Emiliano Fenu: «Torniamo ad essere una comunità»
di Franco Colomo

21 Giugno 2025

7' di lettura

Chiusa la parentesi del civismo la parola torna alla politica. In attesa della composizione della nuova Giunta guidata da Emiliano Fenu abbiamo incontrato il nuovo sindaco all’indomani della proclamazione.

Torniamo per un momento a quel 63%, un dato per certi versi inaspettato nelle proporzioni. È una grande responsabilità. 
«Sì, è un risultato eccezionale. Non ci vedo tanto un’affermazione personale quanto quella di una coalizione, lo leggo come una risposta dell’elettorato all’appello all’unità che abbiamo lanciato. Le persone sono stanche di divisioni e polemiche, siamo una comunità e ci stanno chiedendo di metterle in secondo piano. Non dobbiamo fare finita che non esistano, ma è più urgente cercare di risolvere i problemi che interessano la città e soprattutto iniziare a dare una prospettiva nuova a Nuoro. Quando c’è una vittoria di questo tipo non c’è solo un elemento a determinarla. Qui c’è un’ampia coalizione, dei candidati forti e ci sarà un bel consiglio comunale dal punto di vista qualitativo. Dopo tanto tempo si sono presentati i partiti “a volto scoperto”, come si dice, con i simboli. Questo è importante perché il civismo è una cosa ma la presenza dei partiti dà maggiore stabilità». 

Il fatto che nella coalizione ci siano partiti che nella scorsa consiliatura erano all’opposizione accanto ad altri che facevano riferimento all’ex sindaco può essere un problema o quella fattura si è ricomposta?
«Io credo che alla fine gli eletti e i componenti di quelle liste abbiano raccolto l’appello all’unità di cui parlavo. L’anomalia penso ci fosse prima, perché la norma dovrebbe essere che tutti i partiti o le liste che fanno riferimento all’area centrosinistra dovrebbero in convergere su un programma comune. Possiamo parlare di divisioni o di divergenze di opinione, anche all’interno delle singole liste, perché credo che nella nella politica ci stiano il dibattito e la dialettica. L’importante è non lasciarci prendere da questo ma fare sintesi e andare avanti».

È già al lavoro per comporre la squadra?
«Ora la palla passa ai partiti poi inizieranno gli incontri per formarla».

Abbiamo già parlato nella precedente intervista ai candidati di priorità programmatiche, non posso non domandarglielo nuovamente.
«Penso che l’amministrazione comunale si debba occupare di tutto a 360 gradi, non c’è una urgenza più urgente delle altre. Connotare l’amministrazione con una in particolare non è sempre corretto, ma siccome è giusto rispondere dico questo: per prima cosa occorre conoscere lo stato dell’arte delle grandi incompiute di Nuoro e delle opere chiuse. Penso in particolare alla Galleria di Mughina che è fondamentale e sta creando un disagio enorme. Le risorse a disposizione ci sono, si tratta di metterle a terra subito. Un’altra opera da portare a termine, in termini di prospettiva, è il campus universitario della ex Artiglieria, ora che si sta chiudendo la fondazione universitaria: sarà il nostro biglietto da visita, moderno, con aule di studio, spazi sportivi, mensa, alloggi. Questo permette di essere attrattivi e di presentarsi presso istituzioni universitarie che non devono essere per forza di cose sarde. Poi ci sono gli impianti sportivi, il campo scuola, l’anfiteatro, ma questo solo per fare gli esempi più famosi. In realtà non si tratta di inventarci tanto, anzi quasi niente, ma proprio di portare a termine. Il mio sogno è di inaugurare opere avviate da altri, mi piacerebbe poter dire “ringrazio chi mi ha preceduto per aver iniziato e portato avanti…”. L’urgenza è terminare questi lavori, poi occorre una ricognizione sullo stato dei beni e degli alloggi del Comune e di Area: c’è una situazione paradossale per cui ci sono tanti alloggi non utilizzati e tante persone in attesa di di una casa». 

Con l’opposizione si può creare un buon clima di collaborazione?
«Mi auguro di sì, io lavoro in questo senso, anche magari prefiggendoci degli obiettivi comuni, perché su temi che riguardano tutti si può creare una sinergia. È giusto che ci sia l’opposizione e che abbia anche dei toni magari aspri, in democrazia deve servire anche come campanello d’allarme. La dialettica serve anche per cercare di fare le cose meglio ed evitare degli errori, però là dove magari ci sono alcuni obiettivi da portare avanti insieme, se si riesce ad avere un rapporto costruttivo tanto meglio. Caratterialmente sono abbastanza incline al dialogo, quindi da parte mia sicuramente ci sarà apertura, senza però pensare che l’opposizione non faccia quello che è giustamente il suo mestiere». 

C’è una straordinaria coincidenza, chiamiamola così, che vede una nuorese alla presidenza della Regione. Questo cosa può dare al Comune di Nuoro? 
«Può dare tanto perché c’è una maggiore attenzione, che non è discriminatoria ma quella che è mancata in tutti questi anni alla città di Nuoro. Questo è un dato oggettivo. Si è sempre parlato di cagliaricentrismo, quindi di una concentrazione di risorse, e questo ha fatto male alla stessa Cagliari. La maggiore attenzione a Nuoro, non è un bene solo per la città ma per tutta la Sardegna, perché le grandi città sono sempre state alimentate dall’entroterra, dal nuorese, sia in termini di popolazione, sia di dinamica, di lavoro. Questo significava che il nostro territorio era vivo: tanti studenti della mia generazione sono ritornati, portando anche il patrimonio e la ricchezza dell’esperienza fatta fuori. Però  C’è stato uno scambio continuo che ha tenuto viva tutta la Sardegna e anche le grandi aree metropolitane. Nel momento in cui tu fai morire quello che ti alimenta, che è l’entroterra, o sei in grado come Olbia di attrarre anche al di fuori della Sardegna, oppure vediamo quello che è successo a Sassari. Il dare maggiore attenzione alla città di Nuoro, e quindi al territorio nuorese, a mio giudizio è una scelta intelligente, strategica per tutta la Sardegna».

Lasciare un seggio a Roma per fare il sindaco: chi gliel’ha fatto fare?
«In realtà è il legame con la città. Ho fatto il pendolare per tutti questi anni ma qui ho la mia famiglia, lo studio, anche se non riesco a seguirlo da un po’ di tempo, tutti gli interessi e gli affetti sono qui, non mi sono mai staccato completamente da Nuoro. Sono felice di questa scelta, l’ho fatta con convinzione, perché è vero che è una situazione meno ovattata di quella parlamentare dove i problemi reali delle persone ti arrivano un po’ da lontano. Negli ultimi anni si è sentito purtroppo uno svuotamento delle prerogative parlamentari, quindi se uno vuole fare qualcosa di buono per le persone che l’hanno eletto e per i cittadini credo che abbia maggiori possibilità di farlo in un contesto locale, in una città come Nuoro. E poi credo sia un dovere della politica ritornare sui territori, come pure che sia un dovere dei cittadini di impegnarsi politicamente. Il declino del Paese e non solo dell’Italia, questo non lo dico solo io, è dovuto molto allo svuotamento delle comunità locali e allo sfaldamento dei rapporti sociali e del senso di comunità. Questa cosa ha reso più deboli le persone, più sole, ci sentiamo impotenti un po’ alla mercé dello Stato e del mercato. Bisogna tornare a dare maggiore forza alle comunità, come in realtà era un tempo da noi».

Condividi
Titolo del podcast in esecuzione
-:--
-:--