Due vite, due personalità, due percorsi artistici, uniti a un certo punto da qualcosa simile all’amicizia, certamente alla stima, qualcosa che soprattutto ha a che fare con la pittura, il colore e la luce. La nuova esposizione del Man, dedicata a Giuseppe Pellizza da Volpedo e Antonio Ballero, indaga questo rapporto attraverso documenti, un piccolo scambio epistolare ma in particolare attraverso le opere esposte, a testimoniare la ricerca e le scelte stilistiche dei due, accomunati per un certo periodo da quel nuovo linguaggio denominato “divisionismo”, una tecnica per la quale i colori puri e separati si applicano sulla tela tramite tratti o filamenti anziché essere mischiati nella tavolozza. È certamente per Ballero una lezione che si traduce in opera ma non un dogma come egli stesso dirà: «Quando copierai il vero non pensare a teorie, ma a tradurlo con tutti i mezzi che avrai a tua disposizione. Non fare il divisionismo per partito preso, ma perché devi essere convinto che cosi esplichi meglio le tue tendenze. Il divisionismo troppo apparente nuoce all’opera d’arte: mantenendo ciò che esso ha di buono, bisogna far scomparire ogni apparenza di sforzo, bisogna che l’opera sembri fatta di getto. Così la tecnica secondo me, non dovrebbe essere né tutta a puntini né tutta a lineette né tutta ad impasto; e nemmeno tutta liscia o tutta scabrosa, ma varia come sono varie le apparenze della natura». Del suo pensiero sono testimoni le opere esposte: mostrano il percorso del pittore nuorese che arriverà ad abbandonare il pennello per utilizzare la spatola. Avvicinandosi alle tele è possibile apprezzare la dimensione materica del colore. Mutano anche le tecniche, come quella, unica, utilizzata per il disegno: ne sono esempio le chine su carta degli anni Venti del Novecento, figure senza contorno definito ma disegnate esclusivamente dal contrasto della luce e dell’ombra attraverso il ghirigoro del tratto. C’è anche la fotografia, nella ricerca di Ballero, a ad attestare anche un’altra attenzione che lo accomuna al più giovane artista piemontese prematuramente scomparso, quella verso gli umili. Nei due l’arte si riveste anche di una funziona sociale che in Pellizza da Volpedo trova compendio nel suo capolavoro, quel Quarto Stato che alla mostra del Man rivive proiettato su una tenda e di cui è rappresentazione lo studio per la figura centrale dell’opera, un disegno preparatorio che mostra, tra l’altro, la dimensione reale dei personaggi nel dipinto esposto alla Galleria d’Arte Moderna di Milano.

Nel percorso della mostra dialogano dunque i paesaggi e colpiscono gli autoritratti: nello studio il piemontese, all’aria aperta il nuorese. Appare chiaramente la diversa estrazione dei due, il primo formatosi in Accademia, il secondo autodidatta. C’è la luce, dunque, quella che tragicamente Pellizza spegnerà e quella che accompagnerà Ballero nella transizione verso la modernità a cavallo tra due secoli. Un passaggio che coinvolgerà anche l’Isola e la piccola Nuoro.

La mostra è curata dalla direttrice del Man Chiara Gatti, da un progetto di Rita Moro con il contributo scientifico di Gabriella Belli, massima studiosa del Divisionismo, e Antonello Cuccu che firmano anche i due preziosi testi del catalogo edito da Ilisso.

Antonio Ballero, Preghiera (1916)

Il museo nuorese presenta Isola di Man e il programma per il 2026

La presentazione della mostra “La divina luce” dedicata a Pellizza e Ballero è stata anche l’occasione, per il Man, di inaugurare ufficialmente i nuovi spazi su Corso Garibaldi recentemente acquisiti e ribattezzati Isola di Man. Oltre a ospitare conferenze, lezioni e concerti, Isola di Man – che in futuro sarà anche direttamente collegata attraverso un accesso dall’interno al Museo – accoglierà piccole mostre dedicate alla collezione come ha spiegato la direttrice Chiara Gatti. In attesa dell’avverarsi del progetto di piazza Satta, in questo nuovo spazio ruoterà a cadenza mensile il patrimonio storico del museo insieme alle ricerche contemporanee. Il primo appuntamento è un omaggio a Francesca Devoto e ha per titolo “La vita in una stanza”: accanto ad alcune opere anche la ricostruzione dello studio dell’artista. La direttrice ha annunciato poi i lavori di adeguamento degli impianti del Museo che ne richiederà la chiusura in tempi e spazi alterni, la mostra su Pellizza e Ballero è ospitata all’ultimo piano del Museo.

Tra le altre iniziative annunciate il Corso di Arte contemporanea suddiviso in sei lezioni a partire dal 15 aprile e ancora alcune idee che andranno a concretizzarsi prossimamente. Come ha ricordato Chiara Gatti, nel 2026 compie cinquant’anni il film Novecento di Bernardo Bertolucci, nel quale Il Quarto Stato accompagna i titoli di testa: sarà l’occasione per dedicare una serata alla proiezione del film, un’altro appuntamento a tema sulle musiche di Morricone e ancora l’incontro con uno degli attori che ha recitato da bambino nella pellicola.