Leone XIV, nella sua prima udienza del mercoledì ha offerto alla nostra riflessione, di credenti e non, il capolavoro di Van Gogh, Il seminatore al tramonto, dipinto in Provenza nel giugno del 1888. Nella tela si vede il contadino che ha alle spalle il grano già maturo ma è impegnato a seminare nel terreno arato che ha davanti. È evidente che sono due situazioni relative a due diversi momenti dell’anno: siamo in estate e dunque la figura del seminatore è fuori stagione, ma proprio per questo assume un valore simbolico ancora più significativo.

Il messaggio è chiaro: non si può vivere di quanto è stato fatto in passato. Non può la nostalgia prendere il posto del presente. E invece accade, specie in politica e nelle amministrazioni civiche, di sentire attori, noti e non, che raccontano le gesta passate ed in nome di queste pretendono di essere immortalati. Evidentemente il passato è stato vissuto non come servizio ma come una ricerca di affermazione personale. Lo sguardo rivolto all’indietro snatura il senso stesso del ricordare. Il ricordo non è un semplice riemergere del passato; è piuttosto un’esperienza viva. La memoria, infatti, non si limita a riprodurre fedelmente il passato, ma lo rielabora, lo trasforma, lo arricchisce di nuovi significati. In questo senso, il passato non è mai veramente passato, ma continua a vivere dentro di noi.

Il seminatore di Van Gogh non è prigioniero del passato. Ha alle spalle la fatica che ha portato frutto. Potrebbe fermarsi e godere di quel raccolto abbondante. Ricorda certo le fatiche affrontate ma ha una memoria non museale che lo spinge a seminare ancora, a guardare avanti e rischiare. Ha fiducia nel futuro. 

Il contrario degli italiani descritti nei rapporti del Censis: «l’Italia è un Paese che nutre un forte disagio per il presente, ha una grande nostalgia del passato (7 italiani su 10 sostengono che “si stava meglio prima”) ed è incapace di investire nel proprio futuro». «Il 95% degli italiani è convinto che per fare strada nella vita occorra conoscere le persone giuste, oppure provenire da una famiglia agiata (l’88%) o avere fortuna (il 93%)». Il rischio è che la società italiana ristagni in un continuo lamento e le diverse generazioni si contrappongano tra loro, invece di collaborare per un futuro più sicuro e giusto. Viene in mente l’aforisma di Flaiano: «Ho una tale sfiducia nel futuro, che faccio progetti solo per il passato».

Non è certo un caso se in questo contesto la Chiesa insiste sulla Speranza, sul dovere di sperare e guardare positivamente il domani. Nel dipinto di Van Gogh, al centro della scena non c’è il seminatore, che sta di lato, con il braccio sinistro tiene a tracolla il sacco della semina, mentre con il destro sparge il frumento con un ampio gesto. Alcuni corvi si stanno nutrendo dei semi che cadono a terra. Il protagonista, se così lo vogliamo chiamare, è il sole splendente «che scalda le zolle della terra e fa maturare il seme» e diventa metafora della provvidenza divina, che opera silenziosamente nel mondo. 

Per Leone XIV, il sole rappresenta Dio, forza vitale che guida la storia anche quando sembra lontano. «Forse per ricordarci che è Dio a muovere la storia, anche se talvolta ci sembra assente o distante», ha concluso.