4 Agosto 2026
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La transizione dell’ex poliambulatorio di Bitti in Casa della Comunità (struttura di tipo “Spoke”, con l’Hub di riferimento a Nuoro) si scontra con la realtà delle carenze di personale. Nonostante non vi sia stata una vera e propria inaugurazione per presentare i servizi alla cittadinanza, la struttura garantisce alcune attività assistenziali grazie a turni infermieristici coperti solo al mattino dalle 8-14. Il punto prelievi è attivo due volete a settimana con buoni risultati nel numero dei prelievi eseguiti. Queste figure sono supportate dal personale Oss, un recente servizio di portierato per lo smistamento dell’utenza, il Cup e l’ufficio amministrativo. Ogni 15 giorni viene eseguito il Pap test ed è presente il servizio vaccinazioni.
La specialistica soffre di pesanti riduzioni. Per la fisioterapia è presente un’unica professionista dopo il pensionamento del fisiatra, figura che non è stata ripristinata. Anche la cardiologia, affidata attualmente a un medico (con una collega che vorrebbe tornare in paese) che opera un giorno a settimana, è in una situazione di precarietà a causa del rischio che le specialiste rifiutino le ore assegnate a Bitti per trasferirsi in altre sedi. Non sono stati rimpiazzati né il chirurgo, né il diabetologo, trasferitosi anni fa a Lanusei. Sul fronte della medicina generale, dopo il pensionamento dell’unico medico di base lo scorso anno, l’amministrazione ha ottenuto l’attivazione del servizio Ascot. Attualmente un medico copre la fascia mattutina per circa 4-6 ore, mentre la guardia medica (continuità assistenziale) è presente a intermittenza, costringendo spesso i cittadini a rivolgersi al numero unico o a spostarsi nei comuni limitrofi di Lula e Orune.
Quanto al servizio Ascot, il problema principale risiede nella continuità del servizio e nella gestione delle informazioni: capita infatti che il medico non sia presente e che l’Asl non riesca a comunicare tale assenza tempestivamente. A Bitti sono due i medici che si alternano, una svolge un servizio specialistico all’Ospedale di Nuoro che in casi di urgenza non consente di avere la certezza del pomeriggio libero. Questa mancanza di coordinamento ricade direttamente sulle amministrazioni locali. Il Comune pubblica regolarmente a cadenza settimanale gli orari dell’ambulatorio, ma le modifiche non segnalate impediscono una comunicazione efficace ai cittadini. Di conseguenza gli utenti tendono a riversare la propria frustrazione sulle istituzioni comunali, costringendo gli amministratori a fare da “parafulmine”, cercando di placare gli animi e di trovare vie alternative per risolvere le emergenze.
Questa situazione riflette un problema strutturale e sociale più ampio: una popolazione sempre più anziana e affetta da comorbidità, spesso priva di reti familiari di supporto a causa del calo demografico e dell’emigrazione dei giovani per motivi di studio o lavoro. Sebbene l’obiettivo teorico delle Case della Comunità sia decongestionare gli ospedali, la carenza di figure stabili — come gli infermieri di famiglia, che non possono coprire da soli turnazioni complesse per migliaia di utenti — rende la strada in salita, lasciando per ora l’ospedale di Nuoro come punto di riferimento centrale per il territorio.
Questa situazione di disagio non è isolata, ma accomuna diverse realtà del territorio, come Siniscola e Oliena di cui ci siamo già occupati nei numeri precedenti del settimanale. Rendere conto delle criticità non significa puntare il dito contro i professionisti sanitari — di cui si riconosce il costante impegno e il duro lavoro per limitare i disagi — quanto descrivere con realismo le criticità del sistema affinché si possano trovare soluzioni concrete a tutela degli utenti.


