L’ho conosciuta di persona un giorno che passai a trovarla nella sua bella casa di Oliena, forse una decina di anni fa. Era d’estate, mi accompagnava mia figlia, allora ancora adolescente; ci accolse con gentilezza e parlammo di tante cose: delle sue ricerche, di libri, delle attività editoriali che assorbivano molto del suo tempo e delle sue energie (la rivista Sardegna Mediterranea da lei diretta, fondata nel 1997, e la Casa editrice Iris, avviata nel 2003, che avrebbe chiuse di li a poco), di cose sarde. Ci regalò alcuni dei bellissimi libri pubblicati dalla Iris. Conoscevo già Dolores Turchi nelle sue vesti di direttrice di Sardegna Mediterranea, periodico cui anch’io collaboravo, per aver letto diverse delle sue pubblicazioni (alcune imprescindibili, quando si volessero conoscere tradizioni, riti, la civiltà millenaria, l’animo più profondo del popolo sardo) e per aver seguito conferenze e convegni da lei promossi (tra gli altri, la presentazione ad Oliena del Bocabulariu sinotticu nugoresu-giapponesu-italianu del glottologo giapponese Shigeaki Sugeta) in qualità di studiosa promotrice e divulgatrice instancabile di iniziative culturali. Trovo davvero encomiabile la pubblicazione del volume omonimo curato da Lucia Becchere dedicato a Dolores Turchi. Dolores Turchi.Una saggista con lo sguardo al passato (Domus de janas editore) compendia una vita spesa nella divulgazione della cultura e dell’identità sarda attraverso la pubblicazione di articoli e saggi di alto valore scientifico che indagano di volta in volta sulle radici storiche, le feste, i miti dell’isola, le maschere tradizionali e lo sciamanesimo evidenziando per altri versi l’elevato valore demo-antropologico della cultura immateriale della nostra Isola. Scrive Becchere, toccando in prefazione le corde della speciale amicizia che la unisce a Dolores e rivolgendo le sue parole direttamente a quest’ultima, di aver voluto il libro «perché lo meritano i tuoi studi per la ricerca a cui hai dedicato una vita intera, lo meritano il tuo amore per la conoscenza e la tua onestà intellettuale. Il mondo della cultura ha imparato a conoscerti attraverso i tuoi libri, i tuoi convegni, tuttavia ci tenevo a unire a (quella dei tanti) la mia voce, quella di un’amica che ti conosce da vicino e ti apprezza come donna e come scrittrice».

Il volume è opera composita che, secondo quella formula editoriale consolidata che lascia direttamente spazio alla narrazione e alle parole del protagonista, si articola innanzitutto in una serie di interviste realizzate nel corso degli anni («le tante che ti ho “rubato” – aggiunge Becchere – durante i nostri incontri e le nostre lunghe chiacchierate al telefono»). 

Tra le pagine, oltre alle vicende biografico-familiari, focus che riguardano i viaggi di Dolores Turchi in Africa (compiuto nel 1978) e nell’Irpinia colpita dal terremoto (nel 1980), il ricordo di Maria Giacobbe, definita «un’amica, una compagna di viaggio, una sorella», le prime esperienze come redattrice della pagina culturale de L’Ortobene e l’amicizia con Don Bussu, e tanto altro. 

In chiusura, due sorprendenti inediti della studiosa di Oliena: “I belli della savana” è un racconto scritto nell’estate del 1978 a conclusione dell’esperienza africana, che segnaliamo per il suo valore documentario-testimoniale e per quello squisitamente narrativo-letterario, “Daniele” è invece una pièce ispirata da letture bibliche, scritta intorno al 1983. La prefazione del volume è affidata a Dino Manca, docente presso l’Università di Sassari.