La pietra d’angolo
Commento al Vangelo di domenica 4 ottobre 2026 - XXVII Domenica del Tempo Ordinario - Anno A
di Alessandro Sale
Otto van Veen, Parabola dei vignaioli omicidi (ante 1629)
4' di lettura
3 Ottobre 2026

Il brano di questa domenica presenta la parabola dei contadini omicidi, rivolta da Gesù ai capi dei sacerdoti e agli anziani del popolo. Il racconto riprende l’immagine biblica della vigna, tradizionalmente utilizzata per indicare il regno di Dio. La parabola non è quindi semplicemente un racconto morale sulla violenza o sull’ingratitudine, ma interpreta la storia della salvezza e prepara alla comprensione della morte di Gesù.

Il padrone costruisce con cura la vigna e la affida ai contadini. Tutto ciò che serve è già stato predisposto: la vigna è pronta a produrre frutto. L’affidamento implica però una responsabilità. I contadini non sono proprietari, ma custodi di qualcosa che appartiene al padrone. Il conflitto nasce quando essi trasformano la responsabilità ricevuta in una pretesa di possesso. La loro azione mostra così una progressiva appropriazione di ciò che è stato loro affidato.

Quando arriva il tempo dei frutti, il padrone manda i suoi servi per ricevere quanto gli spetta. I contadini li aggrediscono, li picchiano e li uccidono. La violenza cresce fino all’invio del figlio. Il testo crea volutamente una tensione: «Avranno rispetto di mio figlio». Il figlio viene riconosciuto come erede, ma proprio questa consapevolezza diventa motivo della sua eliminazione. «Costui è l’erede. Su, uccidiamolo e avremo noi la sua eredità». La logica dei contadini è quella dell’appropriazione assoluta: eliminando il figlio pensano di poter diventare proprietari della vigna.

Sul piano cristologico, il riferimento al figlio introduce chiaramente il destino di Gesù. Egli non è semplicemente uno dei servi precedenti, ma il Figlio inviato dal Padre. La parabola interpreta così la sua morte come il punto culminante del rifiuto opposto a Dio. L’ostilità verso Gesù non viene presentata come un episodio isolato, ma come il compimento di una storia nella quale i messaggeri di Dio sono stati più volte rifiutati.

La domanda posta da Gesù ai suoi interlocutori sposta però il racconto verso il giudizio: «Che cosa farà a quei contadini?». La loro risposta contiene già la condanna della loro stessa posizione. Essi riconoscono che la vigna deve essere affidata ad altri che ne consegnino i frutti. Il giudizio, quindi, non consiste nella distruzione della vigna, ma nella sostituzione di coloro che hanno tradito la responsabilità ricevuta.

La citazione del Salmo 118, «La pietra che i costruttori hanno scartato è diventata la pietra d’angolo», porta la parabola al suo centro: colui che viene rifiutato e ucciso da coloro che avrebbero dovuto riconoscerlo diventa invece il fondamento dell’opera di Dio. La morte di Gesù non rappresenta dunque il fallimento della missione, ma viene reinterpretata alla luce dell’azione di Dio, che trasforma il rifiuto in un nuovo inizio.

Infine viene introdotto il tema del «regno di Dio», che sarà dato a un popolo capace di produrne i frutti. Non si tratta semplicemente della sostituzione di un popolo con un altro secondo criteri etnici o istituzionali. Il criterio indicato da Gesù è la produzione dei frutti del Regno. L’appartenenza non può essere separata dalla responsabilità: ciò che viene ricevuto da Dio non può diventare un possesso esclusivo, ma deve generare una risposta concreta.

Questa domenica ci viene presentata quindi una sintesi della storia della salvezza: Dio affida, l’uomo si appropria, i messaggeri vengono rifiutati, il Figlio viene ucciso, ma Dio apre attraverso di lui una possibilità nuova. La vigna rimane di Dio e continua a essere affidata a chi sappia custodirla e produrne i frutti. Il testo mette quindi in guardia da ogni forma di appropriazione religiosa: nessuno può considerarsi proprietario del Regno. La responsabilità ricevuta si misura sempre dai frutti che essa produce.


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