Raffaele Marras, oroseino classe 1990, è il consulente della Regione Sardegna per l’Einstein Telescope.

Facciamo il punto sulle più recenti azioni promosse a sostegno della candidatura.
«Da quando la presidente Todde a luglio dell’anno scorso mi ha chiesto di seguire Einstein Telescope abbiamo voluto dare una forte impronta della Regione per il sostegno a questa candidatura e siamo passati dal dire che “siamo per ET” al “fare le cose per ET”. In questi mesi abbiamo costruito un’organizzazione della Regione a supporto della candidatura, una Unità di progetto che è l’ufficio operativo e tecnico che coordina le attività degli uffici regionali. Si è poi siglato un accordo per la costituzione del Comitato promotore della candidatura in Sardegna, di cui fanno parte la Regione, capofila, insieme alle università di Cagliari e Sassari e ai tre di ricerca coinvolti, l’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, quello di Astrofisica e di Geovulcanologia. Poi è stato completato l’iter per la realizzazione del Centro di ricerca che sarà al posto dei capannoni ex Rimisa. Abbiamo coinvolto i sindaci e firmato l’accordo di programma per il sostegno alla candidatura: l’idea è che questa sia una candidatura di tutta la Sardegna ma che poi, nella definizione del piano di sviluppo territoriale, si organizzi e si orienti sull’asse Olbia-Nuoro-Oristano su cui si possono costruire gran parte delle iniziative industriali, logistiche e dei servizi. 
Abbiamo fatto un primo giro di incontri fra il team che ha vinto la gara di progettazione di fattibilità tecnico-economica e tutti gli uffici che dovranno esprimere qualsiasi tipo di parere per la costruzione dell’opera. Una delle debolezze segnalate dagli olandesi rispetto alla candidatura italiana è che qui c’è troppa burocrazia: noi invece stiamo coinvolgendo gli uffici già da ora sulle opzioni in campo. Per quanto riguarda il mondo delle imprese è stato lanciato l’avviso di ricerca su otto ambiti tecnologici, si sono tenute le prime riunioni esplicative, mentre con il mondo delle parti sociali faremo un primo incontro nei prossimi giorni».

È di queste ore la notizia di uno stanziamento da parte della Giunta di 20 milioni di euro per la Diga Minghetti e la strada di accesso a Sos Enattos.
«La diga Minghetti è ferma dal ciclone Cleopatra di 12 anni fa. Garantirà l’approvvigionamento idrico adeguato per gli usi industriali e civili. La strada invece sarà fondamentale per il Centro di ricerca ma è anche un investimento in prospettiva, perché se dovessimo vincere la candidatura avremmo già una strada che è in bocca di cantiere e quindi si anticiperebbe l’avvio dei lavori».

Proviamo a disegnare due scenari, il migliore possibile e il peggiore possibile. Se questa candidatura realmente andasse in porto e lET farà a Lula cosa succede? Ma cosa succede se questo purtroppo non dovesse accadere?
«Lo scenario A, quello per cui vinciamo la candidatura, ha due opzioni. La prima: viene realizzato solo in Sardegna, è la cosiddetta soluzione a triangolo, quindi 30 km di gallerie e 10 per lato; poi c’è la soluzione a L, 15km per lato, con una seconda infrastruttura collocata a circa 1000 km di distanza. Entrambi questi scenari hanno un impatto economico, sociale, di ricerca, grossissimo. I numeri verranno resi noti nei prossimi mesi però stiamo parlando sostanzialmente di 6-8 anni di costruzione più alcuni anni successivi alla costruzione per l’installazione delle apparecchiatture e i collaudi. Significa che ci sarà una mole di lavoro e di personale importante con specializzazioni diverse. Inoltre dovremo essere bravi a coinvolgere le nostre imprese e a fare dei ragionamenti su dove, come e cosa insediare a livello di attività produttive che servono per la costruzione di quest’opera. In tal senso sono stati messi 8 milioni dei fondi di sviluppo e coesione per l’area industriale del Sologo che è la più prossima a Sos Enattos. Si tratta di interventi che andavano fatti a prescindere ma che aiutano il percorso. Ci sarà anche un impatto sulla ricettività, sugli studi e dipenderà molto da cosa intendono fare i comuni e le comunità locali rispetto a tutto il settore dei servizi, trasporti. Lo scenario 2, a cui non vogliamo pensare, va comunque messo in conto. L’ha detto anche la presidente al G7 davanti ai sindaci: “Dobbiamo fare il massimo per ottenerlo e comunque stiamo facendo un investimento sul territorio in una determinata direzione che resta e sta già iniziando a cambiarne la vocazione”. Conterà molto anche quanto metteremo in campo in questi anni, oltre quanto si è già fatto, quindi anche le spinte che verranno dal basso rispetto alle attività o realtà che che si insedieranno». 

A livello di sensazioni, tra Regione e anche Ministero e gli altri enti coinvolti, pensate che ce la possiamo fare realmente?
«Noi ci fidiamo molto di quanto dicono gli scienziati che stanno curando questa partita. C’è molta fiducia, la comunità scientifica italiana è la più grande al mondo in queste materie ed è quella che per prima ha rilevato le onde gravitazionali quasi dieci anni fa. La ministra Bernini con la presidente Todde stanno curando anche molti aspetti diplomatici e di relazione con altre nazioni e regioni europee, non ultima la Croazia, ma pensiamo anche alla Spagna che è venuta a siglare un accordo di cooperazione scientifica a Olbia a luglio dell’anno scorso».

Raffaele Marras

Personalmente cosa le sta dando questa avventura?
«Sono molto contento perché nella mia professionale ho fatto il project manager e ho seguito progetti nel mondo automotive in Piaggio e Iveco, quindi ho un po’ questa forma mentis del lavoro in team e nella complessità. Mi sta piacendo molto perché sto seguendo un grande progetto che potrebbe cambiare il territorio in cui sono nato, cresciuto e in cui ho frequentato la scuola. Mi fa piacere essere tornato dopo tanti anni fuori dalla Sardegna a casa per poter dare una mano su questo e sono grato della fiducia che la presidente ha riposto in me».