A proposito di otium e occupazioni inutili
Il riposo come cura di sé e ricerca interiore ma anche la responsabilità di un uso saggio del tempo
di V C Liceo Classico Asproni di Nuoro
Ricostruzione della villa Laurentina di Plinio il Giovane
6' di lettura
30 Maggio 2025

Plinio il Giovane (61 o 62 – 114 ca.), avvocato, magistrato, scrittore romano, autore di un ricco epistolario, in una lettera indirizzata al suo amico Gaio Minucio Fundano offre alla nostra attenzione una tematica di cui numerosi altri autori avevano discorso in passato e avrebbero discorso successivamente, ovvero la fugacità della vita e la necessità di trascorrerla opportunamente. Infatti, Plinio sostiene che gli uomini spesso si dedicano ad occupazioni inutili, insulse e vane, sebbene ai loro occhi, sul momento, esse si presentino come necessarie e imprescindibili: si tratta di faccende che, se si fermassero un attimo ad analizzare, reputerebbero non necessarie. È, pertanto, preferibile e conveniente profondere il proprio impegno nella cura della propria persona, nel dialogo con sé stessi e negli studi. Nella sua villa di Laurento, Plinio dice all’amico, egli trascorre il tempo leggendo, scrivendo e curando il corpo, senza rimpianti né distrazioni. Lontano da critiche, speranze vane e timori, dialoga solo con sé stesso e con i suoi libri. Qui trova serenità, libero dai fastidi della vita pubblica: ciò richiama la dimensione descritta da Virginia Woolf in Una stanza tutta per sé. Esalta dunque l’otium, come un’attività che consente di riposare e dedicarsi a occupazioni veramente utili per la società. È il concetto di secessus, ossia il ritiro dalla vita pubblica, che permette di sfruttare ogni giorno come una nuova opportunità per crescere, invece di trascorrere un’esistenza piena di impegni e soggetta alle costrizioni sociali, che lascia poco spazio alla cura di sé e alla ricerca interiore. La scelta di Plinio di isolarsi nella villa di Laurento richiama indubbiamente l’ideale epicureo del λάθε βιώσας, ovvero “vivi nascosto”, che invita ad una vita lontana dagli affanni pubblici per raggiungere la serenità. Questo motivo è caro anche Seneca, il quale nelle sue Lettere a Lucilio, esalta la fuga dal caos della città per dedicarsi alla riflessione e alla crescita interiore. Tuttavia, mentre Epicuro esclude ogni impegno politico, Seneca e Plinio vedono il ritiro come una pausa rigenerante. Il testo di Plinio il Giovane offre una riflessione profonda sull’importanza del tempo, evidenziando come la maggior parte degli uomini lo sprechi dedicandosi ad attività effimere che, in ultima analisi, non portano alcun giovamento. 

Questa tematica risuona con le parole di Seneca nel suo De brevitate vitae, dove afferma: «La maggior parte dei mortali, Paolino, si lamenta della cattiveria della natura, perché siamo generati per un’esistenza breve, perché questi spazi di tempo a noi dati scorrono con tale velocità, con tale rapidità che, ad eccezione di pochissimi individui, la vita pianta in asso tutti gli altri proprio mentre si accingono a vivere». Seneca continua a sottolineare la nostra responsabilità nel fare uso saggio del tempo: «Non abbiamo poco tempo, ma ne perdiamo molto. La vita è sufficientemente lunga e ce ne viene elargita in abbondanza per il conseguimento di ciò che v’è di più grande, se si fa uso saggiamente di ogni sua parte; ma quando scorre via nel lusso e nell’ignavia, quando non la si mette a frutto, alla fine, con l’incalzare dell’estrema necessità, ci accorgiamo che è passata, ma non ci siamo resi conto del suo trascorrere». La riflessione di Seneca si fa ancora più incisiva con l’affermazione: «E così: non è breve la vita che ci è stata data, ma tale la rendiamo e non siamo poveri di essa, la sprechiamo». Ed evidenzia il paradosso della nostra esistenza che porta a «Temere ogni cosa come mortali, bramare ogni cosa come se foste dei immortali». Dunque non possiamo vergognarci di «riservarci gli avanzi della vita e di destinare alla cura dello spirito quel solo tempo che non si possa impiegare in alcun altra pratica». Seneca pone anche l’accento sulle conseguenze del rinvio dei buoni propositi, affermando: «Quale grave oblio della nostra mortalità il rinviare i buoni propositi ai cinquanta o ai sessant’anni e voler ricominciare una vita autentica a partire da quell’età che pochi sono riusciti a raggiungere?» La sua conclusione è un invito a riflettere: «Passa in rassegna e fa il bilancio dei giorni della tua vita: ti accorgerai che te ne sono rimasti pochi e di scarto». 

Questa tematica di valorizzare il tempo fa pensare anche al brano di Pablo Neruda Ode alla vita, dove l’autore celebra la bellezza e l’intensità dell’esistenza, esortando a vivere ogni attimo con pienezza. Non sfugge l’attualità del tema: molte persone dedicano la loro vita ad occupazioni inutili, rimangono imbrigliati ad un’esistenza materiale, impossibilitati dunque ad elevarsi spiritualmente. Seguendo l’esempio del saggio dovremmo evitare di sperperarlo e dissiparlo in attività inconsistenti, vane, frivole, superficiali e, soprattutto, effimere, che non garantiscono un reale appagamento, bensì insoddisfazione e delusione. Non si tratta di rinunciare al negotium e all’impegno politico del buon cittadino, che molti autori latini esaltano e praticano attivamente, ma di lasciare spazio anche all’otium, che non corrisponde, si noti, al non fare nulla, ma piuttosto ad una forma di “riposo attivo”, ovvero il dedicarsi ad attività significative -la letteratura, l’arte, la filosofia- tanto da permettere di elevarsi e perfezionare il proprio spirito. Ancora una volta la riflessione sui classici ci richiama all’importanza di vivere con consapevolezza e intelligenza, evitando di sprecare il tempo, bene prezioso e irripetibile, con occupazioni fredde e inutili.


A cura degli alunni della classe V C del Liceo Classico “G. Asproni” di Nuoro: Sofia Cabitza, Chiara Concu, Lucianna Delogu, Maria Grazia Rita Goddi, Mariantonietta Lai, Beatrice Loi, Lucia Tola, Yuliana Usai 
Coordinamento didattico: Venturella Frogheri

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