17 Marzo 2026
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In Sardegna mancano oltre 500 medici di medicina generale e circa 450.000 sardi ne sono privi, mancano anche oltre 50 pediatri di libera scelta. I posti letto e il personale delle strutture pubbliche sono insufficienti, diversi reparti ospedalieri sono chiusi e i Pronto Soccorso sono allo stremo. Le liste di attesa impediscono l’accesso tempestivo alle cure e costringono molti cittadini a ricorrere al privato, circa il 20% dei sardi rinuncia alle cure, pari a oltre 320.000 persone. I numeri ricordati dal Coordinamento dei Comitati Sardi per la Sanità Pubblica in vista della manifestazione del 7 marzo a Cagliari fotografano la crisi del servizio sanitario pubblico in Sardegna.
Ospedale San Francesco
In questo contesto il Nuorese paga uno dei prezzi più alti: qui mancano 76 medici di medicina generale, di cui 11 a Nuoro. I numeri del Pronto Soccorso dell’Ospedale San Francesco aiutano a chiarire la situazione: nel 2025 ci sono stati 32mila accessi, tra questi una buona percentuale di codici bianchi e verdi. La causa? Le carenze nel territorio. Torna alla casella di partenza, senza una presa in carico continuativa, senza medici di Medicina generale (il vecchio medico di famiglia), senza Pediatri di libera scelta, le persone sono costrette a rivolgersi all’Ospedale che dovrebbe invece occuparsi esclusivamente dell’emergenza urgenza e del trattamento delle patologie.
È delle ultime settimane la notizia della chiusura del Pronto Soccorso pediatrico del San Francesco con conseguente ulteriore congestione del Pronto Soccorso generale già in forte sofferenza. Senza considerare il rischio a cui si espongono i più piccoli così come i pazienti fragili oltre alla perdita di tempo che il passaggio in più richiede per i bambini che andranno comunque presi in carico dal reparto di Pediatria. Anche qui la situazione è drammatica con solo cinque medici, in realtà quattro attualmente in pianta organica, gravati di un carico di lavoro abnorme nella Struttura complessa che ingloba anche Neonatologia e Terapia intensiva neonatale.
Un altro reparto del San Francesco a rischio chiusura è Ortopedia con quattro medici, tre in realtà perché un contratto è scaduto: di questi uno solo fa ambulatorio, due sono in reparto. I tre medici giunti da Cagliari non sono più presenti. Nubi scurissime all’orizzonte e rischio chiusura anche per Neurochirurgia e Oncologia, quest’ultimo reparto ha solo tre medici di cui una è impegnata anche al Cas (Centro accoglienza servizi oncologici).
Il Distretto di Nuoro
I numeri già ridotti del Poliambulatorio (oggi Casa della Comunità) di Nuoro hanno subito una ulteriore diminuzione. Le specialità sono scese negli ultimi anni a 13. Più specialisti sono presenti in Cardiologia (sono quattro), in Oculistica da quattro sono passati a tre, in Ortopedia due, in Neurologia due, in Pneumologia uno. In Reumatologia ci sono due specialisti di cui uno lavora a 20 ore e uno a settimane alterne L’Endocrinologia ha un solo specialista per 10 ore, Otorino uno per 22 ore. Il medico dello Sport è presente per tre mattine.
Non sono presenti specialisti per le branche di Dermatologia – la specialista dirigerà il Distretto di Siniscola – Odontoiatria, Gastroenterologia, Proctologia, non si effettuano più i servizi di Ortottica e Terapia antalgica.
Quali soluzioni?
Le vere carenze, o meglio le più gravi – come si evince dai numeri – sono nel territorio. È su questo in particolare che si batte il Comitato nuorese per la Sanità pubblica. Intanto è necessario che l’Ospedale di Nuoro non venga più utilizzato alla stregua di un bancomat per rimpolpare le fila di Sassari e Cagliari, mentre occorre una completa riorganizzazione della Sanità territoriale. Gli Ascot possono essere solo una soluzione temporanea, le Case della Comunità devono diventare pienamente operative mentre al momento alcune non sono che scatole vuote per la mancanza di medici.
Il documento del Coordinamento dei Comitati sardi per la Sanità
Da anni denunciano «l’emergenza sanitaria in Sardegna e la profonda crisi del Servizio Sanitario pubblico». In sua difesa hanno più volte manifestato insieme a cittadine e cittadini, malati, comitati, associazioni, sindaci, amministratori e organizzazioni sindacali. «Oggi la sanità pubblica attraversa una crisi senza precedenti che richiede interventi straordinari. È in atto un progressivo depotenziamento del servizio pubblico a favore di quello privato. I Livelli Essenziali di Assistenza (Lea) non sono garantiti». Su questi presupposti il Coordinamento dei Comitati sardi per la Sanità pubblica ha promosso la manifestazione dello scorso 7 marzo a Cagliari alla quale ha partecipato anche una rappresentanza del Comitato nuorese.
Il documento presentato alla Presidente della Regione e assessora della Sanità Alessandra Todde si basa su tre punti e una serie di richieste.
Programmazione
«Occorre – si legge nel documento – riorganizzare le cure primarie per garantire assistenza territoriale, presa in carico, domiciliarità e ridurre gli accessi impropri ai Pronto Soccorso. È necessario dunque riorganizzare l’assistenza territoriale; garantire e rafforzare, con adeguate riconversioni, la piena operatività dei piccoli ospedali nelle aree interne e disagiate (Isili, Lanusei, Sorgono, Ghilarza, Bosa, Tempio e degli altri territori). Adottare un Piano regionale per la salute mentale con interventi di prevenzione fin dall’infanzia. Attivare gli Ascot solo come soluzione temporanea nelle zone prive di assistenza territoriale, con adeguata accessibilità e orari. Rafforzare il ruolo dei Distretti socio-sanitari coinvolgendo gli Enti locali nella programmazione e nei servizi di prevenzione, diagnosi e presa in carico, potenziare i Plus e il sistema integrato dei servizi alla persona. Valorizzare gli operatori socio sanitari (Oss): non servono soluzioni tampone come cantieri sanitari, agenzie interinali e reclutamenti emergenziali, essi non garantiscono stabilità né qualità assistenziale, è indispensabile procedere con lo scorrimento delle graduatorie concorsuali, valorizzando il merito, la formazione e le professionalità già selezionate tramite procedure pubbliche. Promuovere l’associazionismo medico e istituire le Aggregazioni Funzionali Territoriali dei medici di medicina generale. Garantire l’integrazione tra medicina generale, Case della Comunità e continuità assistenziale. Completare e rendere operative le Case della Comunità con personale adeguato; reealizzare gli Ospedali di Comunità per le degenze post-acuzie. Istituire centri di assistenza e urgenza (Cau) territoriali. La medicina territoriale deve rappresentare il primo accesso al Servizio Sanitario Regionale».
Partecipazione
Il perseguimento e la costruzione della programmazione socio-sanitaria, si legge ancora nel documento, «richiedono il pieno coinvolgimento dei Comuni e degli altri Enti locali, dei Comitati di Distretto e delle Conferenze dei Sindaci di ciascuna Asl, al fine di garantire partecipazione, confronto progettuale e scelte condivise. È fondamentale il ruolo della Consulta regionale per i servizi socio-sanitari, delle associazioni dei malati e degli organismi di partecipazione civica. Analoghe forme di partecipazione e consultazione devono essere garantite anche a livello di Distretto socio-sanitario, tramite la promozione di Comitati Consultivi Misti».
Prevenzione
Occorre «rafforzare la prevenzione primaria e secondaria, ridurre i determinanti ambientali e sociali di malattia, estendere screening e diagnosi precoce partendo dai dati epidemiologici aggiornati. Potenziare l’Osservatorio epidemiologico regionale. Attuare il Registro Tumori regionale. È necessario monitorare lo stato di salute delle comunità con indagini epidemiologiche territoriali, in particolar modo nei siti inquinati, ed eseguire le relative bonifiche».
Le richieste
Il documento si chiude con una serie di richieste che ricalcano il primo punto, la programmazione, a partire dalla «riorganizzazione della sanità territoriale pubblica e i Distretti, fondamentali presidi di prevenzione e cura delle malattie croniche». Secondo i comitati è necessario «potenziare i medici di medicina generale, pediatri di libera scelta e personale sanitario nei territori scoperti e carenti. Approvare il Piano Socio Sanitario Regionale aggiornato per i prossimi tre anni. Aumentare il bilancio per la sanità pubblica. Approvare un piano straordinario di assunzioni di medici e infermieri strutturati, con livelli retributivi adeguati e specifici vincoli contrattuali di durata e permanenza territoriale, finalizzati a garantire stabilità organizzativa e continuità dell’assistenza. Assicurare i posti letto previsti dalla legge nella rete ospedaliera sarda. Istituire il corso di specializzazione universitario per la Medicina generale. Rispettare il principio che assegna alla sanità privata una funzione integrativa, non sostitutiva, del SSR. Abolire il numero chiuso per l’accesso alle facoltà delle professioni sanitarie, le modifiche attuate nel 2025 per la selezione sono peggiorative rispetto alle precedenti. Fare ricorso anche ai medici e agli operatori sanitari stranieri, in questa fase di grave carenza, per garantire prestazioni di qualità. Rafforzare il ruolo dei Sindaci nei Comitati di Distretto per una piena governance socio-sanitaria tessuta sulle necessità dei territori a tutela della salute dei cittadini», conclude il documento.

