10 Luglio 2025
5' di lettura
Anno 2021, con il suo scooter sbarca nell’Isola un viaggiatore. Non è il primo. E non sarà l’ultimo a scoprire nella relazione con la Sardegna qualcosa di sé e qualcosa di noi. Lo abbiamo incontrato a Nuoro, ospite della Libreria Novecento e poi del gruppo di lettura collettiva “Cortili in lettura” che lo ha rapito per una lunga serata.
Andrea, prima di arrivare nell’Isola sei stato in qualche modo condizionato da un’idea di Sardegna?
«L’idea di Sardegna c’era ma era mutuata da una frequentazione molto sporadica nella mia gioventù quando ero venuto a trovare un mio amico, però avevamo ventitré anni. Poi nel 2016 siamo venuti con mia moglie a fare un classico tour del nord-est e questa era la mia Sardegna vissuta in prima persona, a cui poi si è aggiunta un’idea di Sardegna mutuata dalle cose che ho letto, dalle persone sarde che ho conosciuto in Continente: quindi avevo una bozza di idea che era fatta per lo più di luoghi comuni e stereotipi, perché non avendo vissuto la sarditudine come l’ho vissuta poi nel 2021 con questo viaggio di un mese. Poi mi sono reso conto di cosa voleva dire avere un rapporto umano molto più stretto perché così è stato nel viaggio, altrimenti non sarebbe uscito il mio libro. Se fosse stata una frequentazione molto blanda, non sarebbe mai scattato in me l’urgenza di scriverlo, quindi mi sono poi sorpreso da solo a ribaltare tutti i vari luoghi comuni sulla Sardegna e la gente di Sardegna».
I silenzi di cui parli nel libro non sono tutti uguali, c’è qualcosa che più di altro ti ha segnato?
«Ogni volta che io mi ritrovavo più o meno con me stesso durante il viaggio ero subito avvolto da un silenzio che però non era mai un silenzio assoluto, era fatto di fruscii, di vegetazione, di vento, di animali, di onde del mare, quindi silenzi comunque vivi, animati e che facevano tutta la differenza del mondo con i silenzi da cui venivo in quel periodo della pandemia, soprattutto perché intorno c’era la natura o c’era comunque un’atmosfera creata da una relazione. Anche nei paesi che mi hanno accolto si creavano magari dei silenzi di comunicazione ma comunque ricchi di intensità a livello relazionale semplicemente, silenzi parlanti. Nel sottotitolo mi sono smascherato ma anche nella prefazione ho messo in ordine di priorità quelli che mi hanno colpito di più, da Gorropu a Capo San Marco, fino al più denso, quello di Arroccas de is istellas».
Durante il viaggio passi per le piscinette di Baumela, dove puoi goderti un bagno in solitudine, ma arrivi anche al gazebo di Gorropu o peggio alle cale prese d’assalto dai turisti…
«Alla fine buona parte del libro si svolge nell’interno della Sardegna e quindi è più semplice ritrovarsi in luoghi più isolati. Capisco che chi sbarca a Olbia si trova già nel paradiso terrestre però mi sono reso conto che se fossi andato in questi luoghi molto frequentati avrei scritto un altro libro, forse non l’avrei scritto perché non avrei avuto indietro della Sardegna quello che mi ha portato a scriverlo, a omaggiarla l’Isola. Una tua collega ha scritto che il mio “non è un libro sulla Sardegna, è un libro con la Sardegna” ed è proprio così, io mi sono fatto accompagnare dall’isola in una sorta di viaggio anche un po’ interiore. Mi rendo conto che io stesso mi sono calato in tutta la mia andreitudine dentro la Sardegna, perché c’è stata questa sorta di osmosi reciproca, io ho dato un ventesimo alla Sardegna di quanto la Sardegna ha dato a me in quel viaggio. Tornando alla tua domanda, tutto ha un suo percorso logico nella mia testa e proprio il fatto che mi sono ritrovato poi, soprattutto nella costa ovest, in alcune zone molto battute e anche un po’ trasandate, lì ho cercato di mediare tra la bellezza dei luoghi e una certa incuria.
La scelta, che non nasceva come snobistica, di andare in posti meno battuti lo è diventata dopo dicendomi che io forse non centravo nulla con tutta questa massa informe di persone. Probabilmente prese una per una potrebbero essere interessate alle stesse cose che interessano a me, però poi c’è quel fenomeno sociologicamente molto banale, per cui fai gruppo, fai massa e diventi esattamente come chi ti sta di fianco, ed è tutto un’auto condizionarsi, un’auto influenzarsi».
Ora inizia il viaggio del libro, dove ti porterà?
«Dopo questa giornata a Nuoro, sarò a Gavoi durante festival L’Isola delle Storie, poi Seulo il 9 luglio, a Ghilarza il 12, il 16 a San’Anna Arresi, il 18 luglio a Carbonia, il 22 a santa Maria Navarrese, il 23 a Urzulei».

