«Dopo otto secoli di storia il vento dello Spirito continua a soffiare sulle vele della nave mercedaria per condurla a nuove traversate e amplissimi orizzonti di liberazione». Con queste parole il sito web del Santuario di Nostra Signora di Bonaria in Cagliari dà il benvenuto ai visitatori virtuali, un riferimento al viaggio iniziato nel 1335 con l’arrivo di fra Carlo Catalano in Sardegna e la fondazione della comunità della Mercede nell’Isola. Una presenza consolante per gli abitanti della città e dei paesi limitrofi, quella dei religiosi, attenti e puntuali nell’offrire consigli spirituali e aiuti materiali. Tra coloro i quali si rivolgevano per trovare conforto, uno di essi, proveniente addirittura da Genova, accolse la profezia dello stesso fra Carlo, la promessa di una misteriosa Signora che presto sarebbe arrivata per far visita. Era il 25 marzo 1370, già da allora festa liturgica dell’Annunciazione, e proprio in quel giorno una cassa di legno si arenò sulla spiaggia ai piedi del colle di Bonaria a seguito del naufragio di una barca partita dalla Spagna e investita da una terribile tempesta nella tratta lungo il Mediterraneo. La folla, accorsa al lungomare, si chiedeva quale tesoro potesse contenere quel baule pesante e difficile da scoperchiare. «All’improvviso una voce di bimbo in braccio a sua madre: “Chiamate i frati!”». Questi arrivarono in fretta e, senza difficoltà alcuna, sollevarono la pesante cassa e la trasportarono nella loro chiesa per trovarvi una meravigliosa statua della Madonna con il Bambino: «Ha il capo scoperto con la lunga chioma, senza inviluppi, sparsa maestosamente sugli omeri. L’angelico sembiante è di color naturale tendente al bruno, di esatte proporzioni, maestosa ad un tempo ed amorevole. Dal collo fino ai piedi veste un’ampia e lunga tunica cremisi, da cui spunta appena il piede destro, bellamente dipinta, quasi broccatelle d’oro, e strette ai fianchi da una elegante e ricamata cintura. La copre un gran manto azzurro con i risalti di squisito lavorio a fiori dorati che, affibbiato al petto, ripiegasi dal braccio destro sotto il sinistro con molta grazia. Sporge dal manto la mano destra col braccio alquanto disteso; ed il pollice è ravvicinato alle altre dita riunite in atto di sostenere una candela. Colla sinistra sostiene il Bambino di pari bellezza e nudo, il quale ha i capelli alquanto ricciuti e discriminati sulla fronte, porta nella sinistra un globo, e colla destra è in atto di benedire».

La devozione e il culto si diffusero rapidamente nel territorio; il santuario preesistente, in stile gotico-catalano ed eretto dal re Alfonso IV come ringraziamento dopo la vittoria degli aragonesi, fu ampliato grazie all’impegno dei mercedari e dell’arcivescovo di Cagliari Bernardo de Cariñena. Un progetto ambizioso, perché quello – secondo il desiderio del Padre Matteo Contini – doveva essere «il tempio migliore e più grande di tutto il regno». I lavori durarono a lungo e sono stati ostacolati da problemi e difficoltà di ogni genere, la prima pietra fu posta il 25 marzo del 1704 e il tempio rinascimentale, anche se incompleto, fu consacrato il 22 aprile 1926 dal Cardinale Bisleti. Poi l’ultima guerra mondiale provocò diversi danni strutturali e la Basilica fu rimessa nuovo e completata. 

Ricorrono in questo 2026 i cento anni dalla dedicazione di un luogo tanto caro ai sardi e ai pontefici: Pio IX decretò l’incoronazione del simulacro nel quinto centenario dalla visita della Madonna, Pio XII concesse il titolo di Basilica minore, Giovanni XXIII impartì speciale benedizione terminati i lavori di restauro, Paolo VI fece tappa nel primo viaggio apostolico di un Papa nell’Isola, come Giovanni Paolo II, Benedetto XVI e Francesco fecero visita durante i loro pontificati.

In vista della ricorrenza della Patrona massima della Sardegna del 24 aprile prossimo (quando la solenne concelebrazione sarà presieduta dal Cardinale Matteo Zuppi, presidente della Cei), il novenario di preparazione vedrà il coinvolgimento delle chiese isolane; il Vescovo di Nuoro e di Lanusei Antonello Mura presiederà la celebrazione eucaristica al pomeriggio del 21 aprile, accompagnato dai vicari, altri sacerdoti e fedeli che liberamente desiderano partecipare, rivolgendosi ai propri parroci, per un pellegrinaggio interdiocesano.