Il Consiglio dei Ministri, ha recentemente deciso di commissariare la Toscana, l’Emilia-Romagna, l’Umbria e la Sardegna per la mancata adozione dei Piani di Dimensionamento delle reti scolastiche regionali. A memoria non si ha notizia di simili provvedimenti e si pongono significativi interrogativi politici. Tutte le altre regioni hanno regolarmente adottato il loro Piano. Compresa la Campania che lo ha fatto in extremis e che due anni fa cercò di opporsi alle Linee guida Nazionali sollevando la questione di fronte alla Corte Costituzionale. Questa si pronunciò a favore del Governo. 

La forte azione dell’esecutivo solleva varie questioni. A partire dal ruolo dello Stato sulla riforma strutturale del sistema scolastico, al ruolo delle Regioni e degli Enti Locali che, per Costituzione, hanno competenze concorrenti sulla scuola. Infine il Governo rileva che il Piano Nazionale dimensionamento delle Istituzioni scolastiche è stato inserito tra gli obiettivi del Pnrr, in scadenza per il 2026 e, qualora non perfezionato, pregiudicherebbe l’erogazione dell’ultima tranche di 17 miliardi. Altro elemento d’urgenza è rappresentato dal fatto che a partire dal 13 gennaio sono stati aperti i portali per le iscrizioni per il prossimo anno scolastico. 

Certo fa notizia che le Regioni commissariate siano tutte amministrate dal Centrosinistra. Ma al solito bisogna distinguere la realtà dalle propagande politiche. In queste pagine abbiamo più volte affrontato la questione del dimensionamento. Negli anni abbiamo sempre rilevato come le Linee Guida regionali sostanzialmente recepissero, in toto, le Linee guida Nazionali. La Ras anzi notava impropriamente che le nuove Linee superassero i criteri dimensionali nella costituzione delle autonomie scolastiche. Argomentavano che, a partire da un coefficiente di calcolo di 961 alunni, quale dividendo della popolazione scolastica regionale, si formassero le autonomie scolastiche stesse. Ciò avrebbe determinato come, in presenza di 9600 alunni, si sarebbero formate 10 Autonomie, restando libere le Regioni, in concerto con gli Enti Locali, di crearne, ad es., cinque da 1400 alunni con le altre persino sotto i 400 alunni previsti dalle Leggi Berlinguer di fine anni ’90. Già nel 2023 la Regione sarda e gli allora commissari provinciali accettavano di fatto il taglio di 40 autonomie scolastiche su 268. A Nuoro il 28 novembre 2023, nella Conferenza sul dimensionamento della rete scolastica della provincia si proponeva, per l’anno scolastico 2024/2025, l’accorpamento tra il Liceo Classico Asproni e il Liceo Pedagogico Sebastiano Satta. L’Istituto Tecnico Chironi veniva accorpato all’Istituto Tecnico Salvatore Satta. Ancora a Nuoro città veniva proposto l’accorpamento dell’Istituto Comprensivo Mariangela Maccioni e il Grazia Deledda. Anche le altre province decidevano di applicare le Linee Guida regionali basate su quelle Nazionali, nell’assenza, pressoché totale, dei dirigenti scolastici. In quei giorni avevamo scritto che tali decisioni erano state adottate mentre veniva già adombrato, in caso di inadempienze, l’intervento commissariale del governo centrale. Lo aveva dichiarato in una conferenza di servizio il direttore scolastico regionale. Avevamo scritto che Feliziani lasciava intendere che qualora ci fosse stata inerzia sarebbe stato nominato un commissario ad acta per portare a termine i tagli previsti a livello nazionale. In sede applicativa e a ulteriore dimostrazione della volontà compartecipativa della Regione, quel piano, ancorché adottato formalmente, poté contare su alcune deroghe importanti anche a Nuoro. Saltò l’accorpamento tra Liceo Asproni e Pedagogico Satta. Così come saltò l’accorpamento del Comprensivo di Orgosolo. La novità di questi mesi è che le nuove province e di conseguenza la Regione Sardegna si sono rifiutate di dar corso all’ultimo tratto del dimensionamento. Alla sua definizione manca la riduzione di ulteriori 9 autonomie scolastiche in tutta regione. È necessario affermare che in caso di accorpamento tra due scuole, classi, plessi e personale restano invariati. Lo stato nominerà un solo Dirigente scolastico e un solo direttore amministrativo su due.

Se ci fermiamo alla realtà nuorese è chiaro che i 332 alunni del Comprensivo di Atzara non giustificherebbero in alcun modo il mantenimento dell’autonomia. Se tuttavia si considera che quell’Istituto comprende i comuni di Atzara, Austis, Teti, Tiana, Meana Sardo, Ortueri e Sorgono, così come il Comprensivo di Desulo comprende anche Aritzo, Tonara, Gadoni e Seulo è chiaro che sarebbe un sacrilegio proporre ulteriori accorpamenti. Ma ci sono anche altre realtà su cui è altrettanto irragionevole continuare a dire no ad ogni intervento e integrazione. C’è qualche Comprensivo, prossimo al capoluogo con meno di 300 alunni e che insiste su un solo paese. Così come in città qualcosa può esser fatto. A parte il Fermi che dichiara 1163 alunni e i due Tecnici che uniti arrivano 900, tutti gli altri viaggiano intorno ai 500 studenti. Se non si vuole accorpare solo per numeri vi è un altro criterio meno ragionieristico e più funzionale che può essere considerato. Ripensare per Poli l’offerta formativa in città: polo umanistico, linguistico, letterario, scientifico e tecnico-professionale. In Sardegna, si rivendica un’autonomia mai elaborata e ancor meno esercitata. Dopo tanti decenni di autonomia regionale la Sardegna non ha una sua idea di scuola. Unica regione italiana a non essersi mai dotata di una legge specifica. Altro che numeri ragionieristici.