
27 Maggio 2025
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Giuseppe Arippa, giovane religioso Agostiniano originario di Nuoro è sacerdote dal 2022. Dopo due anni vissuti presso la Basilica di San Nicola a Tolentino, dove ha svolto il servizio di economo e responsabile dell’accoglienza dei giovani, dal settembre scorso è stato trasferito a Gubbio. Presso la Parrocchia di Sant’Agostino, comunità nella quale svolge l’Ufficio di Sacrista, si prende cura della Pastorale Giovanile Vocazionale di Casa Giovani, uno spazio del Convento messo a disposizione per l’esperienza di vita comune con i ragazzi. Oltre a questo è «sempre in ascolto di quelli che sono i desideri che Dio pone nel mio cuore», dice. Lo abbiamo raggiunto a pochi giorni dall’elezione di Papa Leone XIV, Agostiniano come lui.
Come hai accolto la notizia? Cosa hai provato e cosa ti ha colpito delle sue prime parole e dei primi gesti?
«Quando è stato eletto il Papa, stavo celebrando l’Eucaristia, e notavo che tra i fedeli presenti in chiesa c’era come uno strano “movimento”… qualche persona addirittura piangeva, tant’è che ho sperato di non aver detto qualcosa di troppo forte durante l’omelia! Al termine della celebrazione, in sacrestia, mi è stato riferito che avevamo il Papa e che era un americano. Subito, con il Priore della nostra comunità, ci siamo guardati e chiesti: “Ma sarà il nostro Padre Robert?”… Non abbiamo esitato troppo ad andare a vedere in tv l’uscita dalla loggia del nuovo Pontefice e, appena sentito il cognome del Cardinale Prevost, subito siamo esplosi di gioia! Abbiamo fatto fatica a crederlo, fino a quando non lo abbiamo visto affacciarsi davanti alla folla accorsa in Piazza San Pietro. Piano piano stiamo provando a metabolizzare la felicità.
Le prime parole “La Pace sia con voi”, subito, mi hanno rimandato alla presenza reale di Cristo Risorto in mezzo a noi, e non solo poiché scritte chiaramente nel Vangelo: è come se avessi percepito la presenza concreta di Gesù, lì, a Roma, nel mio cuore e nel cuore di tutta Chiesa cattolica. Questa presenza ha subito colmato in me il senso di tristezza provato nei giorni prima con la morte di Papa Francesco. Insomma, la presenza del Papa, è la certezza che è Cristo che manda avanti la Chiesa tutta, specialmente in questo momento storico, nel quale c’è davvero tanto bisogno di continuare a credere, sperare e lavorare tutti per la pace».
Cosa rappresenta per il vostro Ordine “avere” il primo Papa Agostiniano?
«Questa elezione credo che sia una Grazia per tutta la Chiesa Universale, e chiaramente anche per l’Ordine di Sant’Agostino. Confrontandomi con un confratello, abbiamo intuito un forte ‘segno’ per l’Ordine. Gli Agostiniani, nel mondo, sono circa 3.000, non sono tantissimi, e spesso, poco conosciuti, se non a livello locale, dove ci sono appunto i nostri conventi e comunità. Questa elezione è certamente un dono da accogliere, per discernere col tempo cosa il Signore oggi voglia dire a ciascuno di noi. Al Signore, non interessano i numeri, anzi, sembra proprio che Gesù viva in un “sistema economico” molto differente da quello del mondo. Piccolezza e limite allora, possono trasformarsi in occasione per riscoprire ciò che veramente è essenziale nella vita religiosa Agostiniana, senza alcuna “ansia da prestazione”!».
Puoi presentarci brevemente il vostro carisma? Che valore aggiunto, questo, può dare, a tuo parere, all’azione e al Magistero del Papa?
«Agostino ricercò intensamente Dio: una volta trovatolo, si dedicò totalmente a Lui, in comunione di vita con i fratelli. La ricerca di Dio è il motivo guida della spiritualità Agostiniana. Qualsiasi attività svolga un Frate, sia che riguardi per esempio lo stare in cucina, al confessionale, in una parrocchia o in una prestigiosa Cattedra Universitaria, si è chiamati a vivere una continua ricerca contemplativa di Dio.
Il carisma Agostiniano attraversa la via dell’interiorità, per aprirsi solo poi ad un servizio concreto caritatevole all’interno della Chiesa, locale e universale. Per questo, nella Provincia Agostiniana d’Italia per esempio, ci sono Conventi, Santuari, parrocchie, Collegi Internazionali… Non è importante, a mio parere, cosa svolgi come Ufficio, ma vivere questo in una dimensione fortemente comunitaria, carica di stile e sicuramente profonda. Preghiera e contemplazione sono atteggiamenti necessari per mettersi di fronte all’Assoluto e alle cose più ordinarie della vita: ricerca di Dio attraverso e insieme ai fratelli; sono queste le vie della speranza che Agostino addita all’uomo di oggi, soprattutto ai giovani.
“Non può avere Dio per Padre chi non ha la Chiesa per madre”. Sospinto da questa convinzione, Agostino impiegò tutte le energie per l’unità della Chiesa e per salvare l’integrità della fede contro le eresie. Sono convinto che Papa Leone XIV farà altrettanto per il bene di tutta la Chiesa e del mondo intero. Sono certo che anche questo Papa servirà la Chiesa ponendosi lui stesso come segno di unità, promotore di comunione, maestro di interiorità e di contemplazione. Credo che il nostro confratello (mi piace chiamarlo così!), sarà promotore di dottrina e insegnamento, predicazione, attività scientifica, con un’alacre attività apostolica a servizio e secondo le urgenze di tutti gli uomini e le donne dei nostri giorni, con speciale attenzione ai poveri e ai giovani, sapendosi relazionarsi con tutti, senza paura alcuna di sottolineare ciò che è veramente bene per l’uomo e cosa no. Tradizione e apertura ai segni dei tempi».
Cosa chiede questo momento storico al vostro Ordine religioso in termini di impegno per la riscoperta del carisma e di slancio missionario?
«Unità di ideali e di progetti, perfetta vita comune, rispetto per le esigenze e la dignità della persona. Forse dovremmo ritornare alle origini eremitiche del nostro Ordine, senza dimenticare quel sano equilibrio che i nostri Padri ci hanno testimoniato nel servizio concreto dei fratelli e delle sorelle che sempre hanno bussato e ancora oggi bussano alle porte dei nostri conventi. Sono sempre più convinto che il più grande slancio missionario sia quello di stare sulla terra come “segno della Città Celeste”, immagine, anche se pallida e imperfetta, dell’assoluta comunione d’amore esistente tra le persone della Santissima Trinità. Agli uomini e alle donne di oggi, immersi a volte in una solitudine profonda e lacerante, drammatica e disperata, incapaci di comunicare, di capirsi, di sostenersi, gli Agostiniani potrebbero proporre un progetto di vita in comune nella quale ci si senta solidali, su uno stesso piano di dignità, nonostante le differenze personali, in cui ci si accetti reciprocamente e ci si voglia bene così come si è, senza giudicarsi».

Le Confessioni, che sono il primo dialogo moderno con la propria coscienza, il ruolo del libero arbitrio, lo sguardo rivolto alla Città di Dio: in che modo, la lezione di Agostino ci parla ancora oggi?
«La storia di Agostino è sempre attuale, perché racconta il dramma di un uomo che cerca Dio e, allo stesso tempo, un dramma di Dio che cerca l’uomo. Agostino ci racconta continuamente del cammino inquieto sul quale andava cercando qualcosa di più, ma alla fine è stato Dio che ha convertito lui con la sua Grazia. Il cammino di Agostino è in realtà il cammino di qualsiasi persona che impara ad ascoltare la propria coscienza, mettendola sempre in relazione con il proprio cuore e con la concretezza dei tanti “segni” che, ogni giorno, ciascuno di noi riceve per essere aiutato a capire che esiste un Oltre. Lo stesso Dio, che ha capovolto gli schemi di Agostino, capovolge oggi anche i nostri schemi. Il tutto, va solo saputo interpretare con gli occhi della ragione e della fede. É lo stesso Dio che ci rende inquieti, ci cerca, ci sveglia, ci attira, ci purifica, ci guida verso di Sé, e, infine, ci riempie di gioia. E lo fa con i suoi modi, molto simili a quelli che hanno conquistato Agostino.
Agostino è conosciuto tanto per l’intensità della sua espressione come per l’intensità della sua esperienza personale. Ogni parola delle Confessioni è tanto profonda. A volte, una riga salta fuori dal testo e ti attira l’attenzione con la sua bellezza: tocca una corda all’interno del cuore, e puoi riconoscere la verità di Agostino come la tua verità. Il libro delle Confessioni è sempre moderno, perché capace di raggiungere il lettore, di qualsiasi tempo, nel suo intimo. Personalmente, suggerisco sempre di non leggerlo durante tempi lunghi, come si fa per esempio con un romanzo. Ci sono dei detti corti che possono penetrare. D’accordo, ci sono alcune parti dove si può leggere con più velocità e coprire più terreno. Però attenzione! Leggendo veloce, si possono perdere di vista alcuni diamanti nascosti e qualche vena d’oro».
