21 Febbraio 2026
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«Era il 20 febbraio del 1993, quando i disegni del Padre giunsero a compimento, ascoltando la sua ultima preghiera di morire tra i campesinos. Morì così quel missionario che tanto aveva fatto battere il suo cuore per i più poveri: andò verso l’abbraccio eterno dell’amore del Signore. Fu più un trionfo che un funerale: quel lunedì mattina il sole splendeva forte, il picchetto d’onore dell’esercito fece spazio agli uomini che portavano sulle spalle la bara, i bambini spargevano fiori: ora toccava a lui, dal cielo, benedire il suo popolo». Forse può sembrare strano partire dalla morte di una persona per parlare di quanto la sua figura sia meravigliosa, ma la nascita al cielo di Padre Sebastiano non è stata la sua fine, anzi, è stato il proseguimento dell’opera che aveva iniziato su questa terra.
La sua figura mi ha sempre appassionato perché enigmatica: come poteva un uomo così “fragile”, costretto su una sedia a rotelle, a fare quanto faceva? Era inconcepibile nella mia mente, poi ho iniziato a leggere la sua storia con gli occhi del cuore ed è lì, anche grazie ai racconti dei suoi familiari, che ho deciso di scrivere la tesi di Baccalaureato in Scienze Religiose su di lui. Più entravo nel vivo e negli scritti che parlavano di lui, più la gioia e l’incredulità aumentavano: ha dato vita concreta a ciò che per tutti era impossibile, seguendo il Vangelo. Ho trovato nella figura di Padre Sebastiano una semplicità, genuinità, forza, mitezza, coraggio e umiltà, vivendo ogni giorno con un unico pensiero: i suoi poveri.
Cosa può dire la sua vita a un giovane della nostra società? È una delle prime domande a cui ho provato a dare risposta nel mio lavoro: al primo posto oso mettere la speranza sempre viva. La malattia che lo ha segnato facendolo veramente soffrire, non è stata causa di abbandono o sfiducia, ma di un nuovo modo di porsi di fronte a ciò che doveva affrontare; aveva una carrozzina? Nessun problema, grazie alla sua Jeep riusciva a raggiungere chiunque. Andava in ogni ufficio per riuscire ad ottenere permessi, fondi e tanto altro; si presentava davanti ai grandi del potere con richieste specifiche e il giusto pizzico di testardaggine che gli avrebbero permesso di andare avanti nella missione.
Il libro che parla della sua vita e delle sue opere, scritto da un suo compaesano e confratello Padre Paolo Monni, si intitola Un Gigante in carrozzella: si può definire un ossimoro, ma quanto è reale? Quanto veniva visto davvero come un gigante di bontà, amore, dolcezza, forza e tutto quanto alla ragione gli viene difficile attribuire a una condizione così “fragile”? Per Padre Sebastiano la fragilità non era un problema: ha sofferto sì, ha condiviso tutta la sua vita con questa croce sapendo di non aver cura. È stato un eroe? Non userei questa parola sapendo che a lui stesso non piacerebbe, la sua umiltà non lo permetterebbe. È stato un santo su questa terra con i suoi difetti, i suoi pregi; ha vissuto fino in fondo il sì detto al Signore dove l’obbedienza lo portava. Avrà sofferto la nostalgia di casa, avrà pianto per il dolore, per aver perso qualcuno, per non essere riuscito ad aiutare tutti, avrà giocato con i bimbi, scherzato con i ragazzi.
Nel libro si legge della carrozzina che diventa pulpito e confessionale: ciò che mi ha colpito è il fatto che la malattia avesse sicuramente una parte importante nella vita quotidiana, ma lui ha scelto di non farla diventare il centro, perché il suo centro era l’amore per Dio.
Penso che a guardarlo, la prima cosa che si notava era il suo sorriso, poi la sua forza e forse, dopo, ci si accorgeva dalla carrozzina. Ha spezzato ogni pregiudizio stando ultimo tra gli ultimi: un uomo in carrozzina che aiuta le popolazioni bisognose? Oppure: un servo di Dio che concretizzò il Vangelo? Per il mondo non avrebbe mai potuto portare avanti quanto ha fatto, ma chi più di lui ha creduto nelle parole di san Paolo «Ti basta la mia grazia; la mia potenza, infatti, si manifesta pienamente nella debolezza» (2Cor 12,9a). L’attenzione per l’altro è la caratteristica che più risalta nella vita di Padre Sebastiano: tutto poteva aspettare, ma non un povero che aveva fame, un uomo che si voleva confessare, un bimbo che voleva abbracciarlo.
Alla conclusione di queste righe vorrei lasciare un pensiero personale su quanto Padre Sebastiano ha fatto per me in quei mesi di lavoro e che continua, a compiere dal cielo. Nel 21simo capitolo dell’Apocalisse si narra di un lamento che sarà consolato, di lacrime asciugate, di una nuova città che splende, delle opere del Signore che farà nuove tutte le cose. Ed è questo che mi porto nel cuore e con il mio lavoro ho cercato e cerco di comunicare. Tutte le volte che le persone pensano che qualcosa sia impossibile, si sentono incapaci, fallibili, sole e hanno paura, tutte le volte che pensano di non essere abbastanza, di avere qualcosa che non va bene e di conseguenza di non andar bene, agli occhi di Dio appaiono come preziose; Lui prende su di Sè errori, passato, malattie, imprevisti e chiede all’uomo di costruire insieme un capolavoro. I capolavori non sono perfetti secondo un’ottica visiva, ma sono perfettibili con l’amore del Signore. Padre Sebastiano ha detto sì al Signore, lasciandosi trasportare da questo amore e fidandosi di quanto ancora non sapeva. Siamo tutti figli amati da Dio e preziosi ai suoi occhi da sempre.
Ho iniziato queste righe ricordando la sua nascita al cielo, per arrivare a benedire ed essere grata per la sua vita su questa terra, ben 100 anni fa. Grata a lui per essere entrato nelle mia vita e avermi fatto gustare la gioia dell’essere amati, grata alla famiglia che mi ha permesso di conoscerlo e di entrare sempre più in comunione con lui e con loro, e grata per quanto ha fatto e ancora continuerà a fare dal cielo.
Buon compleanno Padre Sebastiano, a nor videre issa Santa gloria!
Angela Rita Gisellu

