In natura “nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma” diceva Antoine-Laurent de Lavoisier. Questo principio vale per la chimica ma anche per la società nel suo complesso. I mutamenti sociali, come anche le grandi rivoluzioni cancellano sicuramente parte del passato ma ne introiettano porzioni molto importanti. Ed è utile non dimenticarle per capire il presente. 

Con la brevità che ci è imposta facciamo un po’ di memoria su alcuni fenomeni sociali sardi. Partiamo dalla cultura ed epoca feudale, baronale, latifondista. In essa sono cresciuti avvocati, notai, esattori delle tasse e dei tributi, che avevano in comune un metodo: incamerare i beni (specie terrieri) di chi non poteva pagare parcelle, dazi e pratiche giuridiche (compreso il proprio testamento). Vivevano e prosperavano di espropri.

Qualcosa di non molto diverso accade con l’abigeato. Attenzione: non stiamo parlando di ladri di galline o furti di qualche pecora da parte di morti di fame. L’abigeato ha una propria organizzazione, logica e sintassi. Si può riassumere (magari decifrando la poesia “Sa nave corallina”) così: incrementare i propri beni; fare soldi; privare il concorrente o comunque l’altro del suo patrimonio; servirsi di servi e morti di fame per compiere “sa bardana”; far sparire il bestiame rubato per incrementare il proprio oppure intraprendere trattative con emissari e chertores per ottenere la restituzione in cambio “de sa bona manu”. 

All’abigeato succede la fase dei sequestri di persona: cambia l’oggetto sottratto ma non la logica dell’operare. Anche in questo caso non si può agire da soli; ci sono ruoli da distribuire; complicità da lubrificare; trattative da instaurare; conti da saldare; “colletti bianchi” che suggeriscono e dirigono nell’ombra. L’obiettivo finale sono i soldi; il proprio incremento patrimoniale anche a costo della rovina della vittima che a differenza della pecora non bela ed è più facile da prelevare. È stato Gianni Sannio, con la consueta lucidità e profondità di osservazione a porre in correlazione i due fenomeni, a rilevare che cambia la sintassi ma non la logica. 

C’è poi l’avvento della produzione e spaccio di droga, il narcotraffico. Le complicità e gli orizzonti si allargano, da paesani diventano nazionali ed oltre, cambia la tecnica e l’oggetto del delinquere ma non la mentalità (fare soldi su larga scala). Il sequestro di persona non è più conveniente perché più difficile da gestire; la legge e la strategia dello Stato sono diventate più difficili da aggirare. Per quanto riguarda rapine ed assalti a furgoni postali è cambiata la tecnologia ma non la logica rispetto alla strage di Sa Ferula o al famoso assalto al pullman a Paulilatino.

Domanda finale: C’è qualcosa di questa logica e modus operandi presente oggi nel nostro mondo politico ed istituzionale? A me pare di sì. Spesso e volentieri il fare politica corrisponde ad una sistemazione economica in mancanza di una vera e qualificata professione; si insultano e sgarrettano amici ed avversari come fosse normale; si cambiano casacche e sigle come si fa al mercato col migliore acquirente; si ricorre a ricatti (neanche tanto sottili) per piegare l’altro al proprio volere e asservirlo; c’è il confondere un bene pubblico e altrui con una proprietà personale. Si inizia dicendo di fare un servizio e si finisce col farla da padroni.