17 Agosto 2026
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Un tributo alla memoria e alle radici di una comunità che basava la propria economia e identità attorno alla pastorizia. Grazie all’opera dell’artista-ceramista Pino Muggianu, Orgosolo rende omaggio a “Sa hapra mannalitha” e a “Su mannalitharju”, simboli di una realtà che per decenni ha accompagnato la vita quotidiana del paese.
L’opera vuole ricordare una tradizione strettamente legata alla cultura agro-pastorale locale, quando la presenza in casa di una o due capre rappresentava una risorsa fondamentale per molte famiglie. Il loro latte costituiva infatti una preziosa garanzia di sostentamento, soprattutto per i bambini e gli anziani, in un’epoca in cui le difficoltà economiche rendevano indispensabile sfruttare al meglio ogni risorsa disponibile.
Le capre erano presenti in molte delle abitazioni e facevano parte integrante della vita familiare. Ogni mattina, il capraio del paese, conosciuto come “Su mannalitharju”, percorreva la via principale raccogliendo il gregge in un punto stabilito. Le capre, una dopo l’altra uscivano dalle case, in genere accompagnate dal proprietario, per unirsi al gregge e incamminarsi verso i pascoli della montagna. Il capraro conduceva il gregge nelle zone di pascolo, dove gli animali trascorrevano l’intera giornata. Solo al tramonto iniziava il viaggio di ritorno verso il paese, con le capre che, una volta arrivate in periferia, rientravano autonomamente nelle rispettive abitazioni, riprendendo il loro posto all’interno della vita domestica, donando alla famiglia il loro latte.
È proprio quell’immagine, così viva nella memoria degli anziani e quasi sconosciuta alle nuove generazioni, che Pino Muggianu ha voluto riportare alla luce. Lo ha fatto trasformando le strade di Orgosolo in un grande racconto a cielo aperto.
Passeggiando nel centro storico, il visitatore si imbatte improvvisamente in presenze discrete e silenziose. Accanto alle porte delle abitazioni, all’imbocco dei vicoli, compaiono le sculture, in ceramica e ferro battuto, delle antiche “hapras mannalithas”. Non sono tutte uguali. Ognuna possiede un carattere, una storia, un nome che richiama un tratto distintivo, un colore del mantello, un modo di comportarsi o un ricordo custodito da chi le ha conosciute.
Così, quasi come in un gioco tra memoria e immaginazione, fanno capolino Murripinta e Melinedda da via I Maggio, Bassitta e Luchidedda da via Mazzini, Varvihana da via Giotto, Pichidedda dal vicolo Repubblica e Campanedda da via Municipio. Accanto a ciascuna scultura una targa racconta un frammento di vita, una testimonianza, un ricordo che restituisce voce a un passato ancora profondamente radicato nell’identità del paese.
Il percorso raggiunge uno dei suoi momenti più significativi sulla parete laterale del vecchio Municipio. Qui l’opera di Pino Muggianu incontra il contributo di Francesco Del Casino, maestro dei murales orgolesi, che ha voluto inserire una delle sculture all’interno di un grande Murale. Un dialogo tra linguaggi artistici diversi che amplifica il messaggio dell’opera e ne rafforza il valore simbolico. A completare questo intreccio tra arte e memoria è il contributo di Banne Sio, studioso della lingua e delle tradizioni della Sardegna, autore di una poesia dedicata proprio a “Sa Hapra Mannalitha”. Nei suoi versi si coglie tutta la gratitudine di una comunità verso un animale che ha accompagnato la crescita di generazioni di orgolesi:
“Cantos pitzinnos tue ch’as pesau,
mannalitha fis bianca che nie;
creschios sanos grasias a tie,
pro cussu mai t’ant ismenticadu.”
Parole semplici e profonde che assumono il valore di un ringraziamento collettivo.
Il viaggio nella memoria trova infine il suo approdo naturale in Piazza del Popolo, luogo simbolo della storia civile e sociale di Orgosolo. Qui, tra i ricordi delle giornate di Pratobello, dei mercati e delle grandi assemblee popolari, si erge nella parete centrale una grande scultura in ceramica raffigurante due “hapras mannalithas” e accanto a loro “su mannalitharju”. Un’immagine che sembra custodire l’anima stessa del progetto.
Con questa iniziativa, Orgosolo non celebra soltanto una tradizione del passato. Celebra una parte della propria identità. Restituisce dignità a uomini, animali e gesti quotidiani che hanno contribuito, nel silenzio, alla costruzione della comunità. E lo fa nel modo più autentico: trasformando le sue strade in un museo della memoria, dove ogni vicolo racconta una storia e ogni scultura invita a fermarsi, osservare e ricordare.
Peppino Rubanu

