18 Aprile 2026
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Il signor Francesco Gallarato ci parla un po’ delle condizioni della medicina a Nuoro, precisamente all’ospedale San Francesco.
Signor Francesco, ci descrive un po’ della sua biografia?
«Io sono nato a Nuoro, mio padre è di origini piemontesi, ma io sono nato esattamente a Nuoro, da madre di Bitti. Poi purtroppo mia madre è morta del mio parto e mio padre si è risposato a Orune. Ho vissuto sempre qui a Nuoro e ci tengo tantissimo a questa città che ha dato lustro alla medicina. Ricordo quando ero giovane che molti venivano da fuori per farsi curare dall’ospedale dove c’erano delle eccellenze a livello nazionale e anche internazionale. Purtroppo oggi, insieme ad altri compagni di viaggio, come io li chiamo, ho preso atto delle difficoltà del reparto di Oncologia di Nuoro».
Lei è un malato oncologico: come lo ha scoperto e dove si è curato?
«D’improvviso ho avuto un ittero, mi sono rivolto all’ospedale, al reparto di Medicina, dove, devo dirlo, ho trovato delle ottime persone, due infermieri per tanti pazienti. Io vi ho vissuto per un mese. Dopodiché la mia famiglia si è rivolta a Verona al dottor Massimiliano Tuveri, un medico eccezionale che ho conosciuto sia dal lato professionale (mi ha sottoposto ad un intervento di 12 ore) e sia da quello umano: è stato presente ogni giorno dei miei tre mesi di ricovero a Verona. Quando aveva vinto il concorso per la struttura complessa di Chirurgia Generale a indirizzo Oncologico dell’Arnas Brotzu a Cagliari, ero rimasto entusiasta e felice. Verona è una bellissima città, ma è cara. E lo ripeto, il dottor Tuveri mi ha dato le possibilità anche di risparmiare qualcosa presso alcune associazioni cattoliche, tipo la Cilla. Noi sardi siamo costretti, per salvarci, a fare i cosiddetti viaggi della speranza».
Nel caso del dottor Tuveri c’è qualcosa di anomalo. Un luminare del settore oncologico si presenta a Cagliari e qui non gli danno la possibilità manco di fare un intervento. Si trasferisce a Lanusei e probabilmente andrà via anche da lì. Ecco, attualmente lei è in carico al reparto di oncologia a Nuoro, possiamo descrivere questa condizione?
«Purtroppo il tumore al pancreas è balordo, diciamo così, anomalo. Quando tutto sembrava finito, sei mesi fa, la dottoressa Succu ha notato che c’era qualcosa di anomalo nel polmone sinistro, due noduli. Gli approfondimenti hanno diagnosticato che erano due metastasi. La terapia oncologica per il pancreas l’avevo fatta qui a Nuoro e già allora notavo delle difficoltà che oggi si sono aggravate.
Oggi due dottoresse, la dottoressa Succu e la dottoressa Porcu, danno il massimo in quanto a dedizione, professionalità e umanità. A noi malati oncologici serve anche quello, il lato umano. Noi abbiamo a fianco dottoresse, infermiere, Oss che ci sorridono, che ci incoraggiano. Mi chiedo perché in un reparto come quello non ci sia la possibilità di ampliare questo organico, visto che c’è un aumento massiccio di malati. Perché non dare una mano a queste due dottoresse?
Io lo devo dire, proprio nel periodo del ciclone, sono stato a fare la terapia chemioterapica e la dottoressa Succu alle 7.30 era lì. Aveva dormito a Nuoro perché non era sicura di poter viaggiare ed essere presente in ospedale. Non può essere che un reparto di questo genere ricada sulle spalle di due bravissime dottoresse. E tra l’altro, prima o poi, ma è già così, vari malati che devono fare la chemioterapia verranno dirottati in altre strutture, proprio perché è umanamente impossibile affrontare questi problemi con un organico ridotto all’osso».

