La risposta autentica
Commento al Vangelo di domenica 27 settembre 2026 - XXVI Domenica del Tempo Ordinario - Anno A
di Alessandro Sale
Andrei Mironov, Parabola dei due figli (2012)
4' di lettura
26 Settembre 2026

Il testo presenta la breve parabola dei due figli, attraverso la quale Gesù affronta il rapporto tra la parola pronunciata e la sua concreta attuazione. Il contesto è quello della controversia con i capi dei sacerdoti e gli anziani del popolo, che hanno messo in discussione l’autorità di Gesù. La parabola mette in luce la questione su chi accoglie realmente la volontà di Dio.

Il padre si rivolge ai due figli con la stessa richiesta: «Figlio, oggi va’ a lavorare nella vigna». Il primo risponde negativamente, ma poi cambia idea e va. Il secondo risponde immediatamente in modo positivo, ma non compie quanto ha detto. La differenza tra i due sta nel rapporto tra parola e azione, tra l’apparenza dell’obbedienza e la sua realtà.

Gesù chiede ai suoi interlocutori: «Chi dei due ha compiuto la volontà del padre?». La risposta è evidente: il primo. Non viene considerata decisiva la parola iniziale, ma la decisione successiva di compiere ciò che il padre aveva chiesto. Il primo figlio non è però un modello perfetto: egli inizia dicendo «non ne ho voglia». La sua obbedienza nasce da un cambiamento. Proprio questo elemento è importante, perché lascia spazio alla possibilità di una conversione. La volontà di Dio può essere accolta anche dopo un rifiuto iniziale; ciò che conta è che la persona si lasci trasformare e arrivi concretamente a compierla.

Il secondo figlio rappresenta invece una forma di obbedienza soltanto dichiarata. Il suo «sì» immediato produce un’immagine positiva, ma rimane senza seguito. La parabola critica così una religiosità ridotta alle parole e alle appartenenze formali. La relazione con Dio non può essere verificata soltanto attraverso ciò che l’uomo dice di credere o attraverso il ruolo che occupa nella comunità; deve diventare una scelta concreta.

L’applicazione della parabola ai pubblicani e alle prostitute rende il messaggio ancora più radicale. Gesù afferma che essi «vi passano avanti nel regno di Dio» perché hanno creduto alla predicazione di Giovanni il Battista. Non viene esaltata la loro condizione precedente, né si dice che le loro azioni siano irrilevanti. Il punto è un altro: coloro che erano considerati lontani hanno accolto la chiamata alla conversione, mentre coloro che si ritenevano più vicini a Dio hanno rifiutato di credere. Il criterio decisivo diventa quindi la risposta effettiva alla parola di Dio.

Il riferimento a Giovanni collega il brano alla predicazione profetica che prepara la venuta di Gesù. «La via della giustizia» indica una vita conforme alla volontà di Dio e trova nella conversione il suo punto di passaggio. I capi religiosi hanno visto ciò che accadeva, ma non hanno cambiato atteggiamento. Il loro problema è il rifiuto della conversione.

La parabola mette così in relazione fede, conversione e obbedienza. Credere non significa soltanto riconoscere verbalmente una verità religiosa, ma lasciarsi raggiungere dalla parola fino a modificare il proprio comportamento. Il testo conserva una prospettiva di speranza: un «no» non è necessariamente definitivo. La possibilità di cambiare rimane aperta.

Questa pericope presenta quindi la fede, come una realtà dinamica, nella quale la risposta autentica a Dio si riconosce dai frutti concreti. La distanza iniziale può essere superata, mentre una vicinanza dichiarata può rivelarsi vuota. La vera obbedienza non consiste nel pronunciare la risposta corretta, ma nel lasciarsi trasformare dalla parola ricevuta e nel tradurla nella vita. Anche quando sembra ormai definitiva.


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