
6 Febbraio 2025
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Nuoro - Correva l’anno 1880 quando gli amministratori comunali di Nuoro affrontarono con impegno la questione dell’assetto urbanistico per cercare di dare un ambito omogeneo alla città che allora, racconta Salvatore Satta nel suo romanzo Il Giorno del Giudizio,«Come la Gallia, era divisa in tre parti». Partendo dal basso: Seuna, rione dei contadini, corso Garibaldi, dove si era insediata la nascente borghesia, e San Pietro, rione dei pastori. La scelta parve obbligata: fra il corso Garibaldi e le estreme pendici del colle di Sant’Onofrio c’era una vasta area sterrata di ben due ettari e mezzo, “Sa Tanca ‘e Munsegnore”, appartenente – appunto – alla Curia nuorese. Su quell’area, dopo una lunga trattativa col vescovo Salvatorangelo Demartis, nacque l’attuale piazza Vittorio Emanuele. In un consiglio ideologicamente erede del Risorgimento, foriero dei forti contrasti fra Chiesa e nascente Stato Unitario, la proposta iniziale fu quella di procedere a quello che oggi si chiamerebbe “esproprio per pubblica utilità”, ma nella seduta del 5 agosto 1882 il saggio avvocato Sebastiano Floris suggerì al sindaco Antonio Luigi Are e ai colleghi Salvatore Aru, Pietro Ballero, Luigi Calamida, Giuseppe Corbu, Giovanni Dessolis, Salvatore Pinna, Giovanni Agostino Quidacciolu, Salvatore Romagna e Gabriele Soro che sarebbe stato più prudente – per evitare inutili scontri ideologici – avviare una trattativa per l’acquisto del bene. La soluzione proposta prevedeva l’esborso a favore del vescovo di 1000 lire, alle quali si sarebbero aggiunte una rendita annua di 250 lire a favore dello stesso vescovo Demartis e di 30 lire a favore del Capitolo della Cattedrale.
L’acquisto
Il consiglio comunale dovette riunirsi ripetutamente negli anni per smussare l’opposizione del vescovo Demartis alla vendita. Dopo gli incontri del 5 agosto e del 22 settembre 1882 (sindaco Antonio Luigi Are), del 27 gennaio 1883 (sindaco l’avvocato Francesco Mastino) e del 3 aprile 1887 (sindaco Salvatore Romagna), si arrivò finalmente al via libera da parte della Curia e si poté procedere alla stipula del contratto di acquisto. L’impegno finanziario era risultato piuttosto oneroso per le asfittiche casse comunali, per cui il 19 aprile del 1894 (sindaco Giuseppe Pinna) si decise di mettere all’asta sei lotti per edilizia privata. La parte più consistente dell’area di due ettari e mezzo, confinante a ovest con l’allora via Majore (poi corso Giuseppe Garibaldi), a est con le propaggini del colle Sant’Onofrio e a sud con la Tanca dei Frati (l’attuale piazza Mameli e l’antico convento dei frati francescani), venne destinata agli edifici pubblici, mentre a partire dall’attuale via monsignor Bua e fino a via Guerrazzi, restava un vasto appezzamento nelle mani della Curia.
Gli edifici pubblici
Grazie alle generose dimensioni dell’acquisizione, su quest’area sorsero innanzitutto i giardini pubblici, luogo di incontro e di refrigerio dotato come sarebbe stato di alberi ad alto fusto e di fontane, ma anche edifici di pregio – degni della città moderna che Nuoro ambiva a diventare – quali le scuole elementari Ferdinando Podda, quella che sarebbe diventata l’autostazione dell’Arst, l’edificio attualmente in uso alla questura nuorese, la sede della Società Operaia (poi diventata Casa del Fascio ed attualmente sede della Guardia di Finanza). Si sarebbe dovuto realizzare anche il municipio, visto che fino a quel momento era ospitato all’interno di edifici privati. Questo ultimo progetto fu tuttavia bloccato perché nel frattempo il fallimento di un imprenditore del settore forestale a favore del Comune di Orgosolo aveva reso disponibile il cosiddetto palazzo Mereu, nel corso Garibaldi, che si poteva ampliare grazie all’adiacente area della chiesa di “Sa Purissima “, ormai distrutta. Questa fu la nuova sede del municipio cittadino che resterà tale fino al 1967, quando ci fu il trasferimento alla sede attuale di piazza Italia. Il palazzo Mereu fu successivamente venduto al Banco di Sardegna i cui dirigenti decisero di demolire l’antico edificio – a dispetto del suo valore storico – e di far sorgere l’attuale struttura in vetro e alluminio.
Il progettista
Dietro le prime e significative scelte urbanistiche di una città che anche grazie a un assetto razionale e moderno voleva affermare il suo ruolo di capitale delle zone interne della Sardegna (sarebbe diventata capoluogo di provincia nel 1927), c’era un sapiente e colto ingegnere nuorese: Pietro Nieddu Semidei. Già autore del progetto della pavimentazione a lastroni di granito del corso Garibaldi (che ancora oggi non sembra risentire del peso degli anni e dell’usura), negli anni fra il 1890 e il 1895 il professionista si dedicò anima e corpo alla redazione del piano particolareggiato della ormai ex “Tanca ‘e Munsegnore”. L’ingegner Nieddu Semidei, una volta individuate le aree destinate ad edilizia pubblica citate in precedenza, fece altrettanto per i lotti che invece sarebbero stati messi all’asta fra i cittadini che ne avessero fatto richiesta. Su progetto dello stesso professionista nacquero il bel palazzo Mastino, tuttora di proprietà degli eredi del valente avvocato e sindaco che diede il via all’acquisizione de “Sa Tanca ‘e Munsegnore”, l’adiacente edificio ad uso commerciale e – sull’attuale via Guerrazzi – l’edificio che ospita la sede della casa editrice Ilisso.
Le altre aree
Dal perimetro di “Sa Tanca ‘e Munsegnore” rimanevano escluse le aree adiacenti all’attuale corso Garibaldi, i cui edifici si sono tuttavia perfettamente inseriti nel progetto di piano particolareggiato ideato dall’ingegner Nieddu Semidei. Si tratta per la maggior parte di fabbricati di pregio, realizzati con cura e che fra l’altro hanno avuto uno spazio significativo nella letteratura, a partire dal premio Nobel Grazia Deledda e da Salvatore Satta. Si tratta del palazzo di Antonio Bertino (l’attuale farmacia Gali) costruito dall’impresario che aveva realizzato la posa dei lastroni in granito del corso Garibaldi, del palazzo Murgia, sede di uno dei bar storici più antichi d’Italia, il celebre Caffè Tettamanzi che proprio nel 2025 celebra i 150 anni di vita, della ex sede della Banca d’Italia, realizzata nel 1928 – sempre su progetto dell’ingegner Nieddu Semidei – dall’unione di due edifici preesistenti ed attiva fino agli anni Sessanta del secolo scorso.
Lo scenario
Bisognerà attendere il primo dopoguerra, gli anni Venti del secolo scorso, perché il disegno urbanistico del consiglio comunale messo su carta dall’ingegner Nieddu Semidei si completasse assumendo quello che più o meno è l’assetto attuale. Nuoro aveva realizzato l’unione fisica e ideale delle tre parti in cui – come la Gallia – era divisa e poteva a pieno titolo giocare le sue carte nel perseguire la legittima ambizione a diventare capoluogo di provincia. Ruolo che dal punto di vista morale le era stato riconosciuto già da tempo grazie al fatto che aveva dato i natali a personalità straordinarie non solo in campo artistico, ma anche un po’ in tutti i settori, ma che verrà formalizzato solo nel 1927.
La grande letteratura
Il periodo che dalla fine del 1800 ai primi del 1900, sono stati certamente gli Anni d’Oro di questa città arroccata ai piedi del magico monte Ortobene, anch’esso fonte inesauribile di immortali suggestioni letterarie. Suggestioni che vedono protagonisti assoluti, su tutti, Grazia Deledda – tuttora l’unica donna italiana premio Nobel per la Letteratura – e Salvatore Satta, che nel suo Giorno del Giudizio universalmente riconosciuto come uno dei capolavori assoluti della narrativa Mondiale, pur lontani dall’amata terra natia, ne hanno restituito a milioni di lettori un’immagine quasi epica, anche se ricca di valutazioni morali spesso molto severe. Teatro usuale di queste storie immortali sono “Sa Tanca ‘e Munsegnore” e il corso Garibaldi, luoghi nei quali si agitano personaggi straordinari, persino quando si portano addosso pesantissimi giudizi morali.
