Dati societari
L’Ortobene
Piazza Vittorio Emanuele 8
08100 Nuoro
–
Autorizzazione del Tribunale
di Nuoro n. 35/2017 V.G.
CRON. 107/2017 del 27/01/2017
C.F. 93003930919
–
Direttore Responsabile:
Francesco Mariani
Il brano evangelico che illumina questa domenica è quello riguardante le cosiddette “beatitudini”, e si presenta come il primo dei cinque discorsi di Gesù secondo la versione matteana. Sempre lo stesso evangelista descrive Gesù sul monte, come in vari altri episodi: il luogo non è casuale, ma simboleggia l’autorità con cui parla Gesù, il nuovo Mosé. Il brano, con terminologie sotto forma di ritornello, mostra il vero volto del Padre, colmo delle virtù quali la giustizia, la misericordia, la speranza di una vita trasformata; in particolare, le beatitudini non sostituiscono il Decalogo, bensì completano la Legge mosaica. «In realtà, nell’ottica propria del discorso della montagna, le Beatitudini non sono tanto le condizioni che Gesù pone a chi vuole seguirlo. Sono già esse stesse un annunzio di salvezza, sono già l’anticipo del regno di Dio su questa terra». (Luca Mazzinghi)
Esse vengono presentate come un nuovo programma di vita: nel linguaggio contemporaneo, Gesù non mostra solo una proposta, ma anche un cammino educativo a cui siamo invitati. La bellezza di questi otto inviti che il Salvatore rivolge al popolo è quella di una promessa che profuma di eternità: se notiamo, infatti, nulla si ferma lì, ma tutto va oltre (e ciò è esplicitato dai verbi al futuro utilizzati da Gesù). Questa promessa, dunque, è di felicità: «Rallegratevi ed esultate»! (Mt 5,12)
Un altro fondamentale aspetto del testo, secondo la versione di Matteo, è dato dal Cristo, il quale fa in modo che anche i poveri e i piccoli prendano parte a queste beatitudini e benedizioni; in particolare le prime tre annunciano che uomini considerati «maledetti» o comunque scartati della società, «prendono posto» nel Regno preparato da Dio: è questo lo stravolgimento che ancora una volta attua Gesù. Commenta Joseph Ratzinger: «Proprio coloro che secondo criteri mondani vengono considerati poveri e perduti sono i veri fortunati, i benedetti, e possono rallegrarsi e giubilare nonostante tutte le loro sofferenze. Le Beatitudini sono promesse nelle quali risplende la nuova immagine del mondo e dell’uomo che Gesù inaugura, il “rovesciamento dei valori”».
Ancora una volta, anche in questo Tempo Ordinario, è Gesù che ci ricorda che i poveri, i piccoli (dunque gli ultimi), sono i protagonisti delle sue promesse, dell’evangelo stesso. «Verso i poveri, infatti, Dio mostra predilezione: prima di tutto a loro è rivolta la parola di speranza e di liberazione del Signore e, perciò, pur nella condizione di povertà o debolezza, nessuno deve sentirsi più abbandonato. E la Chiesa, se vuole essere di Cristo, dev’essere Chiesa delle Beatitudini, Chiesa che fa spazio ai piccoli e cammina povera con i poveri, luogo in cui i poveri hanno un posto privilegiato». (Papa Leone XIV)
Le beatitudini si dimostrano sempre più positive, esortano a vedere il buono anche nelle situazioni di male che vengono presentate: nel pianto, ci spingono a vedere che siamo umani e abbiamo un cuore, nella mitezza mostrano che si rinuncia all’aggressività. Esse, in modo paradossale, vanno contro le logiche del mondo e portano a scegliere, nella differenza, se vivere una vita piena o superficiale. In sintesi, le beatitudini sono otto occasioni che Dio ci dona per trovarlo e vivere con Lui; a noi il passo decisivo se abbracciarle o lasciarle.