Nella riunione del 15 maggio scorso, la Giunta comunale ha approvato un “Atto di indirizzo per l’avvio del procedimento finalizzato all’istituzione del Parco Naturale Regionale del Monte Ortobene. Linee guida per il percorso partecipativo, la gestione scientifica e l’integrazione con il polo universitario”.

Marco Canu, assessore all’Ambiente del Comune di Nuoro, illustra i contenuti del progetto. 
«L’obiettivo dell’amministrazione – spiega – di istituire un parco regionale ha diverse ragioni. Intanto ci permetterebbe di avere una maggiore attenzione sul Monte attraverso un ente che lo gestisce 365 giorni all’anno, con un personale dedicato, specializzato e con una serie di professionisti che possono consentire all’ente di liberare tempo e risorse».

Il parco non si sovrappone alla Zona di protezione speciale (Zps)?
«L’attuale Zps rimarrebbe tale, stare all’interno del circuito consente di partecipare a bandi, sia sui siti di Natura 2000, sia quelli di natura regionale. Per fare degli esempi banali, a volte non è stato possibile farlo a causa di carenze nelle competenze tecniche o per la mancanza di perizie, tutte cose che potrebbero essere autofinanziate dall’ente gestore, che avrebbe una dotazione finanziaria a copertura regionale. Questo è l’obiettivo gestionale vero e proprio. C’è poi un discorso di sostenibilità ambientale e di valorizzazione che permetterebbe anche dal punto di vista dell’immagine con tutti i benefici dal punto di vista della comunicazione». 

Ci sono esempi simili?
«Sì, ci sono altri esempi, anche in cui un’area protetta sta all’interno di un parco, le cose sono sovrapponibili. Diciamo che è possibile che la Zps sia all’interno di uno spazio più piccolo rispetto a quello che potrebbe essere il Monte. La nostra è un’idea aperta, cioè oggi nasce come Parco del Monte Ortobene ma potrebbe allargarsi nel corso del tempo e quindi sviluppare, diciamo anche dal punto di vista naturalistico, un percorso che va dalla montagna verso bacini, fiumi o il mare». 

Le interlocuzioni con la Regione? 
«Sono avviate. In base alla legge dobbiamo preparare un dossier complesso che dia anche una serie di indicazioni alla Regioni su quanto vorremmo fare». 

Tempi? 
«Per la preparazione del dossier abbiamo chiesto un’interlocuzione sia al Corpo forestale che a Forestas per la parte tecnica ambientale. Vogliamo produrre un buon documento e quindi qualche tempo ci richiederà, pensiamo entro l’estate. Abbiamo anche il supporto totale da parte del Wwf».

Che ricadute può avere questo progetto? Cosa può cambiare per chi vive e lavora al Monte?
«Credo ci possa essere un’attenzione maggiore rispetto a quella che c’è sempre stata, una presenza di visitatori decisamente superiore. Pensiamo alla sentieristica e al turismo sostenibile, per fare degli esempi. Ci possono essere delle interconnessioni, il che significa che l’escursionista che vuole fare una serie di percorsi possa partire dal Monte Ortobene per poi congiungersi ad altri cammini. Sono progetti che anche la stessa Regione affianca, noi vogliamo creare un punto di partenza anche da questo punto di vista. Pensiamo anche a delle “porte del Parco” che uniscano territori diversi».

Chi vive il Monte però al momento a a che fare con infrastrutture carenti, pensiamo a strade, acqua, rete fognaria.
«Il problema più grande attualmente è sicuramente il sistema idrico-fognario. Abbiamo un progetto in corso, abbiamo già delle interlocuzioni con Egas e Abbanoa affinché quel percorso idrico-fognario venga preso in carico da Abbanoa. È in corso la progettazione del secondo versante, quindi il lato Sedda Ortai, la nostra idea è di far sì che si colleghi la parte bassa del sistema fognario che è già esistente e far sì, come detto, che quella condotta per intero venga gestita da Egas e Abanoa. Un altro problema è sicuramente quello della copertura sui versanti, le piogge eccezionali in questo periodo hanno creato dei potenziali pericoli. Abbiamo provato a intervenire con i finanziamenti del ciclone Harryi ma non sono stati sufficienti i fondi che ci avevano proposto. Ecco perché noi vorremmo chiedere che la dotazione finanziaria inizialmente sia di un certo importo per far sì che il Parco venga infrastrutturato, consideriamo che sul monte non vengono effettuati investimenti da diverso tempo». 

Scendiamo dal Monte alla città, le lamentele dei cittadini per lo stato del verde urbano sono all’ordine del giorno.
«Bisogna essere onesti e trasparenti nel dire che ci sono problemi di natura strutturale, nel senso che le dotazioni di mezzi e di risorse del Comune fino a oggi è stata minima. Aabbiamo una città che urbanisticamente parlando è molto vasta, per scelte del passato su cui si potrebbe anche discutere. Queste scelte comportano la presenza di tantissimi alberi, Nuoro ha la metà degli alberi di Cagliari, ma non ha le stesse risorse di Cagliari. Nuoro ha diversi parchi all’interno della città, Sant’Onofrio, Tancamanna e altre aree verdi, sono tutte difficoltà che da un punto di vista operativo vanno gestite in maniera ordinaria. Quest’anno ci sono stati due cicloni che hanno comportato tantissime rotture di alberi, per non parlare delle piogge e delle conseguenze che comportano in tema di sfalci. Il verde urbano è complesso anche perché è molto diversificato dal punto di vista dell’alberatura che comporta una difficile manutenzione. Contiamo che con gli interventi per la rigenerazione urbana arrivino risorse che ci consentano di realizzare politiche diverse. Abbiamo da poco adottato regolarmente sulle sponsorizzazioni e le adozioni con le quali speriamo che associazioni, sindacati, privati e aziende possano partecipare al decoro e al verde urbano. Siamo fiduciosi».