
15 Gennaio 2026
6' di lettura
La morte di Graziella Murreddu, giunta dopo un periodo di grande sofferenza, colpisce non solo i familiari ma anche la comunità diocesana e in particolare la parrocchia di San Francesco – che lei ha amato e servito anche come catechista -, l’associazione di volontariato penitenziario “Massimiliano Kolbe” con cui ha collaborato per diversi anni a servizio dei detenuti, e l’Ordo virginum col cui rito ha ricevuto la consacrazione nel 2013.
Donna riservata e schiva, poco incline all’apparire, in rarissime occasioni aveva condiviso il suo percorso. Pare opportuno richiamare qui una sua testimonianza della “chiamata” alla consacrazione nell’Ordo.
«Nel gennaio del 2010, in un colloquio privato, don Giovannino Puggioni mi ha proposto di approfondire la mia situazione vocazionale e anche di conoscere meglio l’Ordo virginum. Il Signore era già all’opera… infatti io stessa, che conoscevo solo superficialmente l’Ov nel mio intimo avevo già preso la decisione di consacrarmi, ma solo “privatamente”, al Signore, ritenendo questa scelta la modalità più naturale per me di vivere il mio Battesimo. Ignoravo ancora quale fosse la potenza creativa dello Spirito! Dopo alcune letture fatte su suggerimento di don Giovannino, ho deciso di partecipare all’Incontro nazionale di Loreto, spinta da alcune sollecitazioni molto personali: Loreto è per me un luogo evocativo, legato a ricordi familiari e alla presenza tangibile di Maria nel mio cammino personale. Apprendendo della sede dell’Incontro nazionale avevo sentito la conferma dell’essere stata direttamente affidata da mia madre, che è in Paradiso, alle cure premurose della Vergine e di essere stata da loro orientata verso quella particolare forma di consacrazione. “Presa in custodia” dalle due amiche consacrate, ho maturato così nei mesi successivi la decisione di iniziare il percorso formativo specifico e ho fatto esplicita richiesta in tal senso al Vescovo, che accogliendomi molto affettuosamente, mi ha ammessa al cammino durante la liturgia dei vespri nel giorno della Presentazione di Gesù al tempio».
Dopo il periodo formativo ecco la consacrazione, che così raccontavamo sulle pagine del settimanale diocesano.
«Mi hai chiamata: eccomi, Signore». Poche parole della Liturgia di Consacrazione bene esprimono il senso della celebrazione che ha segnato l’ingresso di Graziella Murreddu nell’Ordo Virginum: la risposta a una chiamata d’amore suggellata da un vero e proprio rito nuziale. Quest’aspetto ha inteso sottolineare anche il Vescovo Mosè nella sua omelia: «Rallegrati Graziella – ha affermato –, il Signore tuo sposo è con te, ha accolto la tua persona, ti accoglie come sua mistica sposa». Ma che cos’è l’Ordo Virginum? – chiede il Vescovo: «Non è un’associazione – risponde –, non è un movimento e neppure una congregazione. È l’ordine delle spose di Cristo», e l’essere spose non è un titolo, è la loro identità, ciò che veramente sono. E come nel rito del matrimonio Graziella ha risposto «Sì, lo voglio» all’interrogazione del Vescovo sui propositi di santa verginità e testimonianza di carità.
Prostrata al canto delle litanie dei Santi ha poi rinnovato il proposito di castità con le mani giunte a quelle del pastore, di colui che ha celebrato le nozze. La lunga preghiera di consacrazione ha preceduto la consegna dell’anello segno di fedeltà e del libro della Liturgia delle Ore, affinché la preghiera della Chiesa «risuoni senza interruzione nel cuore e sulle labbra come lode perenne al Padre e viva intercessione per la salvezza del mondo».
Graziella è andata a nozze – ha voluto spiegare il Vescovo –, non le ha fuggite, ne possiede nell’intimo la realtà, sacramento della sponsalità di Cristo con la Chiesa. «Cristo vivo in mezzo a noi è lo sposo di Graziella – ha proseguito. Io benedico le nozze le nozze fra Graziella e Cristo, io gioisco al sentire lo sposo che gioisce con la sposa».
La solennità dell’Immacolata ha suggerito un ulteriore pensiero, in Maria infatti «troviamo la guida per vivere o rivivere la nostra sponsalità, sia esempio lei, consacrata fin dal suo concepimento». Tre verbi hanno segnato l’invito finale del Vescovo rivolto a Graziella e ai numerosi fedeli che hanno partecipato al rito stretti nella piccola aula della parrocchia di San Francesco: pensare, guardare, imparare. «Pensare Maria nella semplicità della vita quotidiana vissuta sempre sotto lo sguardo di Dio, guardare Maria per scoprire il segreto che la pone in comunione con Dio attraverso lo Spirito Santo e infine imparare da Maria a rispondere a Dio con piena disponibilità ai suoi progetti».
Il saluto finale è toccata a monsignor Giovannino Puggioni, delegato diocesano alla vita consacrata, diaconi, religiose e Ordo Virginum. A lui, oltre che al Vescovo, spetta infatti accompagnare il cammino di discernimento e quello successivo alla consacrazione, nel segno di una paternità spirituale sempre attenta e feconda.
Una liturgia solenne nella sua semplicità, incastonata nella celebrazione eucaristica, guidata da una regia sapiente, e nella quale i segni hanno lasciato appena intravvedere il mistero di un amore che forse qualcuno fatica a comprendere.
A spiegarlo, con naturalezza, la sera precedente in una veglia di preghiera in preparazione alla consacrazione, sono state tre consacrate del Gruppo per il collegamento nazionale dell’Ordo ospiti a Nuoro per l’occasione: Rossella Bressani della diocesi di Pavia, Annarita Lamendola dell’arcidiocesi di Brindisi-Ostuni e Maddalena Mazzeschi dell’arcidiocesi di Perugia-Città della Pieve. Dalla loro testimonianza è emerso il tratto di uno stile caratterizzato dalla semplicità di vita che non muta la sua condizione per così dire esteriore ma la sua sostanza, nella dedizione allo Sposo attraverso la preghiera quotidiana anche se a volte faticosa, l’esercizio della carità, l’attenzione alla dimensione diocesana del proprio impegno, il tutto nella quotidianità del lavoro, della casa, dei rapporti interpersonali. Così la più antica forma di consacrazione della Chiesa mostra il suo volto costantemente giovane nel sorriso luminoso e negli occhi di queste donne e di quelle che, dopo Graziella, si preparano a porre il sigillo sul proprio amore per Gesù.

