Dio, comunione d’amore
Commento al Vangelo di domenica 31 maggio 2026 - Santissima Trinità - Anno A
di Alessandro Mesina
Masaccio, Trinità (1427), Basilica Santa Maria Novella, Firenze
3' di lettura
30 Maggio 2026

Dopo aver terminato il Tempo di Pasqua con la Domenica di Pentecoste, la Liturgia ci propone, riprendendo il cammino del Tempo Ordinario, la contemplazione di Dio nella sua essenza: la Santissima Trinità, Padre, Figlio e Spirito Santo.

Il Vangelo che ascolteremo questa domenica si inserisce in questo grande mistero della nostra fede. Gesù, conversando con Nicodemo, arriva all’apice del suo discorso, mostrando le vere intenzioni di Dio nei confronti della storia e dell’umanità: «Dio – dice – ha tanto amato il mondo da dare il Figlio, unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna» (Gv 3,16). Il mondo, anche se immerso nell’errore e nel peccato, è oggetto dell’amore di Dio, al punto che Dio stesso sceglie di abitarlo, prima «con segni e prodigi» (cfr Dt 4,34. 6,22. 26,8 e altri), e poi mandando il suo stesso Figlio, il volto della misericordia del Padre, come disse Papa Francesco (cfr Misericordiae vultus, 1). Attraverso l’opera del Figlio, che ha restaurato l’immagine dell’uomo ferita dal peccato, Dio ha voluto che quella stessa opera continuasse attraverso la Chiesa sotto l’opera e la guida dello Spirito Santo.

L’amore di Dio per il mondo è tale che Gesù stesso, che «compie le opere del Padre» (cfr Gv 10,37), opera come il Padre, e con lo stesso amore. Lo spiega bene san Paolo, quando dice: «Cristo ha amato la Chiesa e ha dato se stesso per lei» (Ef 5,25b). Padre, Figlio e Spirito Santo vivono in una relazione di amore reciproco, e in questa relazione Dio chiama anche l’uomo ad entrare. Credere nel nome del Figlio di Dio (cfr Gv 3,18) significa entrare nell’amore eterno di Dio, vivere con la consapevolezza e la certezza che Dio dall’eternità ci ha pensati, amati e desiderati. Celebrare la Trinità significa celebrare il disegno di Dio di arrivare fino a noi, perché sappiamo che non siamo frutto del caso, ma anzi siamo oggetto da parte di Dio di un amore intramontabile, come disse papa Giovanni Paolo I.

Dio, lontano dall’essere un meccanismo ben oliato e funzionante, è in realtà essenzialmente amore, come dice l’apostolo Giovanni nella sua prima lettera. La Trinità non è qualcosa che funziona, ma è Qualcuno che esiste e ama, e nella sua eterna libertà e volontà vuole che anche noi viviamo, per avere la vita eterna. In questa comunione di amore, in cui Dio ci sostiene e nutre continuamente, troviamo i nostri fratelli e sorelle, i nostri cari defunti, e tutti coloro che hanno creduto in Cristo; siamo chiamati a vivere, come dice una preghiera eucaristica, santi tra i santi, perché nel segno della Trinità, che tracciamo ogni giorno e forse con troppa abitudine, possiamo testimoniare l’amore di Dio.

Chiediamo al Signore la grazia di vivere nella sua comunione di amore, con la consapevolezza che siamo figli amati dal Padre, fratelli e amici di Cristo, comunità dell’amore mossa dallo Spirito Santo.


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