13 Giugno 2026
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C’era una vecchia canzone di un cantautore genovese che più o meno diceva così: chi ha mangiato la torta? Andreotti. Chi ha fatto crollare la Borsa? Andreotti. Chi ha fatto piovere il giorno di Ferragosto? Sempre Andreotti.
Era una caricatura dell’Italia. Ma come tante caricature, aveva il difetto di essere terribilmente vera. In Sardegna, e in particolare nella nostra amata provincia di Nuoro, abbiamo perfezionato il meccanismo fino a trasformarlo in una vera disciplina olimpica. Qui non esistono problemi da risolvere ma soltanto da ereditare.
La sanità non funziona? Colpa di chi governava prima. Le strade fanno pena? Colpa di chi governava prima. I giovani se ne vanno? Colpa di chi governava prima. L’economia arranca? Colpa di chi governava prima. E chi governava prima, naturalmente, attribuiva ogni responsabilità a chi c’era ancora prima. E se prima ed ora al timone c’è lo stesso nocchiero ovviamente le colpe del mare mosso non possono essere sue, sono di tanti altri.
È una meravigliosa catena amministrativa di Sant’Antonio. Potremmo chiamarla la sindrome del presuntuoso, di chi crede di stare sempre dalla parte della ragione e mai del torto. Oggi si accusa Solinas. Ieri si accusava Pigliaru. L’altro ieri Cappellacci. Prima ancora Soru. Andando indietro, con un po’ di pazienza, si arriverà a Palomba, a Melis, forse a Cocco Ortu e, per i più determinati, direttamente allo Statuto Albertino. Scrupolosi studiosi sostengono addirittura che alcuni problemi della Sardegna derivino da una cattiva interpretazione della Carta de Logu. Non è escluso che da qualche parte, sull’argomento, esista già una commissione d’inchiesta.
È affascinante: il problema non cambia mai, cambia soltanto il colpevole. La sanità nuorese è un esempio perfetto: da vent’anni sentiamo dire che la situazione è drammatica, da vent’anni ascoltiamo analisi dettagliatissime sulle responsabilità del predecessore, da vent’anni si annunciano riforme epocali, da vent’anni il cittadino continua a cercare un medico, un esame diagnostico o un reparto funzionante. L’unica cosa che cambia è il nome di chi viene accusato.
Eppure dovrebbe funzionare diversamente. Ci si aspetterebbe: niente conferenze stampa sulla colpa altrui, niente ricostruzioni archeologiche delle responsabilità di terzi, niente spedizioni punitive contro amministratori che non esistono più. Solo una frase: “Abbiamo risolto.” Invece no.
Da noi il problema diventa una sorta di reperto storico, infatti lo si studia, lo si commenta, lo si analizza e lo si attribuisce e poi lo si tramanda. Ma guai a risolverlo, perché un problema risolto smette di essere utile, non ci puoi più fare un convegno, non ci puoi più fare un comunicato stampa ed il massimo del successo non ci puoi più organizzare una commissione d’inchiesta per poi accusare il predecessore (che magari ha governato con chi oggi sta con te o è del tuo stesso partito).
E così il problema sopravvive a tutti. Ai governi, ai partiti ed alle loro maggioranze ed opposizioni, persino alle legislature. Un po’ come i nuraghi, solo che i nuraghi almeno attirano i turisti. I problemi invece attirano soltanto riciclate discussioni. Forse è per questo che in Sardegna ed in Barbagia abbiamo sviluppato una forma particolare di economia circolare: non ricicliamo la plastica ma le colpe che passano di mano in mano, di assessore in assessore, di presidente in presidente, di sindaco in sindaco, senza mai consumarsi.
E alla fine, quando non si sa più a chi attribuirle, si torna sempre al punto di partenza: nuovo giro, nuova giostra.
