Enrico Piras, gavoese, è il vincitore del Concorso di Idee promosso dalla Diocesi e dal settimanale per la realizzazione del logo per i cento anni de L’Ortobene. La premiazione è avvenuta nel corso del convegno diocesano, il 29 novembre, a Orosei.

Il progetto, il più completo e professionale tra quelli giunti alla redazione – come ha decretato la giuria -, è quello che meglio si adatta ai differenti supporti fisici e digitali, dal giornale ai manifesti, dal sito web ai social. Dietro questo logo c’è però una storia, una riflessione, una progettazione messa prima sulla carta, a mano, e poi tradotta in design grafico.

«Ogni Diocesi, anche piccola, oggi ha il suo foglio mensile – scriveva sul primo numero del gennaio 1926 monsignor Maurilio Fossati, Vescovo di Nuoro -, che dal centro porta alla parrocchia ed ai singoli diocesani, le notizie più importanti che interessano la vita religiosa».

La fase progettuale
Lo studio del logo tiene conto – spiega Enrico Piras – dei concetti di “voce” e “comunità”: «Il concetto di voce è inteso in senso biunivoco, ovvero quella del Pastore che guida le sue greggi e quella della comunità che parla di sé e della propria realtà diocesana ma anche sociale e politica al contempo. È il percorso da quel “centro” di cui parla monsignor Fossati, che raggiunge le comunità e che da queste torna indietro». Tutto l’impianto progettuale, dunque, «prende l’abbrivio dalle parole “Cento”, “Centro” e “Comunità” che hanno in comune l’iniziale “C”». 

Lo sviluppo
«La lettera “C” è dunque l’epicentro da cui si dipana il logo e da cui parte idealmente la voce. Ma contemporaneamente è anche uno dei tanti centri da cui la comunità parla di sé agli altri. Una comunità in cui la “C” iniziale, di una forma circolare, abbraccia e avvolge ma non chiude perché è aperta, perché accoglie». 
È significativo come le proporzioni geometriche del logo siano impostate secondo il numero 3 (la Santissima Trinità) e i multipli di 3. «È un richiamo – confessa Enrico – da cui non potevo esimermi come credente».
Le circonferenze che partono dalla “C” «visualizzano le onde sonore della voce, ma anche l’espansione del suono delle campane che realmente e figurativamente parte e arriva da e per tutti i campanili delle chiese della Diocesi».
A caratterizzare ulteriormente il lavoro «la scelta di fissare la ricorrenza pronunciandola in lingua sarda, la lingua della comunità diocesana. Il logo è anche un’affermazione, un’esclamazione, un augurio per nuovi avanzamenti futuri: Chent’annos».

Il punto di arrivo
Il risultato finale «vede le lettere sagomate secondo le onde sonore, la “o” trasformata in un disco di colore rosso che porta con sé il numero 100 a rinforzo del concetto e per proporre un augurio come si usa dire in sardo in occasioni simili».
Le parti dei caratteri “nascoste” dal passaggio delle due circonferenze «rappresentano le circostanze in cui c’è ancora bisogno di fare, di aiutare, di agevolare e sostenere l’azione di chi a vario titolo lavora per e con il settimanale diocesano». Quegli “spazi vuoti” – spiega ancora Piras per rafforzare il concetto – sono in qualche modo da riempire. Questa è un’occasione per la comunità diocesana, per ciascuno di noi, per guardare a ciò che è stato, non in maniera nostalgica, ma per impegnarsi e anche per ritornare a Lui, a Cristo». 
Le versioni sono tre, due con aggiunta di testo in cui si esplicita la ricorrenza. È previsto anche l’uso del monogramma: la “L’” della testata affiancata dalla “o” di “Annos” con il numero 100.

Passione ed emozione
Questo lavoro, condiviso nella primissima fase della progettazione con un amico e poi portato avanti e terminato da solo, rappresenta per Enrico Piras «uno dei progetti più conclusi che abbia realizzato. In altre occasioni, infatti, è capitato di avere ripensamenti, questa volta no: come lo vedete è così che è stato pensato». 
Dal punto di vista emotivo, infine, «è stata una bella scossa», confessa. Intanto perché è il primo riconoscimento, il primo premio per un proprio lavoro, ma soprattutto perché – afferma – «io sono figlio di questa comunità. Ho sempre letto il giornale, in casa c’è sempre stato, è assolutamente di famiglia. E allora – conclude – è come aver fatto il marchio a mio papà».


Chi è

Enrico Piras nasce a Gavoi nel 1975. Fin da piccolo si dimostra curioso e creativo imparando a fotografare e stampare con gli attrezzi messi a disposizione dal padre. Frequenta le scuole superiori a Nuoro, l’Istituto d’Arte, affiancando allo studio il lavoro presso uno studio tecnico. 
Per due anni frequenta il Politecnico di Torino restando però legato alla Sardegna occupandosi del reparto grafico della tipolitografia e legatoria di famiglia. È in tipografia che sperimenta la grafica partendo dal lato pratico e tecnico di quest’ultima. Lasciata la facoltà di Architettura si iscrive all’Accademia di Belle Arti di Sassari, corso di Scenografia, un’altra branca delle arti nella quale si cimenterà anche lavorando a Roma presso lo studio Ziktowsky. Tante e differenti le esperienze professionali, a testimoniare la varietà degli interessi. Il suo studio di Grafica – Design – Scenografia e Comunicazione integrata ha sede a Sardara. Affianca alla professione di Grafico anche l’attività didattica, attualmente presso l’Istituto Superiore “Angioy” di Carbonia, dove insegna Grafica e Comunicazione.