5 Luglio 2025
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Una delle tante vittime della pandemia che ha pagato la generosità con il contagio con un virus killer. Sono passati ormai quattro anni dalla sua morte ma Orani non ha dimenticato Salvatore Coi, un educatore sportivo che per decenni ha allevato giovani più o meno bravi. Ha insegnato loro i fondamentali del calcio che non sono soltanto il saper controllare un pallone, il passarlo al compagno o il fare gol. Ma anche e soprattutto il fare gruppo, il rispetto dell’avversario, il saper gioire di una vittoria e il saper accettare una sconfitta e le decisioni di un arbitro.«Unu mastru de pitzinnos chi diventana omines», per usare le parole di un anziano del paese interessato a osservare le qualità umane piuttosto che le abilità tecniche.
Salvatore Coi si è guadagnato l’appellativo di Tenace, un aggettivo che rivela la voglia e la determinazione nell’affrontare ogni ostacolo del campo di gioco come nella vita. Ha lottato contro la precarietà del lavoro nell’area industriale di Ottana, contro gli imprevisti della vita come l’incidente di un figlio di cui è stato sia padre che allenatore. Eppure, nonostante tutto, mister Coi non si è mai arreso, ha portato avanti la sua croce, si è rimesso in gioco con i più piccoli e ha imparato a rialzarsi dopo cadute terribili. Sempre con il sorriso sulle labbra e uno sguardo tenero che dedicava ai bambini e agli adulti, amava la compagnia e lo scherzo ma sapeva stare anche in silenzio quando necessario. Un uomo di Barbagia che quando pensava al calendario degli allenamenti non si lamentava se i bambini avevano il catechismo. «L’obiettivo di un tecnico – mi confidò un giorno – non deve essere quello di sfornare campioni ma di formare giovani cittadini capaci anche di cambiare sport e di seguire modelli positivi. Ragazzi che curano il corpo come l’anima, cercano un equilibrio che non può essere sacrificato in nome del successo». «Pitzinnos est ora de ischidare» era un suo slogan. Tra i suoi allievi Antonio Borrotzu che sembrava ormai perso a 16 anni e poi ha giocato in serie C con Tempio e Messina, Alessandro Brundu e Alessandro Cossu che non hanno avuto altrettanta fortuna ma ora seguono le orme del maestro e insegnano calcio ai bambini di oggi.
Dal 23 al 27 giugno la Polisportiva Orani ha organizzato la terza edizione del memorial a lui dedicato, invitando le squadre giovanili della zona, dal Goceano alla Barbagia, categorie primi calci, piccoli amici, pulcini, esordienti e giovanissimi nel campetto in sintetico nel cuore del paese. Il modo migliore per rendere omaggio a un educatore che amava stare con i bambini, accompagnarli, guidarli, educarli al rispetto delle regole. Un istruttore tenace, di nome e di fatto, che parlava al cuore degli atleti. Seguendo l’esempio di San Giovanni Bosco che mirava a prevenire i problemi dei giovani, piuttosto che curarli, aiutandoli a diventare persone libere, responsabili e felici, in grado di raggiungere il successo nella vita.Tenace ci ha insegnato che si può fare, servono pazienza umiltà e amorevolezza, virtù cristiane che non muoiono mai.
