20 Giugno 2026
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«Un politico guarda alle prossime elezioni, uno statista guarda alle prossime generazioni». Questa considerazione attribuita ad Alcide De Gasperi è attualissima. Oggi abbiamo molti politici ma rari statisti, intendendo per questi ultimi non solo i Presidenti del Consiglio ma anche i Governatori delle Regioni, i Presidenti delle Provincie, i sindaci, gli assessori ecc. Macchiavelli, assai crudamente, delineava il Nuovo Principe come colui che vuole conquistare e conservare il potere a qualunque costo, dal terrorizzare al blandire, dall’intimidire al lusingare, dalla connivenza all’insulto. Il suo orizzonte e l’oggi non certo il domani, il dopo di lui.
La politica nostrana, le nostre amministrazioni pubbliche, nella cosiddetta democrazia, sono diventate una lotta volta ad ottenere il consenso non per risolvere problemi; per occupare spazi non per aprirne dei nuovi; per conservare privilegi e rendite di posizione non per promuovere altri. Possiamo fare un paragone sgangherato ma non troppo: è come essere su di un treno dove il conducente (lo statista) è preoccupato di arrivare alla meta mentre i controllori (i politici) sono impegnati nel distribuire bibite, popcorn, patatine e fare comizi sulla necessità di aggiungere nuovi vagoni, altri ferrovieri, creare confort aggiuntivi. A costoro il treno non serve per viaggiare ma per dispensare favori, consolidare clientele, elargire prebende. Il treno può anche fermarsi, guastarsi, uscire fuori dai binari, prima o poi, non si sa quando, verrà aggiustato; nel frattempo la preoccupazione assillante e dominante del politico è quella di confermare ed acquisire nuovi voti. Per costoro se il treno riparte subito è una disgrazia non una vittoria.
Il capotreno, sensibile, almeno in apparenza, ai bisogni dei passeggeri, ha anche lui aspettative ed aspirazioni di non minore importanza. Pertanto propone e sollecita nuove vie ferroviarie inverosimili, futuristiche e fuori da ogni calcolo che anche la massaia di Cadone giudica assurde. L’importante è annunciare non realizzare, riempire la tasca non sacrificarla per un bene comune.
E così noi abbiamo politici ed amministratori, a tutti i livelli, che ecumenicamente si spartiscono quote del bilancio regionale, provinciale e comunale (su questo capitolo oggi escludiamo Nuoro) tra maggioranze ed opposizione per esaudire il loro campicello, per dare una pacca alle spalle dei loro abituali convitati. Al futuro ci pensa Dio, all’oggi ci pensiamo noi. Ma un futuro senza l’oggi non esiste.
Riassumiamo con le parole del teologo statunitense James Freeman: «Il politico pensa al successo del suo partito, lo statista al bene del suo Paese. Il politico si premura di adottare l’una o l’altra misura, lo statista di stabilire l’uno o l’altro principio. Infine, lo statista si premura di dare un indirizzo, mentre il politico si accontenta di lasciarsi sospingere dal vento». Mentre il politico si preoccupa innanzitutto dei suoi interessi e di quelli della sua corte, lo statista va oltre il proprio vantaggio immediato e guarda l’avvenire del suo Paese prima ancora del suo futuro come politico.
