Ad essere ospite con le sue opere dallo scorso 9 aprile a Casa Italia, presso l’ambasciata italiana di Londra, è il pittore Alessandro Tamponi. La mostra, volta a celebrare l’arte contemporanea italiana promuovendo lo scambio culturale tra il Bel Paese e il Regno Unito, si serve dello stile spiccatamente espressivo dell’artista nuorese per presentare il volto identitario della Sardegna.

«La pittura di Alessandro Tamponi – ha dichiarato l’Incaricato d’Affari, Min. Riccardo Smimmo –, affonda le sue radici in un forte linguaggio figurativo, caratterizzato da un’intensa espressività, vividi contrasti cromatici e da una distintiva, spesso ironica, interpretazione della condizione umana. I suoi soggetti – tratti dalla vita quotidiana – vengono rielaborati attraverso una prospettiva al tempo stesso personale e universale, invitando lo spettatore a riflettere su identità, comunità e sulle sottili tensioni tra tradizione e modernità».

Alessandro Tamponi nasce a Nuoro nel 1966 e sin dalla tenera età si diletta nel disegno. Disegna continuamente piccole figure che attirano la sua attenzione, ma sarà solo una volta raggiunti i 36 anni che si avvicinerà intensamente alla pittura. Terminati gli studi di architettura, il giovane Alessandro intraprende la carriera di insegnante, ma non tarderà a comprendere che non è quella la sua vocazione. Dunque decide, non con poco coraggio, di accantonare la docenza e di dedicarsi unicamente alla sua passione. Lo stile unico di Tamponi è da subito riconoscibile, volti accentuati con sguardi pronunciati, rappresentazioni di scenari quotidiani frutto di sogni o ricordi riaffiorati dal passato, scene rimaste impresse nella mente e restituite sulla tela.

«Dipingo principalmente la Sardegna e i nostri costumi – racconta il pittore –, mi rendo conto che i tratti così marcati ricordano le maschere tradizionali, ma sono allo stesso tempo realistici. Il mio stile non ha una spiegazione, è la testa che guida la mano. Il quadro, attraverso l’atmosfera che si percepisce, deve essere vivo e gli sguardi volutamente marcati per comunicare chiaramente. Per me, chi osserva un disegno deve essere in grado di comprenderlo immediatamente; i colori ricoprono un ruolo fondamentale, per questo sono nitidi e decisi. Non sposo l’idea che oggi si ha dell’arte, è talmente ampia che anche un frutto su un muro viene definito tale, per me invece è tutt’altro. Attualmente basta creare un contesto narrativo intorno ad un oggetto e viene chiamato arte, questo mi lascia perplesso perché allora mi domando se l’arte sia parlare o produrre».

Il prestigioso invito dell’ambasciata londinese rappresenta un’importante vetrina e arriva dopo anni di lavoro con numerose esposizioni presso mete importanti tra cui New York e la Corea del Sud, dove l’artista sardo arriva d’impatto al pubblico che ne apprezza l’autenticità e la purezza del racconto.

«Rappresento la Sardegna perché racconto ciò che conosco, non potrei fare altrimenti e paradossalmente ho riscontrato quanto venga osservata più attentamente dall’occhio estero piuttosto che da quello nostrano. Tanti anni fa venni criticato per aver raffigurato un gruppo di sardi che dirigendosi verso l’aereo offrivano cibo tipico ad altri passeggeri. Di questa critica mi colpì il senso di inferiorità che nascondeva. Solamente chi non solo non si rispecchia, ma peggio si vergogna degli usi della sua terra, può ritenere offensiva un’immagine così genuina, vissuta da me in prima persona».

In linea generale spadroneggia il senso di omologazione culturale e la Sardegna, pur resistendo maggiormente rispetto ad altre realtà, non è esente da tale fenomeno. Le varie rappresentazioni della tradizione e dei costumi rischiano di divenire in breve tempo caricature del passato, ad uso e consumo folkloristico ma lontane dalla realtà odierna. Le pitture dell’artista nuorese ritraggono invece scene passate, momenti di condivisione e scorci di verità domestica.

«Dipingo il passato perché era un mondo diverso, era una vita col sale».

Veniamo ogni giorno gradualmente assorbiti dal pessimismo e dalla rassegnazione per il futuro che ci attende, bombardati continuamente da notizie catastrofiche. L’arte fa la sua parte ricordandoci quanto le cose fossero più semplici e belle prima.

Se Alessandro Tamponi dovesse immaginare un futuro felice come lo dipingerebbe?
«Racconterei il passato».