Nel corso di questo centesimo anno cercheremo di mettere sul tavolo problemi enormi sui quali abitualmente si sorvola pensando un domani che non ha le basi dell’oggi. Guardiamo la realtà nuda e cruda seppure nell’ottica di essere seminatori di speranza, cosa ben diversa dai proclami quotidiani di mirabilie.

Iniziamo con un dato di fatto. A Nuoro e nel suo territorio, come in Sardegna e nelle regioni del Mezzogiorno, il numero dei pensionati ha superato quello delle persone attive nel mercato del lavoro. Più pensioni e meno buste paga. L’allarme è stato lanciato da diverse ricerche, statistiche e studi, pensando a quello che nei prossimi anni potrebbe avere pesanti ricadute sul sistema economico ed assistenziale. 

Secondo questi report, nell’Isola – così come in Sicilia, Puglia, Campania e Calabria – ci sono molti più pensionati che occupati. Precisamente (dati riferiti 2023): 649mila persone ricevono l’assegno di pensione, mentre 566mila risultano attive nel mondo del lavoro percependo una busta paga. Una differenza di 83mila unità che pone il rapporto pensionati-occupati della Sardegna al quintultimo posto in campo nazionale.

Guardando i dati per provincia, solo a Cagliari il saldo è positivo e pende dalla parte degli occupati, che sono 163mila contro i 153mila pensionati. Nelle altre province, invece, prevalgono nel numero coloro che non hanno un impiego e percepiscono l’assegno di pensione. Nella classifica del “saldo” delle 107 province prese in considerazione dalla Cgia troviamo Sassari all’82esimo posto (188mila pensionati-171mila occupati), Oristano all’85esimo posto (71mila pensionati-50mila occupati), Nuoro all’88esimo posto (91mila pensionati-70mila occupati) e il Sud Sardegna addirittura al 98esimo posto (146mila pensionati-112mila occupati, con una differenza di 34mila unità). Le previsioni a breve termine sono di gran lunga pessimistiche visto il drammatico calo demografico, la fuga delle forze giovani e la crescente platea della popolazione anziana.

A Nuoro, come nel resto d’Italia (con l’eccezione per ora del Nord) è a rischio la sostenibilità economica del nostro sistema sanitario e previdenziale. È una questione di conti e di bilanci dai quali non si può scappare. Se i pensionati prevalgono sugli operai e impiegati, la spesa pubblica non potrà che aumentare, mentre le entrate fiscali sono destinate a scendere. E questo, nel giro di pochi anni, farà saltare l’equilibrio dei nostri conti pubblici, già pesantemente gravati dal debito (su questo punto torneremo nei prossimi numeri de L’Ortobene).

In questo scenario è evidente la difficoltà di far quadrare i conti pubblici e far fronte all’aumento della spesa sanitaria, pensionistica, farmaceutica e di assistenza alle persone. I bisogni impellenti un tempo erano gli asili, oggi sono le case di riposo e le Rsa, l’assistenza domiciliare. Le prospettive di impiego sorridono ai badanti non certo agli operai. E Nuoro continua a trastullarsi dimenticando ceti sociali oggi particolarmente numerosi e fragili: malati di Alzheimer (era stato inaugurato un giardino per loro, poi destinato ad altro uso); autistici, il centro loro destinato (realizzato e finanziato per decollare) è ancora vergognosamente chiuso; Rsa se ne parla da decenni senza coagulare niente; rette delle case di riposo, giustamente aumentate viste leggi e norme approvate senza chiedersi chi pagherà ma insostenibili per un semplice anziano. Comunque è chiaro che lo sviluppo di un territorio non può basarsi sulle pensioni.