Qualche settimana e “taglierà” il traguardo dei 70 anni di età, di cui 55 passati con in mano forbici e pettine, pennello e rasoio. È Francesco Barrasca, barbiere del rione di Santu Predu a Nuoro, il quale racconta tra le colonne del nostro settimanale la sua «fortuna» nell’essersi trasferito da Bolotana al capoluogo barbaricino.

Francesco, quando e perché è arrivato a Nuoro?
«Per amore. Mi piaceva il ballo liscio sin da giovane e in una serata del 1980 un gruppo di appassionati da Nuoro venne a Bolotana in occasione di una rassegna: qui ho conosciuto Nina Ladu Muzzuboe, santupredina, con la quale ci siamo innamorati e che ho sposato dopo due anni, ad Assisi, grazie alla guida spirituale del suo (e poi nostro) parroco don Salvatore Floris».

Quindi avete preso casa in città e dal 1982 ha iniziato a lavorare come barbiere?
«Ci siamo stabiliti sì a Nuoro, però ho imparato il mio mestiere già da ragazzo. Sono il terzo di quattro figli e sono rimasto orfano di padre a 10 anni. Facile intuire la preoccupazione di una mamma sola con i figli piccoli, doveroso da parte mia riconoscere quanto da piccolo fossi particolarmente vivace al punto da suggerire sempre a mia madre “de mi remunire”. Il caro Vittorio, allora, barbiere di Bolotana e amico di famiglia, dato che io non fossi così incline allo studio, accettò la proposta di accogliermi in salone e trasmettermi il suo sapere».

Vittorio è stato, dunque, una figura importante?
«Certamente! Anche adesso, anche se lui non c’è più, sono infinitamente riconoscente. Siamo compari a duas bortas, prima come testimone di nozze e poi come padrino della figlia, la quale oggi è una bellissima giovane e bravissima cantante affermata a livello nazionale».

Ci racconti l’esordio.
«Presi in affitto un locale di 16 mq a Su Contone, un vicinato allora “movimentato”, come ricordano i più grandi. Il giorno dell’inaugurazione fu quello della Madonna della Neve, il 5 agosto del 1982. Incredibile come da subito ho goduto della fiducia e dell’amicizia di tutti: bambini, giovani e anziani; operai, pastori e preti. Ho iniziato facendo tutto: barba, capelli e shampoo, seguendo per più di quattro decenni le mode del momento. Fu necessario chiamare un aiuto e interpellai Massimo, assumendolo quale mio collaboratore».

Le risulta che qualcuno abbia affermato «Nessun altro oltre a Barrasca mi ha toccato la testa»?
«So di aver avuto e avere clienti fedelissimi; anzi, amici. Interpreto così la battuta di taluni i quali simpaticamente dichiarano che un parrucchiere sia come un confessore o uno psicologo: dal contatto fisico, nella fiducia di abbandonarsi legati da un telo a chi armeggia lame, si manifestano la piacevole naturalezza e la squisita sincerità capaci di far nascere legami umani autentici… Tale per me è il significato della parola “professionalità”».

Forse è anche per questo che ogni nuovo investimento è avvenuto nel raggio di 50 mt?
«Da Su Contone, nel 1992 ho comprato il locale di 25 mq tra via Berbera e via Irillai; dal 2019 con mio figlio Andrea titolare in via Ballero: 100 mq, con sette postazioni (più le poltrone per i lavaggi) e due dipendenti qualificati, Simone e Gabriele».

Sarà certamente orgoglioso di Andrea!
«Sì, anche lui aveva poca simpatia per la scuola e a 20 anni ha voluto imparare stando al mio fianco. Qualche tensione all’inizio: io redarguivo lui e lui rimproverava me. Andrea ha potuto crescere formandosi oltre Tirreno con corsi ed esperienze, è serio, responsabile, affabile… quello che siamo oggi è anche merito suo e di questo sono fiero! Se penso l’esser passato dai tagli a s’umberta o dai caschetti a quelli mullet e razor fade… Ma la gioia più grande è l’averci regalato tre nipotini. E sono altrettanto grato nei confronti dei nuoresi che mi hanno accolto e sempre stimato, così come dei miei collaboratori».

Un’ultima curiosità, anche se sembra fuori luogo: perché voi parrucchieri e/o barbieri chiudete il lunedì?
«Bravo! In passato si lavorava tanto la domenica, anche nei giorni di festa, per servire coloro che rientravano dalle campagne, dunque l’indomani era giorno di riposo. Ora gli stili di vita sono cambiati, però manteniamo questa tradizione anche a tutela di una storia che fa parte anche della mia vita e della mia carriera».