Un cuore libero e disponibile
Commento al vangelo di domenica 12 luglio 2026 - XV Domenica del Tempo Ordinario - Anno A
di Alessandro Sale
Edvard Munch, Il seminatore (1913), Museo Munch, Oslo
3' di lettura
11 Luglio 2026

La parabola del seminatore è una delle pagine più conosciute del Vangelo, ma la sua forza non sta anzitutto nella descrizione dei diversi terreni. Il protagonista è il seminatore, immagine di Dio, che continua a seminare con una generosità che supera ogni criterio umano. Egli non seleziona il terreno, non misura le probabilità di successo, non trattiene il seme. Lo affida a tutti, perché la sua Parola è destinata a ogni uomo. È questa la prima rivelazione del Vangelo: Dio non si stanca di parlare al cuore dell’umanità e continua a offrire la possibilità di una vita nuova.

Il seme è la Parola del Regno. Essa possiede in sé una forza vitale che non dipende anzitutto dalla capacità del seminatore umano, ma dalla fecondità che Dio stesso vi ha posto. Tuttavia, la Parola non agisce in modo magico. Chiede di essere accolta, custodita e lasciata maturare. Per questo Gesù descrive i diversi terreni, che rappresentano le molteplici disposizioni del cuore umano.

Il terreno della strada è il cuore che ascolta senza lasciarsi coinvolgere. La Parola rimane in superficie e viene presto dispersa. Il terreno sassoso è l’entusiasmo di chi accoglie il Vangelo con gioia, ma senza radici profonde: alla prima prova tutto si dissolve. Il terreno pieno di spine raffigura un cuore diviso, dove la Parola convive con le preoccupazioni, l’illusione della ricchezza e tutto ciò che lentamente soffoca la vita interiore. Non si tratta necessariamente di rifiutare Dio, ma di lasciarlo diventare una presenza marginale, fino a renderne sterile il dono.

Infine vi è la terra buona. Non indica un cuore perfetto, ma un cuore disponibile, capace di ascoltare con perseveranza. La fecondità non nasce dalle qualità dell’uomo, ma dall’incontro tra la grazia di Dio e una libertà che si lascia plasmare. Per questo il raccolto è sorprendente: trenta, sessanta, cento per uno. Là dove il Vangelo trova spazio, Dio realizza sempre molto più di quanto l’uomo possa immaginare.

Questa parabola rivela anche lo stile con cui Dio opera nella storia. Egli non impone la sua presenza, ma affida la sua Parola alla libertà dell’uomo. Il Regno cresce nel silenzio, con la pazienza del contadino che sa attendere i tempi della maturazione. Anche quando il terreno sembra arido o il raccolto appare deludente, Dio non smette di seminare. La sua fedeltà precede ogni nostra risposta e continua a suscitare possibilità di conversione.

Il Vangelo ci invita così a non domandarci anzitutto quale terreno siano gli altri, ma quale spazio trovi oggi la Parola nel nostro cuore. Ogni ascolto autentico richiede conversione, perché la Parola non è un semplice insegnamento, ma la presenza viva di Cristo che desidera trasformare la nostra esistenza. Accoglierla significa permettere al Signore di dissodare la durezza del cuore, di togliere le pietre delle nostre paure e di strappare le spine che soffocano la speranza.

La parabola si conclude con un invito che attraversa ogni tempo: «Chi ha orecchi, ascolti». Non basta udire la Parola; occorre lasciarsi abitare da essa. Solo allora il seme del Regno porta frutto e la vita del credente diventa, a sua volta, terra feconda nella quale Dio continua a seminare speranza per il mondo.


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