12 Giugno 2025
4' di lettura
Uno dei banchi di prova per la nuova giunta chiamata dagli elettori a “gubernare” (la parola me la suggerisce l’editoriale di Francesco Mariani nel numero in corso de L’Ortobene) Nuoro, è comprendere se si è capaci di superare la sindrome Bellisai.
Prendo dal romanzo Il giorno del giudizio di Salvatore Satta, necessario termine di paragone.
Qui, don Ricciotti Bellisai, nobile di titolo ma non di sostanza, si fa agitatore sociale e organizza, per il giorno del suo trionfo elettorale, lui è un candidato a guidare la città, i contadini di Seuna. La promessa, il sogno, sono le terre del Monte, l’Ortobene, da togliere ai printzipales, e ridistribuire equamente tra i poveri. Pronto, nel fervore elettorale, anche il vessillo: un sole in cima all’Ortobene e un giogo di buoi in cammino. Con la scritta: Ascendi il Monte guardando il tuo sole. In spirito socialisteggiante, egualitario.
In realtà, dice il narratore Salvatore Satta, figlio di don Sebastiano, notaio, mestiere su cui ha accumulato parecchio denaro e fortuna, Ricciotti Bellisai che si dà alla politica è mosso da invidia e da spirito di rivalsa: con la promessa della distribuzione delle terre ai poveri, terre di cui i printzipales si sono indebitamente appropriati, con l’astuzia, con l’inganno, con la violenza, protetti dalla Legge, don Ricciotti vuole riprendersi la tanca di Loreneddu persa al gioco, proprio con don Sebastiano.
L’esito elettorale sarà disastroso per don Ricciotti. Il partito di don Sebastiano trionfa grazie anche a ziu Poddanzu, contadino, factotum del notaio, che fa propaganda elettorale di porta in porta ricordando a questo e a quello il bene che il suo padrone gli ha fatto in tempo di necessità e di bisogno.
Così la verità del romanzo, aspramente e violentemente criticata, attaccata, ribaltata, dai parenti e nipoti di don Ricciotti, Menotti Gallisay il vero nome, che tirano fuori anche il soprannome con cui era conosciuto a Nuoro don Bobore Satta, il don Sebastiano del Giorno del giudizio: don Rosica. Uno arricchitosi con il confondere molte carte, uno che per i soldi non guardava in faccia nessuno.
Il fuoco è divampato e ne è uscito pure un libro: Nuoro in pelea di Enzo Espa.
A rafforzare la tesi della faziosità di Salvatore Satta è stato in quel tempo ritrovato un magico libretto, opera proprio di Menotty Gallisay, Frate Sole e i sette fratelli. I vini di Nuoro dove il personaggio di Maestro Manca, cupo e demoniaco nel Giorno del giudizio viene qui riportato nel suo aspetto gioioso e gaudente, un “bohemien in terra di pastori” come lo ha definito Gonario Pinna: Mastru Predischedda. Il libretto serve pure a rimettere in giusta luce storica Menotti Gallisay: socialista, generoso, amico dei poveri, di Sebastiano Satta e altri dell’Atene Sarda.
Resta che nonostante tutta la trasformazione del reale, il romanzo di Salvatore Satta, letterariamente parlando, è un capolavoro, una delle opere maggiori del Novecento ha scritto il grande critico letterario George Steiner.
E resta pure che la sindrome di Ricciotti Bellisai: l’invidia sociale e il risentimento individuale mascherate da buoni propositi e inattuate promesse elettorali, ha caratterizzato cento e passa anni di politica nuorese. Un male che serve ad acuire i nostri cento e passa anni di solitudine dove il senso dell’alternanza nel “gubernare” ha significato inerzia, lasciare e peggiorare l’inattuato dalla Giunta precedente quando non smontare e distruggere il poco di buono attuato.
Sta alla Giunta che si forma adesso, uscita da un vastissimo campo largo presentatosi alle elezioni, mostrare che a Nuoro è possibile guarire dalla sindrome Bellisai, città dolente in maniera dantesca e “nido di corvi” nel Giorno del giudizio.
