
1 Settembre 2025
4' di lettura
L’ultimo capitolo nella vicenda della dermatite bovina che dallo scorso 20 giugno ha sconvolto le vite degli allevatori dell’Isola, dipendenti dai continui ripensamenti decisionali, vede il Cosiglio di Stato respingere il ricorso e riconfermare l’abbattimento dei capi.
In una nota la Regione Autonoma della Sardegna spiega le ragioni che hanno portato a questa decisione. Il Consiglio di Stato ha respinto il ricorso presentato dalla società Agricola Agropower s.r.l. contro la Regione Autonoma della Sardegna, l’Istituto Zooprofilattico sardo, il Ministero della Salute e la Asl di Sassari e conferma la prevalenza dell’interesse “della salute pubblica – anche animale e in chiave zooprofilattica con riguardo agli allevamenti ancora non interessati dalla diffusione della patologia – in contrapposizione all’interesse economico-produttivo della Società agricola appellante“.
Il Consiglio di Stato, con l’ordinanza pubblicata lo scorso 29 agosto, ritiene che la vaccinazione non costituisce una deroga all’abbattimento massivo dell’allevamento contagiato, ma rimanda quest’obbligo solo a un secondo momento. La Corte ritiene corretta l’applicazione rigorosa delle misure di controllo (abbattimenti massivi e vaccinazione) previsti dal Regolamento dell’Unione Europea (il 687/2020) viste le tempistiche con le quali la malattia si sta propagando nel territorio sardo.
Il Consiglio di Stato sottolinea infine che il provvedimento di abbattimento debba applicarsi a tutta l’unità epidemiologica e che il pregiudizio economico è compensabile con i ristori che la Regione ha previsto per le aziende che saranno costrette ad abbattere dei capi.
Le sospensive finora accordate alle ordinanze di abbattimento sono stati provvedimenti di urgenza resi “inaudita altera parte”. Nel momento in cui invece vengono prese in considerazione le ragioni di tutte le parti, e quindi si instaura un contraddittorio, l’organo giurisdizionale modifica la sua decisione e conferma la validità delle ordinanze a tutela del preminente valore della salute pubblica.
«L’ordinanza del Consiglio di Stato – dichiara l’assessore dell’Agricoltura, Gian Franco Satta – ha confermato con chiarezza l’imperatività delle misure di contenimento previste dalla normativa europea per contrastare la dermatite nodulare contagiosa: la tutela dell’interesse generale dell’intero comparto viene prima di ogni altro interesse. Proprio per questo, pur nel rispetto di tale quadro rigoroso, abbiamo lavorato per consentire alle aziende di riprendere le movimentazioni: da lunedì i nostri servizi rilasceranno le deroghe per la movimentazione in Sardegna agli allevamenti che hanno completato la vaccinazione e per i quali siano trascorsi i 28 giorni previsti. È un segnale concreto che, nel rispetto delle regole e delle decisioni dell’autorità giudiziaria, accompagna gli allevatori verso la ripartenza».
Per l’assessore della Sanità, Armando Bartolazzi, «il Consiglio di Stato conferma in modo inequivocabile e definitivo la bontà del percorso intrapreso. Ciò che è avvenuto nelle ultime settimane, con comunicati e azioni pregiudiziali e ostruzionistiche nei confronti dei provvedimenti intrapresi dalla Regione, invita a riflettere attentamente, e si spera definitivamente, sul tempo perso e sul rischio di creare danni irreparabili, sia economici all’intera Isola, sia alla salute del comparto zootecnico, quando materie prettamente scientifiche vengono strumentalizzate ai fini politici o di consenso. Le normative europee e nazionali sulla gestione delle malattie infettive – prosegue Bartolazzi – derivano da anni di esperienze cliniche-epidemiologiche e dalla gestione di precedenti criticità analoghe, che forniscono dati incontrovertibili e misurabili sui quali si basano le azioni da intraprendere per contrastare l’epidemia: lotta all’insetto vettore, vaccinazione e stamping out (abbattimento). Pur comprendendo umanamente e con onestà intellettuale le preoccupazioni degli allevatori, è inverosimile che tali normative possano essere messe in discussione da chi non ha competenze tecniche in materia. A queste voci fuori dal coro – conclude – va attribuita la responsabilità di aver rallentato, fortunatamente in minima parte, il buon andamento della campagna vaccinale e di profilassi, che rappresenta l’unica arma efficace contro la dermatite bovina. La maggioranza degli allevatori fortunatamente lo ha capito e si è affidata con fiducia al servizio veterinario regionale. Siamo ad oggi oltre il 50% delle vaccinazioni, con 140 mila capi vaccinati. Di questo passo saremo in grado di uscire presto dall’emergenza».
In attesa dell’uscita del prossimo pronunciamento del Tar, è questo l’ultima parola sul futuro che attende capi e allevatori dell’Isola.
