Dopo le pensioni, l’economia della provincia di Nuoro poggia le sue basi sul pubblico impiego. Le maggiori aziende sono le scuole, l’Asl (con un totale di circa 2.300-2.400 dipendenti); gli enti locali con annesse le loro società in house, consorzi, uffici e servizi statali, provinciali e regionali. L’imprenditoria privata è, o rischia di esserlo, un apporto secondario.

Non è una novità. Il mito di Nuoro e del territorio nuorese, specie nell’ultimo cinquantennio, è quello del posto fisso, “su postu”, del pubblico impiego. D’altronde non va dimenticato che i grandi imprenditori di Nuoro erano storicamente stranieri o inurbati dei paesi dell’interno ma non autoctoni. Per il nuorese l’aspirazione più diffusa era quella di diventare medico, avvocato, ingegnere, notaio, insegnante, impiegato pubblico (Enel, Sip, Poste, ecc). Gli eredi dei grandi proprietari terrieri non hanno intrapreso la via dell’impresa privata: hanno fatto fortuna lottizzando le proprietà, ottenendo la trasformazione di aree agricole in edificabili, ed occupando i gangli della finanza e dei servizi pubblici.

In mancanza di alternative occupazionali e professionali legate all’imprenditoria privata “Il posto fisso è sacro!”, come diceva l’arrabbiatissimo senatore Binetto (alias Lino Banfi) nel film Quo vado. E anche qui c’è una particolarità: nonostante il settore pubblico garantisca, in media, retribuzioni migliori rispetto al totale dei settori privati, dia garanzie sulla continuità lavorativa e tempi di lavoro decisamente migliori, nel Nord Italia c’è la fuga da esso. Lì ci sono alternative più attraenti, mentre da noi non esistono o sono legate a società di distruzione nazionali ed internazionali.     

Se Nuoro è politicamente “antifascista”, progressista e futurista nei propositi, sul piano economico-sociale è conservatrice e immobilista. Lo si deduce anche da un altro fattore di per sé positivo. Stando alle ultime rilevazioni, ammonta a oltre 7 miliardi e mezzo di euro il valore del risparmio postale posseduto dai cittadini sardi, tra buoni fruttiferi postali e libretti di risparmio sottoscritti. Nel nuorese si raggiunge il miliardo che diventa doppio aggiungendo risparmi ed investimenti bancari e va oltre conteggiando canali assicurativi, borsistici ecc… Nulla di strano: secondo le analisi, la propensione al risparmio è più elevata laddove vi sono più anziani, più laureati, parastato e famiglie meno numerose. Lo stesso dicasi delle proprietà immobiliari. La logica è ferrea: i soldi è meglio tenerli nel cassetto piuttosto che investirli in imprese economiche. In ogni caso, cresce sia la categoria di risparmiatori “intenzionali”, che accumulano con obiettivi precisi (la casa, i figli, l’età della anzianità), e sia chi risparmia a scopo precauzionale. Il risparmio è “una forma di emancipazione democratica”, dicono molti esperti. In ogni caso congela risorse per l’intrapresa economica.

Due ultime considerazioni che meritano di essere approfondite. La corsa al pubblico impiego comporta, generalmente, clientelismo e nepotismo. E poi, quando parliamo di Nuoro come città povera intendiamoci su cosa vuol dire. Generosa lo è senz’altro ma anche molto finta.