
5 Dicembre 2025
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Don Paolo Carzedda, sacerdote trentaquattrenne originario di Siniscola, è Rettore del Seminario vescovile di Nuoro dall’estate del 2024, dopo essere stato animatore presso il Pontificio Seminario Regionale Sardo in Cagliari. In questa intervista – per la Campagna Uniti nel Dono – ci presenta il suo ministero e la comunità affidatagli.
Don Paolo, cosa significa essere “rettore”?
«Fondamentalmente essere a servizio della Diocesi locale e interpretare il Seminario come una casa aperta a tutti, dove i ragazzi possono scoprire meglio la propria vocazione e sentirsi sostenuti nel verificarla. Mi piace essere come una figura paterna per loro, un compito che posso portare avanti in continuo dialogo con il Vescovo e nella cooperazione con l’animatore don Giovanni Sanna e il direttore spirituale don Giovanni Cossu».
Chi sono i seminaristi?
«Sono adolescenti i quali, grazie anzitutto alle famiglie e alle comunità di origine, si sentono chiamati dal Signore a compiere il suo volere; non significa che devono diventare preti, piuttosto si rendono disponibili nel conoscere un disegno divino che li vuole felici e realizzati. Attualmente, nel Seminario minore ci sono tre ragazzi provenienti da Fonni, Orune e Siniscola, iscritti alla scuola Secondaria di secondo grado; in più un giovane già maggiorenne il quale vive un’esperienza di condivisione e discernimento. Invece, nel Seminario maggiore altri tre alunni di Bitti, Dorgali e Nuoro».
In cosa si caratterizza il vostro progetto educativo?
«Tra le indicazioni e i suggerimenti per il cammino del Seminario, come accompagnatori riteniamo essenziale la formazione umana, persino prioritaria rispetto a quella spirituale. L’impostazione della giornata, a questo proposito, favorisce molto la dimensione comunitaria, nella bellezza del vivere e pregare insieme; ma pure le innumerevoli occasioni ordinarie o straordinarie sono motivo di condivisione: la preziosa presenza di suor Sandra Calia e suor Geena Parackal, le zelatrici e gli amici, la partecipazioni agli eventi promossi dai vari uffici diocesani (quelli della Pastorale giovanile e della catechesi in primis), gli appuntamenti mensili con i preadolescenti del “preseminario”, talvolta trascorsi come ospiti nelle parrocchie del territorio».
Quali sono i criteri di discernimento, come si aiuta un giovane a capire la sua strada?
«Credo che avere il “gusto” della preghiera sia un indicatore chiaro in tale ricerca. E, come già dichiarato, il sapersi accogliere e rispettare reciprocamente è un indicatore assolutamente a favore nella scoperta di una vocazione a speciale consacrazione. La Chiesa oggi ha bisogno ancora di preti servi, disposti a collaborare insieme, uniti tra loro per l’unità di tutti i credenti».
