23 Maggio 2026
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I medici si alternavano preoccupati al capezzale del paziente. Misuravano la pressione, la temperatura, consultavano le lastre, e poi diagnosticavano il male. Per tutti si trattava di un male oscuro; per taluni si presentava come paralisi o invecchiamento precoce; per altri come banale raffreddore; per altri come lieve esaurimento; nessun manuale presentava un caso clinico simile. Il malato era d’eccezione: i medici pure. Si trattava, niente meno, che del sistema politico-amministrativo della Sardegna, un paziente del tutto particolare. I medici erano, naturalmente, i partiti politici ed i loro addentellati. Da tempo immemorabile l’illustre degente era in preda ad un malore indefinito e perciò stesso preoccupante. È drammatico sentirsi male e non sapere perché. Miseria ladra! È come combattere contro un nemico invisibile e tuttavia presente.
Ma forse questa non è la situazione peggiore. Forse è peggio conoscere la malattia che affligge il paziente e non potergliela dire per paura di causarne la morte prematura. Allora bisogna ricorrere alle pietose bugie, ai sottintesi, alla dissimulazione dei sentimenti, e si definiscono “esaltanti” quelle che sono invece “miserevoli condizioni”. Il paziente continua nella sua malattia con in più l’illusione che sta bene e non deve preoccuparsi. In politica questo si chiama “alienazione”, meglio sarebbe dire ingannare, imbrogliare.
Intanto, senza molto entusiasmo, i medici decisero di fare un consulto per confrontare i loro verdetti. Parlarono di tutto ma non dissero ciò che invece avrebbero dovuto. Conclusero anzi che il malato godeva di ottima salute: un po’ di debolezza, ma nulla di preoccupante. I più ottimisti erano i medici apicali, quella della cosiddetta maggioranza; gli altri un po’ meno. In ogni caso nessuno aveva il coraggio di dire come stavano realmente le cose. Parlavano di Statuto, autonomia, specificità insulare come si trattasse di somministrare un’aspirina.
La verità la raccontò, tanti anni fa, un certo Menenio Agrippa (un nobile romano con aspirazioni mediche sulla pelle dei poveri). Disse che un sistema politico-amministrativo è come il corpo umano: ha una testa, mani, piedi, cuore, stomaco ecc. Se queste parti, o alcune di esse, non funzionano bene il corpo si ammala.
Se la testa, il luogo nevralgico delle decisioni ultime, è in crisi o in delirio di onnipotenza, le altre membra possono anche essere sane ma paralizzate. Non riesce a coordinare i movimenti, a dare una fisionomia a questo corpo che dirige. Ma immaginate che siano i piedi ad avere artrite, periartrite, artrosi: il corpo non riesce a camminare ma, per fingere di essere sano, racconta una pietosa bugia, ossia che la colpa è delle scarpe.
Mi viene in mente la commedia Il malato immaginario di Molière. In essa i medici rappresentano non una soluzione, bensì un gruppo sociale il cui interesse supremo è ottenere profitto sulle disgrazie e bisogni altrui, utilizzando un linguaggio bizantino, a cui le persone tuttavia si affidano e confidano.
Il nostro malato, il sistema politico-amministrativo, difficilmente guarirà se la cura è affidata a simili medici, ossia questi partiti.
