Tutti noi siamo Lazzaro
Commento al Vangelo di domenica 22 marzo 2026 - V Domenica di Quaresima - Anno A
di Alessandro Mesina
Léon Bonnat, La risurrezione di Lazzaro (1857)
3' di lettura
21 Marzo 2026

Una domenica dopo l’altra, il nostro cammino di Quaresima ci rivela l’identità e la missione di Gesù. Dopo aver detto «Io sono il Messia» (Gv 4,26) e «Io sono la luce del mondo» (Gv 9,5), oggi Gesù ci dice «Io sono la risurrezione e la vita» (Gv 11,25). Il messaggio centrale della Pasqua diventa sempre più esplicito.

Nel quadro struggente della morte di Lazzaro, stimato dalle sorelle e dagli amici e scomparso prematuramente a causa della malattia, Gesù si lascia coinvolgere in tutta la sua umanità: accoglie il dolore di Maria e Marta, e lui stesso si lascia andare a una profonda commozione. Gesù infatti «amava Marta e sua sorella e Lazzaro» (Gv 11,5). 

Nessuno credeva che Lazzaro sarebbe risuscitato: l’evangelista precisa che Lazzaro era morto «già da quattro giorni» (Gv 11,39), abbastanza perché il corpo si disfacesse e l’anima lo lasciasse, secondo gli insegnamenti dei rabbini. 

Inoltre, c’è un’altra morte che aleggia sopra Gesù e i suoi. L’evangelista ci racconta che Gesù è reduce da un’accesa discussione con i Giudei al tempio di Gerusalemme. Nonostante il pericolo di essere catturato o ucciso, Gesù sceglie di tornare con gli apostoli in Giudea, addirittura a Betania, a «meno di tre chilometri» (Gv 11,18) da Gerusalemme.

In questo racconto, dove tutto parla di morte, Gesù coglie una possibilità di salvezza; prega il Padre, e lo fa come se lo avesse già esaudito: «Padre, ti rendo grazie perché mi hai ascoltato» (Gv 11,41). È la preghiera del cristiano, che si abbandona a Dio, non con rassegnazione, ma con confidenza. Con la stessa fiducia con cui si è rivolto al Padre, Gesù chiama Lazzaro a uscire dal sepolcro, così com’è: ancora avvolto dalle bende e con il volto coperto dal sudario, ma vivo grazie alla forza di Dio.

È questa la verità profonda dietro il Vangelo di oggi: Dio ci ama talmente tanto che non si rassegna alla nostra morte, e sceglie di chiamarci a vivere di nuovo. Per quello stesso amore, Dio desidera che anche noi scegliamo di vivere: come dice Sant’Agostino, «Dio, che ti ha creato senza di te, non può salvarti senza di te» (Sermo CLXIX,13).

Il nome di Lazzaro significa letteralmente “Colui che è aiutato da Dio”. In definitiva, tutti noi siamo Lazzaro. Abbiamo bisogno che Dio ci liberi dalle nostre “morti”, da tutte quelle situazioni che non ci permettono di vivere con noi stessi e con gli altri, e che talvolta crediamo irrimediabili. Solo Dio, autore della vita, può rialzarci e donarci una vita nuova, autentica, che già ora ha sapore di eternità; tuttavia, chiede che siamo noi ad accogliere liberamente questa vita.

Accogliamo quindi l’esortazione di Gesù a uscire fuori dai nostri sepolcri, così come siamo: feriti e bendati, ma «vivi per la potenza di Dio» (cfr 2Cor 13,4). Esattamente come il Risorto.


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