22 Settembre 2026
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Francesco Melis, 54enne di Mogoro, sposato e padre di tre figlie, è l’ideatore e produttore di Diòtzesi, programma in dieci puntate dedicate ciascuna alle chiese particolari della Sardegna. In attesa della messa in onda, abbiamo chiesto a lui di presentare il progetto televisivo.
Come è nata e come si è sviluppata l’idea di creare un programma dedicato alle diocesi della Sardegna?
«Sono un cattolico praticante ed avendo conseguito nel 1990 a Roma il diploma di Operatore TV (quello che oggi viene chiamato Videomaker) ho sempre avuto interesse a scoprire nuovi capitoli sulla vita della Chiesa. Nel mese di gennaio di quest’anno sono stato chiamato dal direttore di produzione Rai Sardegna Marco De Pascale, il quale mi ha chiesto di realizzare una trasmissione il cui obiettivo fosse quello di promuovere e divulgare la lingua sarda. Ho proposto Dìòtzesi, dieci puntate dedicate appunto alle nostre Diocesi sarde in cui si scoprono le varie caratteristiche storico-culturali, a volte profondamente differenti tra loro».
Qual è la struttura degli appuntamenti?
«Ogni Diocesi ha tantissimo da raccontare, comunque si è cercato di contenere gli episodi in 30 minuti e di dare un’impronta che offrisse l’enorme bellezza e la grande profondità delle singole realtà, scegliendo quattro o massimo cinque tematiche introdotte dal Vescovo titolare, il quale alla fine interviene ancora con una conclusione. Si è consapevoli di come mezz’ora non sia sufficiente per far conoscere tutto il territorio; come redazione, però, ci riserviamo di poter realizzare Diòtzesi 2, per dar spazio ad altri argomenti non trattati in questa edizione. Per sei mesi abbiamo attraversato la Sardegna ed ogni tappa ci ha regalato emozioni indescrivibili».
In che modo si traduce l’attenzione per la lingua sarda?
«Tutte le puntate sono in sardo! La lingua sarda ufficiale come sappiamo è unica; ma ogni zona, ogni piccolo angolo, annovera sfumature, termini e fonetica a volte completamente differenti. La funzione di Diòtzesi è proprio a carattere propedeutico, serve appunto a tener viva o a far conoscere, soprattutto ai giovani, la nostra lingua identitaria, da custodire con orgoglio, dando a tutti la possibilità di esprimersi secondo le proprie radici di zona».
Quali figure sono state coinvolte nelle diverse interviste?
«Desidero ringraziare tutte le persone che hanno partecipato e reso unica ogni puntata e di conseguenza ogni Diocesi. Ho trovato veramente tanta collaborazione e simpatia, a cominciare dai Vescovi, passando dai preti, frati e laici, che hanno arricchito la trasmissione. Desidero ringraziare tutte le persone che hanno partecipato e reso unica ogni puntata e di conseguenza ogni Diocesi. Ne cito una in particolare, la più giovane ad aver partecipato e che si chiama Caterina Fancello: è di Dorgali, ha solamente 16 anni, ma è stata di un’efficienza incredibile! Ha utilizzato termini in lingua sarda molto ricercati nel raccontare la vita di suor Maria Gabriella Sagheddu».
Vuole condividere la personale soddisfazione in questo lavoro?
«In questo mio viaggio ho potuto toccare con mano la capacità della Chiesa sarda di essere sempre vicino a chi ha più bisogno. Ho conosciuto persone che si donano affinché gli altri abbiamo qualcosa che la vita in qualche modo gli ha negato, per svariati motivi. Una Chiesa che attraverso i suoi protagonisti si adopera per dare dignità a chi non riesce a stare al passo con gli altri, cercando di livellare di rendere più equa la società».
Quando e dove sarà possibile vedere la trasmissione?
«Potrete vedere le puntate di Diòtzesi a partire dall’ultima domenica di novembre su Rai 3 Sardegna ed in contemporanea su Rai Play».
