
20 Dicembre 2025
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Le notizie sull’infanzia di fra Bonaventura di Sardegna al secolo Antonio Angel Pirella Quessa, nato a Nuoro verso il 1608, sono alquanto lacunose. Non disponiamo di documenti dell’epoca.
Della sua vita universitaria sappiamo abbastanza perché Salamanca ha un copioso archivio storico, che ha permesso a Salvatore Pinna, autore del libro Fra Bonaventura di Sardegna, di recuperare perfino il certificato degli esami sostenuti.
Sulla vita di cappuccino conosciamo poco perché la Spagna, durante le guerre napoleoniche ha subito la desamortizacion (alienazione) dei beni della chiesa da parte dello stato e interi conventi sono stati distrutti.
Il convento di Salamanca, dove lui ha fatto il noviziato e dove erano custoditi i ritratti dei cappuccini più illustri e probabilmente anche il suo, è stato demolito per edificare la stazione degli autobus. Altre poche notizie le abbiamo sulla sua missione in Congo. Monsignor Ottorino Alberti nel ‘68 ha scritto su di lui un articolo in Frontiera (lo abbiamo richiamato sul nostro settimanale a proposito de Sos pedones de Santu Franziscu nel numero del 23 marzo scorso ndr) poi ripreso su Nuoro e il suo volto nel 2014.
È certo che compì i primi studi a Nuoro e Cagliari e concluse i corsi superiori nella celebre Università di Salamanca. Entrato nell’ordine nell’ottobre 1629, dopo 12 mesi di noviziato nel convento del Calvario, pronunciò i voti definitivi nel 1630 col nome di fra Bonaventura di Sardegna. Cappuccino laico, la sua ordinazione sacerdotale avvenne nel 1937, fu nominato Guardiano nel Convento di Valladolid e, in seguito, Definitore della Provincia di Castiglia. Venuto a conoscenza dell’incipiente missione dei cappuccini, nel 1940 chiese di farne parte con lettera scritta rinvenuta in Vaticano, rinunciando ad una brillante carriera per abbracciare la vita umile e rischiosa del missionario.
A causa delle controversie politiche religiose fra Olanda e Portogallo ci sono voluti più di 40 anni a che la missione, programmata ancor prima della sua nascita, avesse inizio.
Dopo una partenza travagliata, superati tanti ostacoli, compreso un attentato, è stato uno dei primi cappuccini al mondo a calpestare il suolo congolese, amministrando ai nativi che gli andavano incontro la benedizione nella loro lingua, di cui già conosceva qualche rudimento. In Congo, dove coi suoi confratelli costruì un umile convento di frasche, visse nella povertà più assoluta abitando in casupole fredde e spoglie, dedito ad evangelizzare quelle popolazioni celebrando Messe ovunque e confessando le persone che volevano abbracciare la fede cattolica.
Per le scuole scrisse una grammatica Kikongo, oggi introvabile.
Col contributo di altri confratelli scrisse anche un vocabolario trilingue: spagnolo, latino e Kikongo, una copia dell’originale datata 1652 è custodita a Roma nella Biblioteca Nazionale.
La sua grande arte oratoria unita alla fede religiosa ne faceva di lui una figura carismatica. La conoscenza delle lingue favorì il suo rapporto con gli indigeni e col re Garcia che lo impegnò come mediatore in quanto persona affidabile e credibile per risolvere le diatribe fra l’esercito olandese di confessione calvinista e quello portoghese di confessione cattolica. Nelle sue missioni diplomatiche percorreva enormi distanze a piedi fra i rovi, senza alcuna protezione.
Nel viaggio di ritorno dall’ultimo incarico diplomatico da parte del re, si ammalò gravemente di febbre. A 41 anni morì il 14 maggio del 1649.
Il convento di Mbanza Congo dove è stato sepolto è stato spazzato via dalle guerre civili e del suo corpo non è rimasto nulla se non il ricordo ma la sua figura è entrata nella leggenda.
«Credo sia doveroso ricordare questo illustre cappuccino nuorese – afferma l’autore Salvatore Pinna -, conosciuto anche in Spagna e Congo, che ha lasciato un segno tangibile della sua dottrina e delle sue virtù. La Sardegna può andare fiera di aver dato i natali al primo direttore delle più antiche scuole di Mbanza Congo che ha precorso l’Atene Sarda della Belle Èpoque».
Salvatore Pinna, nuorese di 45 anni -, laurea in ingegneria ambientale e indirizzo urbanistico a Cagliari, un dottorato di tre anni con una borsa di studio, fra le sue opere ricordiamo I Pirella (2018) – vive e lavora in Galizia alla Corugna, costantemente impegnato nella ricerca.

