici durante tali aperture estese. È stato segnalato che in diversi turni domenicali la struttura è rimasta presidiata esclusivamente da infermieri ed Oss, senza la presenza di un medico di continuità assistenziale o di guardia medica. Una simile gestione solleva interrogativi sull’effettiva utilità di tenere aperte le strutture nei giorni festivi: garantire il presidio solo per attestare formalmente l’operatività del servizio rischia di trasformarsi in un mero esercizio formale, privo di un reale beneficio per l’utenza. Da lunedì 6 luglio – come si legge in una nota della Asl -, la Casa della Comunità di Siniscola «ha riattivato ufficialmente le prestazioni di diagnostica radiologica. Il tavolo radiologico, rimasto fermo per oltre un anno, è tornato pienamente operativo a seguito del completamento positivo di tutte le operazioni di collaudo». L’attività diagnostica -prosegue la nota – «riprenderà con regolarità secondo tre criteri: cadenza giornaliera; prenotazione obbligatoria tramite Cup come modalità di acceso; presentazione della prescrizione medica.
«La riattivazione di questo presidio fondamentale – si legge ancora nella nota – restituisce al territorio un servizio essenziale, riducendo i disagi per i cittadini e migliorando sensibilmente l’accessibilità alle cure e la qualità dell’assistenza sanitaria locale». C’è da considerare altresì che il servizio è garantito, tra gli altri, da un medico che lavora a Nuoro, dove ha 10 ore settimanali. La scelta della Asl è stata dunque non di aumentare le ore a Nuoro ma di aggiungerne a Siniscola. Un discorso simile vale per il consultorio dove operano anche due dirigenti medici dell’ospedale San Francesco di Nuoro, la domanda che ne consegue è allora: ha senso depotenziare i reparti di un presidio già allo stremo per aggiungere ulteriori carichi di lavoro ai professionisti in altre strutture? La direttrice del distretto di Siniscola ha dato la sua disponibilità ad un colloquio con il giornale che speriamo di poter presto concretizzare.

L’obiettivo delle testimonianze fin qui raccolte, intanto, – come sottolineano gli operatori – non è quello di fare polemica ma di raccontare la realtà quotidiana per stimolare una riorganizzazione più coerente ed efficiente. Il personale e i cittadini auspicano che il progetto delle Case di Comunità possa realizzarsi pienamente, garantendo servizi e un’assistenza integrata ed efficace.