A Nuoro abbiamo un primato che nessuno ci potrà mai togliere: il Centro Intermodale è l’unica infrastruttura capace di viaggiare nel tempo senza muoversi di un metro. È lì, tra viale Trieste e via Lamarmora, accanto alla stazione ferroviaria: fisicamente presente, urbanisticamente imponente, narrativamente immortale. Eppure, quando si tratta di aprire davvero, scatta la magia della politichetta locale: l’intermodale diventa un concetto filosofico, una promessa elastica, un “quasi” amministrativo.

È la grande opera dell’indeterminatezza: ogni tot mesi qualcuno annuncia una data (precisa, convinta, magari anche solenne), e puntualmente la data prende l’autobus successivo. Che non passa.

Perché il Centro Intermodale, a Nuoro, non è un luogo: è un genere letterario. Il suo vero servizio non è l’interscambio gomma-ferro, ma l’interscambio tra comunicati stampa e rinvii.

Cronologia (minima) delle “aperture” annunciate
Si inizia nel 2010. I lavori non si concludono a causa di un mancato pagamento della ditta che porta avanti il progetto.

17 maggio 2017: si parla di opera “presto” pronta: chiusura lavori stimata entro dicembre 2018. Lo scrive Ansa e lo riprende anche la stampa locale. 

Settembre 2018: Stop al centro intermodale, «il Comune non paga gli operai».

Primavera 2019 (stimata): in un report di monitoraggio civico si legge che, ripresi i lavori, il termine è «stimato per la primavera 2019». 

15 giugno 2020: «Contiamo di consegnare… entro l’estate», con collaudo in vista (articolo su La Nuova Sardegna).

10 maggio 2022: titolo senza imbarazzo, «Aprirà le porte in estate». Nello stesso periodo La Nuova Sardegna parla di apertura «prevista entro l’estate» e di accordi da definire. 

3 aprile 2023: nel resoconto del Consiglio comunale compare l’eco di un’altra previsione, si richiama l’idea che nel marzo 2023 sarebbe stato aperto (ma siamo ad aprile). 

4 aprile 2024: «Pronto per l’apertura», restano passaggi burocratici e poi “solo” la data dell’inaugurazione. 

29 settembre – 3 ottobre 2025: rieccoci, «a un passo dall’apertura», la Regione definisce modalità e copertura costi (nodo decisivo), si parla di via libera. 

20 ottobre 2025: firma del contratto tra Arst e Comune, «via libera»; «può entrare in funzione»; «dopo 15 anni». 

18 gennaio 2026, notizia freschissima, «ultimi lavori in arrivo prima dell’apertura», con dettagli su rampe, ascensori, coperture, automatismi. E, naturalmente, la parte più importante: «questioni burocratiche». 

Se vi sembra una storia lunga, è perché lo è. Ma ha un vantaggio: è una storia che si aggiorna da sola. Basta cambiare l’anno e lasciare invariata la frase “ci siamo”.

L’ironia amara: l’opera c’è, l’apertura no (ma la promessa sì)
In qualsiasi altra città, un centro intermodale serve a far incontrare mezzi e persone. A Nuoro, invece, serve soprattutto a far incontrare due sport locali: Il taglio del nastro immaginario e il rinvio con motivazione tecnica (che è il modo elegante di dire: “ci vuole ancora un attimo”, ripetuto per un decennio e mezzo). L’eterna provvisorietà elevata a sistema. 

E ogni volta la sceneggiatura è identica:

«Siamo alle battute finali», «Mancano solo gli ultimi passaggi», «È questione di settimane», «È in via di definizione», «Dopodiché…». Quel “dopodiché” è diventato il vero capolinea.

Il Centro Intermodale di Nuoro è l’unica infrastruttura progettata per collegare treni e autobus che, a forza di rinvii, ha finito per collegare soprattutto le stagioni: estate 2020, estate 2022, «entro dicembre 2018», primavera 2019, «a un passo» nel 2024, «via libera» nel 2025, «ultimi lavori» nel gennaio 2026. Una linea temporale più efficiente di qualunque coincidenza ferroviaria: perché qui il ritardo non è un incidente, è una tradizione. 

Alla fine, il Centro Intermodale di Nuoro è diventato un monumento involontario: non alla mobilità, ma alla gestione dell’attesa. Un’opera che insegna ai cittadini l’arte della pazienza e agli amministratori l’arte dell’annuncio.