Prosegue la storia infinita della dermatite nodulare bovina che dallo scorso 20 giugno ha stravolto le vite degli allevatori dell’Isola costretti a vedere la sopravvivenza delle proprie mandrie, risalenti a generazioni di duro lavoro, appesa ad un filo.

Il filo parrebbe essersi ormai ufficialmente spezzato con la sentenza emessa giovedì 4 settembre dal Tar (Tribunale Amministrativo Regionale) della Sardegna. In linea con la decisione del Consiglio di Stato che negli scorsi giorni aveva respinto il ricorso degli allevatori, i quali chiedevano venissero risparmiati almeno i capi sani dall’abbattimento. Il passo avanti delle ultime ore – o indietro a seconda dei punti di vista – non lascia dubbi. Tutti i bovini seppur sani e vaccinati, facenti parte di allevamenti considerati focolaio di dermatite nodulare contagiosa devono essere eliminati.

L’ordinanza del Tar
Il Tar, allineandosi alla decisione del Consiglio di Stato, ha stabilito che la normativa prevede in caso di «conferma ufficiale della presenza di un focolaio di una malattia di categoria A in uno stabilimento, quale è la dermatite nodulare contagiosa rinvenuta nella stalla di quarantena, la misura obbligatoria di zooprofilassi sia da applicarsi immediatamente sotto la supervisione di veterinari ufficiali. Tutti gli animali delle specie elencate detenuti nello stabilimento colpito sono abbattuti quanto prima in loco, all’interno dello stabilimento, in modo da evitare qualsiasi rischio di diffusione dell’agente patogeno della pertinente malattia di categoria A durante e dopo l’abbattimento.

La vaccinazione – si legge ancora nell’ordinanza – non è contemplata quale misura di contenimento alternativa all’abbattimento e nel bilanciamento tra contrapposti interessi deve tenersi conto esclusivamente del bene della salute pubblica, anche animale e in chiave zooprofilattica con riguardo agli allevamenti ancora non interessati dalla diffusione della patologia».

Inutili i tentativi di riconoscere razze come la sardo-bruna, a rischio estinzione, anche per loro non ci sarà scampo alla morte. La campagna di vaccinazione intanto prosegue con 140 mila capi vaccinati, oltre il 50% del totale.

A destare perplessità sono state le parole espresse il passato 29 agosto dall’assessore alla Sanità, Armando Bartolazzi: «È inverosimile che tali normative possano essere messe in discussione da chi non ha competenze tecniche in materia. A queste voci fuori dal coro – conclude – va attribuita la responsabilità di aver rallentato fortunatamente in minima parte, il buon andamento della campagna vaccinale e di profilassi». A storcere il naso per tale dichiarazione sono gli allevatori che si domandano se non sia permesso loro neppure il tentativo di salvare i propri animali facendo sentire la loro voce. Se non chi nasce, vive per loro e grazie a loro ha le “competenze” per giudicare la decisione che li obbliga ad assistere alla polverizzazione del frutto di anni di sacrificio, chi per loro?

La movimentazione
Riprendono le movimentazioni che devono rispondere a requisiti di controllo clinico degli animali dello stabilimento e di quelli da movimentare con esito favorevole, movimentazione direttamente a destino e concordata tra a Servizi veterinari di competenza almeno 48 ore prima. Tutti gli animali dello stabilimento che riceve devono essere vaccinati da almeno 28 giorni, salvo i capi 0, ed infine i veicoli utilizzati per il trasporto devono essere a tenuta stagna, puliti e disinfettanti con insetticidi prima e dopo ogni viaggio (a spese degli allevatori).

I risarcimenti
Approvata all’unanimità la richiesta di aumentare a 30 milioni di euro il supporto economico alle aziende zootecniche colpite dalla LSD. Ai primi 18 milioni previsti dalla legge ad hoc, si sommano i 12 stanziati della manovra di assestamento di bilancio. Il provvedimento è stato inoltre redatto in maniera tale da essere aperto ad ulteriori modifiche, coscientemente all’incognita della durata della malattia e di conseguenza, dello strascico dei danni da questa lasciati.

Gli indennizzi dovranno essere in grado di soddisfare: aiuti minimi per le aziende soggette all’abbattimento imposto, risarcimento dei capi morti in seguito alla contrazione della malattia e un rimborso giornaliero per lo stallo forzato dovuto alla mancata movimentazione. È inoltre previsto un contributo per compensare la riduzione del fatturato conseguente al deprezzamento dei capi.

I presupposti sono rassicuranti, per tanto resta solo attendere se verranno, come presentati, di fatto applicati.

Sacrificare l’individuale personale per il bene collettivo, è questa la morale a cui gli allevatori devono tentare di aggrapparsi, per farsi forza e accettare la gravità della situazione. 

Augurandosi che quanto deciso ponga la parola fine a questa triste vicenda, viene naturale domandarsi: perché dover arrivare a sterminare mandrie di bovini sani e non prevenire con campagne di disinfestazione nel territorio estirpando il problema alla radice?

Perché dover arrivare a conseguenze così estreme per una dinamica di contagio già ampiamente sperimentata negli anni con altre malattie che a loro volta avevano devastato centinaia di aziende e ammazzato altrettanti animali?