Cosa è avvenuto di importante nella recente Assemblea sinodale delle Chiese in Italia, la terza, svoltasi il 25 ottobre scorso a Roma? La notizia è presto detta: i delegati (laici, sacerdoti, consacrati), riuniti con i Vescovi, hanno approvato il Documento di Sintesi che contiene ispirazioni, fondamenti, percorsi e proposte di quattro anni di Cammino sinodale delle nostre Diocesi.  

Ora spetta ai Vescovi italiani trarne “Linee di indirizzo”, insieme alle decisioni che saranno ritenute necessarie per continuare a camminare insieme, pur nella diversità dei contesti ecclesiali e dei luoghi geografici. La storia di questi quattro anni è una storia di un cammino di Chiese che si sono lasciate interpellare, a tutti i livelli, da una domanda: come essere oggi comunità sinodali e missionarie? Dire oggi non è casuale. Oggi è infatti il tempo che viviamo, complesso e continuamente in trasformazione, tempo che necessita una Chiesa non spettatrice né semplicemente indifferente, tantomeno arroccata e neanche superflua.   

Cosa ci aspetta ora? Chiarificante la delibera approvata dal Consiglio Episcopale Permanente (Gorizia 22-24 settembre scorso), nella quale si dice che «La Presidenza della Cei nominerà un gruppo di Vescovi che, coadiuvato dagli organi statutari, elaborerà, a partire dal Documento votato dall’Assemblea sinodale, priorità, delibere e note che saranno al centro dei lavori dell’Assemblea Generale di novembre 2025. Successivamente, alla luce del Documento di sintesi e delle riflessioni dell’Assemblea Generale, questo stesso gruppo di Vescovi, supportato da esperti, preparerà le prospettive pastorali che accompagneranno le Chiese in Italia nei prossimi anni».

In questa direzione sono importanti le parole di papa Leone. Un Papa che, in quanto Prefetto del Dicastero per i Vescovi, aveva già vissuto le due Sessioni del Sinodo universale, dedicato alla sinodalità, e che ora – in continuità con Francesco ma con un proprio stile – ha detto ai Vescovi italiani: «Restate uniti e non difendetevi dalle provocazioni dello Spirito. La sinodalità diventi mentalità, nel cuore, nei processi decisionali e nei modi di agire» (17 giugno scorso). Significative anche le sue parole all’omelia della Messa Giubilare per le équipe sinodali e gli organismi di partecipazione, il 26 ottobre: «Essere Chiesa sinodale significa riconoscere che la verità non si possiede, ma si cerca insieme, lasciandosi guidare da un cuore inquieto e innamorato dell’Amore», anche perché – ha spiegato ulteriormente – «questo ci aiuterà ad abitare con fiducia e con spirito nuovo le tensioni che attraversano la vita della Chiesa – tra unità e diversità, tradizione e novità, autorità e partecipazione –, lasciando che lo Spirito le trasformi, perché non diventino contrapposizioni ideologiche e polarizzazioni dannose».

La Chiesa in Italia attende ora, per i prossimi anni, orientamenti e indicazioni dai Vescovi, in particolare su alcuni temi prioritari indicati dal Cammino sinodale. Tra essi il ruolo e i compiti degli organismi di partecipazione, diocesani e parrocchiali; le scelte pastorali riguardanti il rapporto tra le parrocchie nel caso di accorpamenti o per mancanza di sacerdoti e la valorizzazione delle competenze dei laici, anche nei percorsi decisionali. Non certamente ultimo, anche il tema della trasmissione della fede e, al suo interno, quello della iniziazione cristiana e della evangelizzazione degli adulti. 

Per rimanere missionari, per essere sinodali.