22 Settembre 2026
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Il 16 settembre è iniziata anche in Sardegna il nuovo anno scolastico. Molte le novità, sia a livello generale che territoriale. Al via in città l’accorpamento dei licei Asproni-Satta. Si crea una nuova realtà che numericamente è quasi speculare, in ordine di grandezza, al Liceo Fermi. Accorpati anche i due Istituti comprensivi Podda e Borrotzu. Accorpamenti che modificano definitivamente l’identità delle due più antiche scuole cittadine, l’Asproni e il Podda. Soppresso il Comprensivo di Orgosolo che viene accorpato a Oliena. I sindacati denunciano problemi nella individuazione del personale ed evidenziano che un insegnante su quattro è precario. Parlano di supplentite acuta. Le novità più importanti riguardano tuttavia il quadro generale.
Le Nuove Indicazioni nazionali
Entrano in vigore infatti le Nuove Indicazioni nazionali per le primarie e secondarie di primo grado di cui si è tanto discusso. Viene riservata maggiore attenzione alla grammatica, all’ortografia e alla pratica del corsivo, quasi superato dalla scrittura tipo-social e che realmente pone seri problemi ormai a tutte le età. Si raccomanda la pratica del riassunto e lo studio mnemonico della poesia. Nello studio della Storia si pone maggiore attenzione allo studio dell’Occidente. Nelle medie si dovrebbe reintrodurre un’ora settimanale, ancorché opzionale, del latino. La trattazione dei temi sulla sessualità avrà bisogno del consenso delle famiglie. Vietato l’uso degli smartphone in tutti gli ordini di scolarità, pur con la progressiva introduzione dello studio della AI, l’intelligenza artificiale.
Il rapporto Ocse-Pisa
Ma l’attenzione maggiore viene riservata, in questi giorni, al rapporto Ocse-Pisa che ha valutato competenze e abilità di circa 760 mila studenti quindicenni, frequentanti la seconda superiore, rappresentativi di 33 milioni di studenti in 91 paesi. La più grande valutazione dei sistemi di istruzione mai effettuata. Nonostante le forti opposizioni interne al mondo della scuola, in Italia hanno svolto i test Invalsi, base della rilevazione, quasi 9.000 alunni rappresentativi di circa 500 mila studenti. Questa edizione 2025 ha posto particolare attenzione alle scienze oltre che alla matematica, al problem solving in ambienti digitali e alla capacità di lettura che rappresenta la chiave di accesso alle altre discipline. A livello internazionale il rapporto ha dimostrato come le competenze medie degli studenti Ocse siano le più basse mai registrate così che «uno studente quindicenne su cinque presenta un livello insufficiente in scienze, matematica e lettura». Nel 2016 erano il 16%. Sono quindi pochi i paesi che registrano miglioramenti nelle graduatorie. Tra questi il Regno Unito che evidentemente, rispetto all’epoca di Tony Bliar, quando registrava una grave difficoltà del sistema di istruzione, è riuscito a risalire con decisione la china. Per quel che riguarda il nostro paese i risultati sono sostanzialmente stabili con un leggero calo rispetto al 2022 in italiano e matematica e un discreto recupero in scienze. Ciò che ha fatto dire al ministro Valditara che il nostro sistema tiene, attestandosi intorno alla media Ocse e in qualche caso superandola. Il Ministro si riferisce alla differenza tra il rapporto odierno e quello del 2022. Ma se andiamo più indietro, al rapporto 2016, non possiamo non osservare un forte calo in matematica, meno 22 punti, in lettura, meno 10. In controtendenza i risultati in scienze: più 15 punti. Il raffronto col 2016, effettuato prima del Covid, ci permette di comprendere che, al 2025, non abbiamo ancora recuperato a pieno le competenze che i nostri studenti avevano acquisito prima del periodo pandemico. La rilevazione finale sulle competenze in lettura fotografa la situazione più soddisfacente per l’Italia. La media Ocse in questo caso è di 461 punti. L’Italia ottiene 474 punti. Il rapporto certifica che sono leggermente diminuite le distanze tra Nord e Sud pur evidenziando come sia ancora determinante il contesto socio-economico in cui lo studente si muove. Le competenze acquisite generalmente da studenti espressione di contesti avvantaggiati superano quelle acquisite da studenti svantaggiati, specie in matematica. Questo dato riguarda la totalità della rilevazione a dimostrazione, se ancora ve ne fosse bisogno, che la scuola, pur offrendo a ciascuno una insostituibile occasione di formazione e crescita è, ovunque, ben lontana dall’essere mezzo di promozione e di riequilibrio sociale. Il rapporto ci consente di conoscere anche le abitudini di apprendimento dei nostri studenti. Quasi la metà dichiara di utilizzare l’IA nello studio almeno una volta la settimana. Nella ricerca, nella composizione dei testi scritti, anche se poi risultano essere indietro nelle competenze digitali e nel problem solving quando ormai il mondo dell’apprendere risulta sempre più condizionato dall’intelligenza artificiale. Soddisfacente la consapevolezza che gli studenti italiani hanno dei temi ambientali. Tre su quattro considerano importante prendersi cura della Terra e ritengono che il lavoro comune contribuisca ad affrontare positivamente l’emergenza climatica. Meno positiva l’integrazione in ambiente scolastico dei nostri studenti. Dichiarano, per un quarto, di non sentirsi realmente parte della scuola, cioè inclusi e in sintonia con gli altri. Prova ne sia il considerevole numero di assenze effettuato rispetto ai loro coetanei degli altri Paesi. Comune, in tutta l’area Ocse, secondo quanto afferma il direttore del Rapporto Andreas Schleicher, l’insofferenza dei ragazzi nei confronti di testi scritti appena complessi e lunghi. Viene registrato «l’aumento drammatico dei lettori frettolosi» direttamente collegato al bombardamento di informazioni, immagini digitali dei social e dei telefonini. Per questo è sempre più auspicato il divieto di questi strumenti a scuola. Così si avvia l’anno. Diverso tutti gli anni e tutti gli anni uguale…

